I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

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1.947 pensieri riguardo “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. Domenico, Cristina e tutti: non ho il vostro bagaglio per azzardare considerazioni generali, ma basandomi sulla mia valigia di taglia media in campo libresco, direi che c’è sempre qualcuno che scappa da una generalizzazione. Letteratura francese egoreferenziale dici Domenico..ma, si vero, forse. Ernaux è così, pure Modiano (la prima mi piace follemente, il secondo mi annoia a morte) ma dal vissuto per me viene il meglio di un autore. Sia che lo si racconti direttamente, papale papale, denudandosi brutalmente, sia che ci si racconti con il filtro dell’invenzione, rifrangendosi in diversi personaggi e diversi libri. Di questo sono arciconvinta. Inutile, quando si parla di ciò che si conosce, che si è vissuto, sofferto, goduto non c’è artificio. Domenico, vero anche cosa si cerca. Io ad esempio non cerco il nuovo ad ogni costo, un romanzo ottocentesco mi dà mille volte più soddisfazione di tanta sperimentazione. Ad esempio Murakami, per citare un autore che elencate, nei suoi libri più onirici proprio non lo reggo. Quando si diverte a fare il funambolo tra reale e surreale non mi dice nulla. Diversi i suoi romanzi più “intimistici”, come Tokyo Blues o L’incolore TAzaki Tsukuru dove mette a nudo i sentimenti con la delicatezza di un’acquerello.
    Non so nulla del successo all’estero dei nostri scrittori (a parte Ferrante), ma mi fido di me stessa, senza presunzione, nel capirne il valore e quelli che citavo, hanno per me un talento che sta alla pari di francesi osannati. Quanti bravi autori, del resto, sono stati scoperti tardi dalla critica internazionale.
    Ho finito IL GIARDINO DEI COSACCHI. Bella storia, i due personaggi, esuli per scelta o per forza in una terra ostile, si consolano vicendevolmente in una sorta di “giardino segreto” ponendo le basi di una lunga amicizia. Jan Brokken si conferma abile in quello che è il suo genere di romanzo/racconto ovvero le biografie romanzate (romanzate molto poco in verità). Qui però scende un po’ di livello rispetto ad Anime Baltiche o Nella casa del pianista. La narrazione a tratti si avvita e si fa ripetitiva disorientando un po’ il lettore. Metà pagine bastavano.
    Ora affronto Le case …di Schultz

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  2. @ domenicof. Sicuramente TUTTI i grandi scrittori americani hanno voluto e dovuto venire in Europa a sciacquare i loro panni . E tutti con grande ammirazione da Hemingway a Roth. Tutti. L’americanissima grande scrittrice ottocentesca Edith Warthon passava la vita tra la sua grande fattoria americana e Parigi e Londra. Tutti gli americani, anche contemporanei, riconoscono la Francia e l’ Inghilterra e l’Europa delle anime Baltiche come grandi, imprescindibili maestri.. Yates col suo bellissimo REVULUTIONARY ROAD ha scritto che Flaubert e’ il Maestro. Il grande Henry James se ne venne dalla nativa America in Inghilterra e in Francia dove scrisse per tutta la vita. Ma sono tutte ovvietà. e gli americani vengono ancora molto in Europa …in pellegrinaggio. Non capisco cosa intendi per scrittori auto riferiti, Proust lo e’ sicuramente. La Ernaux non ti piace, padronissimo, ma non hai letto niente di lei. La Strout ha scritto il suo ultimo romanzo con palesi somiglianze con IL POSTO. Se poi pensi che il più. importante (piaccia o non piaccia) romanzo mondiale degli ultimi 10 anni e’ LE BIENVEILLANT di Littel , nato in America ma vissuto e formato in Francia, scritto in francese, che in francese scrive oggi i suoi poderosi rapporti sulle guerre ( es. Cecenia) certo non puoi paragonare la letteratura contemporanea francese a un fatto senza importanza. ciaociao Cam

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  3. Camilla non ho fatto un parallelo America/Europa; a me interessano le persone, i singoli scrittori, che ovviamente possono essere bravi in qualsiasi parte del mondo 🙂 Non è esatto dire che non ho letto nulla di Ernaux, ho letto Gli anni che potrà essere poco, certo, ma per farsi un’idea secondo me può a volte bastare. Proust è imparagonabile a Ernaux, come architettura, come complessità, non scherziamo. Su Ernaux ho provato a scrivere molte volte ma non riesco ad esprimermi, correggetemi se la mia sensazione è sbagliata, io non intendo dire che se parla dei fatti suoi non può piacermi, Lalla Romano parlava dei fatti suoi e l’ho sempre amata, la differenza tra Ernaux e Romano, entrambe scrittrici di valore e sensibilità, è che Lalla Romano non dà mai l’impressione che dietro alle sue parole ci sia una rivendicazione sociale, un tratteggiare un’epoca ancor prima che una persona o un voler trasmettere l’impressione della difficoltà della donna nella società. Insomma io non ho particolare propensione per gli scrittori o scrittrici sociologici che parlano alle generazioni, da Pasolini ad Albinati (quello de La scuola cattolica) e in questo gruppo tendo a metterci anche Ernaux, ma magari sbaglierò.

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  4. Le benevole è il più importante romanzo mondiale degli ultini 10 anni? ma …Camilla, chi lo dice? ( ah io non l’ho letto eh)

    Domenico, credo che Ernaux possa essere un mistero imperscrutabile per i maschi. Lo dico con sincerità. Un’autoanalisi impietosa fino allo scorticamento di un’infanzia in una piccolissima borghesia perbenista ma piena di piccole vergogne, le aspirazioni di una ragazzetta vergognosa di sè che usa le pulsioni sessuali come tramite di accettazione sociale, il padre, la madre, quello scombussolaqmento della sorella morta. Di sociologico non ha nulla a mio parere. Negli Anni si, c’è una elencazione a volo di uccello di un’epoca, un racconto di sè e della sua generazione. Ma anche lì, un libro di memorie, affettuoso e ironico ( e affettuosa Ernaux non è mai o quasi), il corredo di una vita.
    Be’, sono le minuzie dell’occhio femminile…così implacabili e così aliene a voi uomini (ti prego, NON ti offendere)

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  5. @domenicof. E molto interessante il punto di vista che esprimi su Annie Ernaux. Tutte noi qui e tutte le donne che conosco, tra loro diversissime hanno avuto un profondo senso di svelamento su traumi nascosti , seppelliti dal tempo, piccole luci accese su parti oscure, spesso dimenticate, di se’ o di qualcuno vicino a sé molti anni prima o invece ancora presenti e incomprensibili. Nulla di sociologico ma , queste sì, rivelazioni. A volte “liberazioni”. Io non credo che un uomo non possa capire che sotto metri cubi di sovrastrutture, di costrutti ,di falsi se’ tutti finiamo col soffrire, con l’impossibilità di uscire da orribili gallerie scavate nel tempo dentro di noi. Uomini e donne. Ecco cosa sa
    fare la Ernaux. Con una incredibile capacità di assolute intuizioni, col mettersi al centro di una indagine nel “sottosuolo” pericolosa, dolorosa ma meravigliosamente liberatoria. Per maschi e femmine la parte oscura, che c’è. in tutti noi, nel momento in cui viene inondata di consapevolezza viene vinta, dolorosamente ma quanto liberatoria.Una scrittrice così elegante ed essenziale, così piena di stile malgrado che sia capace di scendere nell’ade e di ritornare indietro senza alcun rumore , donando a chi la legge grandi spazi , prima bui e spesso dolenti, da vivere con serenità. Non somiglia a nessuno lei, e’ un dono inatteso.Se non si è. pronti a capire questo rarissimo…talento e’ meglio non dare nessun giudizio.Non sono stata capace. di dire meglio. Pazienza. ciaociao Cam

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  6. Prendo atto e grazie delle spiegazioni, tuttavia non credo che una scrittrice possa essere incomprensibile agli uomini, se così fosse sarebbe una scrittrice a metà. È come se dicessi che Albinati, che ne La scuola cattolica parla di machismo o sessualità repressa di alcuni uomini che finisce per diventare violenza, non possa per questo essere capito dalle donne. Per me la letteratura non conosce sesso, ecco perché ho fatto riferimento a Lalla Romano che sarebbe stata decisamente d’accordo con me (lo ha scritto più volte) e non credo che si sarebbe sognata di scrivere cose come quelle che sostieni tu, Cristina, sulle implacabili minuzie femminili che sfuggono a un occhio maschile (senza offesa per nessuno naturalmente).

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  7. è che voi uomini -a volte eh – avete una perspicacia e una profondità di comprensione molto diverse. E Ernaux scrive di sè, ( di noi donne) quindi di una sensibilità femminile. Che non sempre voi sapete – o volete – capire.
    Lalla Romano si definiva scrittore, infatti…. e non scrittrice. Altri tempi, altre donne, altre scrittrici ( senza nulla togliere a Lalla Romano)

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  8. @Cam
    Avevo molto apprezzato i libri di Carrere, Reza, Ernaux, Modiano, quelli degli altri autori no. Ma di questi ultimi ho letto un libro solo, non si può dire. Cerco sempre di evitare le generalizzazioni, comunque.

    @Tutti
    Anch’io, come Dani, mi chiedo spesso quali e quanti libri mi trovi costretta a maltrattare a causa delle esigenze dettate dalla vita quotidiana (poco temo a disposizione, stanchezza, fretta). Solitamente mi assolvo perché nel complesso la lettura digitale consente di superare tanti ostacoli e soddisfa la mia esigenza di non stare per forza seduta mentre leggo, ma nel caso del libro che ho terminato ieri, “Tutta la luce che non vediamo” di Anthony Doerr, il dubbio mi rimane. Vi chiedo subito, a questo proposito, se l’abbiate letto.

    È un bel libro, a mio parere, ben costruito, scritto bene, però a me è parso un po’ lento nella parte centrale e proprio su questo aspetto non so se il mio sia un giudizio sereno o se invece sia inficiato dal fatto che questa lettura l’ho effettivamente compressa tra molte altre e che le settimane in cui ho letto il libro non sono state esattamente settimane rilassate.

    La storia si svolge in tempo di guerra, durante l’occupazione tedesca della Francia, i protagonisti sono due, un ragazzo tedesco, da un lato, e una ragazzina francese, cieca, dall’altro. Le loro vite scorrono parallele e si incrociano solo a cento pagine dalla fine.

    Questo libro ha valso il premio Pulitzer al suo autore.

    Ciao,
    Mari

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  9. Cristina, temo che sull’argomento scrittori scrittrici, scrittura femminile maschile non riusciamo a capirci neppure dopo mille post 🙂 Io posso anche leggere una scrittrice che mi parla di aspetti biologicamente femminili, ipotizziamo che mi scriva un racconto su cosa si prova durante la maternita` o durante la menopausa. Penso a Jenny Offil, ad esempio.
    E`ovvio che fisiologicamente non posso provare le stesse sensazioni ma chi legge giudica la qualita`del racconto, delle riflessioni, la precisione dei particolari. Questo interessa prima di tutto. Se io dovessi leggere un autore perche` lo sento vicino ai miei vissuti maschili o femminile, ebbene a me questo tipo di autore non interessa e Lalla Romano diceva appunto questo; non erano altri tempi era lei che forse era in anticipo, come tutti i grandi scrittori o scrittrici o autori (senza sesso e basta). La discussione la chiuderei qui, visto che sono l’unico uomo, al momento, a replicare e non ho il fisico per tirarla a lungo 🙂 ciao.

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  10. mi chiedevo: ma se io leggo muovendomi mi ballano le righe davanti agli occhi: tu come fai a leggere in movimento Mariangela?? e senza sbattere contro il primo ostacolo?

    Mari non hai letto VIA DEI LADRI di Enard? dovresti!

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  11. @ Domenico fina. scusa se oso rompere il giusto riposo del guerriero , ma ci sono un paio di equivoci che spero potrai accettare di “ascoltare”.
    1.Non è. vero che un uomo non possa comprendere la Ernaux. Un uomo come una donna possono capire tutto.. ciò che desiderano capire.Se non vogliono capire non capiscono. Lapalissiano. Sono… d’accordo con te.

    2. Tutta l’immensa costruzione letteraria di Proust , nella sua Recherche parte da ricordi
    d’infanzia
    “A lungo mi sono coricato di buonora.” Cosi inizia Dalla parte di Swann. e presto sarà il sapore di una madeleine intinta nel te di tiglio a dare la stura ai suoi ricordi e al tutto quanto di inarrivabile si possa immaginare in un’opera letteraria .Il ricordo del proprio vissuto , dall’ infanzia. Il testo Proustiano e’. tutto proteso verso l’altro- da- sé .La tecnica , essenziale quasi accecante per la lucentezza del pensiero, di Ernaux, oltre un secolo dopo La R., appare assai simile , tutto avviene nella memoria, nel tempo perduto. Non ci sono più i Guermantes, le Odette, i salotti esclusivi, il mondo dell’ epoca ma i tormenti del proprio passato ci sono tutti: dalle fanciulle. in fiore a Charlusse, a madame Verdurain, tutti nella memoria di una bambina, l’Autrice, che li rievoca mirabilmente dal suo passato che tanto l’ha fatta soffrire, fino al Tempo Ritrovato dove i fantasmi sono ormai inoffensivi.
    Solo per dire che ogni grande scrittore/trice francese non può prescindere da Proust, tanto meno la grande Annie Ernaux. Vedrai che se ne accorgeranno anche i ” siti” più …esclusivi.
    Giuro che non ti disturberò più. ciao ciao. Camilla

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  12. @domenico @tutti
    Io credo di aver compreso cosa vuoi dire Domenico e su parecchi degli autori che hai citato mi trovo d’accordo.
    Non è una visione “maschile” quella di Domenico, solo una diversa percezione di quello che altri sentono; e credo che Lalla Romano come scrittore calzi perfettamente l’esempio.
    E per fortuna che lui è ancora qui a proporci la sua “versione”: gli altri se ne sono tutti fuggiti (Carlo Esse, Felice Celato, Adour e tanti altri), chissa…
    Elena

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  13. @Cam @tutti Ernaux mi ha conquistata. insieme a Bussola Gli anni è il libro più bello che abbia letto quest’anno. Il suo camminare nella Storia inscrivendo se stessa nel mondo è unico. Qui non si tratta di genere, è vero lei scrive in quanto donna ma va ben oltre. Mi ha meavigliato nonostante i salti generazionali quanto mi sia ritrovata in alcuni frammenti, ad esempio i pranzi domenicali, il modo di viverli e quella continuità che inevitabilmente è anche mutamento, perchè qualcuno non c’è più e altri arrivano. Una capacità di attraversare il tempo personale e collettivo unica, una scrittura come una corda tesa senza cedimenti. e senza alcun trucco. Netta, affilata. L’urgenza di ricordare, l’importanza della memoria, sono arrivata alla fine che avrei ricominciato a leggerlo, di nuovo. E lo farò sicuramente per ciglierne le sfumature e i significati più nascosti. Un libro memorabile su cui riflettere a lungo.
    Ciao
    Teresa

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  14. @ ciao Teresa, penso che tu abbia una eccezionale sensibilità. e capacità di intuizione rispetto agli scrittori, anche i meno facili,e i più. raffinati. Gli anni di Ernaux e’ un’esperienza , spero che tu abbia potuto leggere anche IL POSTO, L’ONTA, L’ALTRA FIGLIA e l’ultimo la ragazza ( aiuto mi sfugge il titolo esatto) , messi assieme formano un grandissimo capolavoro.
    Ho appena finito l’ultimo romanzo di Richard Mason. Pazzesco. cercherò di dirti qualcosa in un altro momenti.E’ pane per i tuoi denti( hai hai cosa dico denti che mi sento male al pensiero) a presto.
    @ Elena ( ho l’impressione di averti letta con altri nomi. Giorgia, Polissena) ma certo mi sbaglio. Lo stile e’. assai simile. Facciamo scappare. le persone, i maschi che sono più importanti!!! Carlos ( so con certezza che ha un impegno che lo terra’ occupato per un po’, )Adour che non si sente da secoli e che nessuno ha scacciato. Stranamente. ti ripeti. Perché. non racconti di qualche tua lettura? Sarebbe più. interessante.Buonasera Camilla

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  15. @Camilla @Elena @tutti

    Camilla, guarda che ti sbagli, Elena è intervenuta raramente, ma quando è avvenuto lo ha fatto in modo più che civile. Stai scatenando un putiferio per niente.

    Ciao,
    Mariangela

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  16. @Tutti @Claudio @Cristina @Camilla
    La scorsa settimana ho ultimato “Le otto montagne” di Paolo Cognetti di cui avevate parlato qui (vi ha fatto cenno Cristina ed era nell’elenco dei libri più belli del 2016 di Claudio).

    A me il libro è piaciuto, incisivo, vero e senza sdolcinature. Io l’ho letto come un romanzo di formazione, visto che l’io narrante nel raccontarci il suo rapporto con la montagna parte dall’inizio, dall’infanzia, e ci spiega la sua evoluzione di essere umano.

    Tutti i personaggi mi sono sembrati azzeccati, ma buca la pagina, più ancora che la figura dell’amico (pur notevole), quella del padre: è un uomo un po’ nevrotico, sempre di fretta che non ama gli indugi. È un po’ sociopatico, vive a Milano, ma solo in montagna ritrova se stesso. È la moglie, la madre del protagonista, che sa interpretare i suoi silenzi e il suo non detto.

    Il rapporto padre figlio ha uno spazio particolare nel romanzo ed è legato a doppio filo con l’altro legame forte del racconto: l’amicizia con un ragazzo di montagna che diventa quasi un membro della famiglia.

    Il rischio di cadere nello pseudo sublime quando si parla di montagna c’è ed è una trappola che Cognetti ha saputo evitare: che ci parli dell’Himalaya o del Monte rosa una certa retorica della vette è sempre bandita.

    E così, dopo quello di Lagioia, è il secondo libro vincitore dello Strega che io apprezzo appieno. Non ricordo se Camilla l’abbia letto o meno, so che aveva delle perplessità.

    Ciao,
    Mariangela

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  17. @Cam vorrei sottolinearlo anch’io. Non confondere Elena. Concordo con te che la somiglianza tra Giorgia e Polissena era impressionante x stile e contenuti. Ma Elena no, notava, come tutti che Carlo non scrive da un po’, ma avrà le sue ragioni. Gli altri mancano da un paio di anni almeno. Non c’era polemica nel suo tono.
    Comunque Elena raccontaci di qualche tua lettura. Qui si cercano sempre nuove idee. Ciao a te e tutti

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  18. @tutti
    Io sono Elena e non altri.
    Non ho bisogno di confondermi ( nascondermi ) con altri.
    @Domenico. Ho molto apprezzato il tema che Luigi ha ripreso da Domenico, la riflessione su autori contemporanei e del passato. Ed è un tema su cui rifletto anche io quando terminato un libro di autore contemporaneo, spesso mi trovo con un senso di latente insoddisfazione, pur riconoscendo qualche merito al libro.
    Per esempio ho appena terminato La maschera di Dimitrios di Eric Ambler (di cui ho letto anche altri libri) e non posso che constatare come Amber sapesse veramente scrivere bene, con linguaggio fluido, dialoghi mai banali, trama ben congegnata, spunti storici che qualificano ĺ’opera.

    Elena
    (verificabile con la mail di registrazione a wordpress, sempre la stessa ahaha)

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  19. acci denti Mariangela, “scatenare un putiferio” per una supposizione nemmeno poi tanto tanto infondata? Io direi -nio mio figlio direbbe – fly down. Ecche diamine. negli ultimi tempi ti scappano delle parole un po’ sopra le righe… secondo me.

    Non preoccupatevi: i pochi ometti sono sempre qua in giro. Silenziosi magari ma qua in giro.
    Elena, dicci bene i tuoi problemi che io non li ho capiti, se vuoi eh

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  20. @marian. Dani. a tutti. Io sono stata sciocca e inutilmente provocatoria con Elena. Stanca e nervosissima per via dei miei problemi “dentari”
    ho dato scrittura a un venticello ( la calunnia e’. un venticello…forse è. un’opera di Verdi?) ma ero seccata di quel continuo tono tutt’altro che gentile che arriva sempre quando …meno te lo aspetti. Penso che Domenico Fina sia un interlocutore apprezzatissimo e molto giustamente. stimato, che non abbia bisogno di …niente. Non ho scatenato nessun putiferio. Cam

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  21. Chi dice che tutti gli ometti del blog se ne sono andati? Vi seguo giornalmente siete nel giro dei siti che piu’ apprezzo, scrivo poco solo perchè, come già vi ho detto, non sono bravo come Cristina, Mariangela, Camilla, Domenico Fina, Carloesse ed altri a fare recensioni quindi mi limito quando leggo un libro che mi colpisce particolarmente a proporlo. Leggo tantissimo perchè non amo la televisione quindi tutto il tempo che normalmente si usa per stare in poltrona per la tv lo uso per leggere. Leggo di tutto anche Nesbo, Lackberg, De Giovanni, Camilleri, Grisham, poi quando escono non manco mai Murakami, Oz, Grossmann, Yehoshua, Coe, Mcewan, Marias, Perez-Reverte oltre quelli che consigliate voi. Per esempio Guenassia, Enard, Ernaux li ho conosciuti grazie a voi. Consiglio quindi di continuare cosi’. Ci sta anche qualche polemica che anima il blog.

    Buona giornata e tutti

    Claudio

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  22. Ahahahah Cristina…..ebbene si….ferie già fatte come sempre tra giugno e luglio…….ora a lavoro…mi faro’ ancora una settimanella in Toscana dove ho una casetta in montagna quindi ideale per il periodo estivo….spero che tu stia meglio cosi’ come Camilla…..a presto!!

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  23. Accidenti Claudio, ti invidio!

    Domenico,(la lettura da qui in poi non è obbbligatoria se il fisico non ti regge ..)
    naturalmente la mia opinione sulla scrittura femminile (no, sulla scrittura del/sul femminile, psicologica, non biologica) è generale e era riferita a te solo come ipotesi di scuola . Sai che ho stima di te e del tuo pensiero sulle letterature anche se spesso divergiamo, nei gusti come nei giudizi.
    Il caso Ernaux è, diciamo, un po’ diverso, almeno secondo me. E’ una scrittrice così perturbante, così destabilizzante a volte, perchè scava nella sua carne viva, nelle sue vergogne famigliari e nelle sue “colpe” di ragazza che poi sono – come dice bene Camilla – vergogna e colpe che hanno sfiorato o ferito molte donne ( e mai gli uomini, non in questa società occidentale, spero che questa affermazione sia auto evidente) a cui si disvela, disvelando noi stesse.

    Quindi ho supposto che proprio per la enorme differenza che esiste obiettivamente fra uomini e donne – de facto – forse la non comprensione o il non gradimento potesse essere attribuito a una diversa sensibilità di vita, dovuta a vissuti non esperiti e nemmeno immaginati.
    Quindi ho ritenuto – magari a torto – che non fosse tanto l’incapacità di una scrittrice a essere capita ma l’incapacità del lettore (uomo) a capirla.
    Perchè nella lettura siamo sempre in due.Con buona pace tua e di… Elena.

    Che poi questa mia idea faccia scappare a gambe levate i pochi uomini che girano qui, bè se la cosa non fosse vagamente ridicola, sarebbe pure tragicomica.
    Vive la différence.

    ma siamo proprio sicure/i che gli uomini conoscano e sappiano e intuiscano delle donne quanto le donne conoscono, sanno e intuiscono degli uomini? This is the question…

    Pace e bene, ripeto, di cuore.

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  24. @camilla
    Io mi metto sempre in dubbio perciò sono andata a rileggere ciò che ho scritto e non mi pare di aver usato toni tutt’altro che gentili (sempre se l’appunto era rivolto a me). Mi dispiace se ho urtato la sensibilità di qualcuno
    Elena

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  25. Elena, non hai urtato la sensibilità involontariamente, hai volutamente accusato, me nel caso specifico, di aver messo in fuga i maschi del Blog (caspita ma che fifoni dovrebbero essere questi maschi, accipicchia).
    Tutto qua. Immagino che tu sia consapevole – e responsabile -di quanto scrivi.
    Ciò detto, l’accusa a me fa un baffetto, ma che fosse non gentile è evidente.

    Ciò detto, stammi bene.

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  26. Bene, meglio così.

    Sto leggendo , non so perchè, un libro di Nicola Lecca. Qualcuno/a qui per caso ne aveva parlato? oppure devo aver letto qualcosa da qualche altra parte…

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  27. @ Claudio…che belli i tuoi post, pieni di letture e pieni di gentilezza. Grazie, tu fai sentire la tua simpatia per delle persone che amano tanto leggere, non solo sei gentile ma non lesini persino un apprezzamento divertito di fronte alla nostra…chiamiamola dialettica. Sei un grande lettore, e’ il massimo del lettore intelligente , disinvolto, leggere di tutto , con la
    apertura mentale che dimostri. Ti leggo sempre con tanto piacere e simpatia. Ciaociao Cam
    @ Cristina dimmi se questo Lecca ti piace. E’. un giramondo , pieno di esperienze…potrebbe (per me) essere una rivelazione. baci. cam

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  28. Mi è capitato in passato di avere dei dissidi con Cristina. Anzi, purtroppo non fanno parte del passato, ma del presente e probabilmente anche del futuro, perché lei non li ha mai voluti chiudere. A mio giudizio neanche si ricorda più perché sono nati, e continua a tenerli aperti per il gusto di fare la scontrosa senza neanche doversi cercare un pretesto. Come ha dovuto fare con Elena.
    Detto questo, spezzo clamorosamente una lancia in suo favore: secondo me Cristina dice il vero quando afferma che non ha mai fatto scappare nessuno. Men che meno Carloesse, che la difendeva con una foga che neanche la Santanchè con Berlusconi.
    Rinnovo la mia offerta di pace nei confronti di Cristina: so benissimo che al 99% verrà ignorata per la centesima volta, ma chissà che lei non mi smentisca.

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  29. Liquidato Lecca – lasciate perdere!! – ho cominciato un libro di Ali smith HOTEL WORLD. La conoscete ?

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  30. @Cam aspetto notizie da tua nuova lettura allora. di Ernaux ho letto anche L’altra figlia e voglio leggere tutto. Poi mi incuriosisce Tim Parks (giusto?) di cui avevi parlato sempre tu, segnato anche lui.
    @Claudio Nesbo piace molto anche a me, soprattutto la serie di Harry Holw, come non amarla? L’uomo di neve è il mio preferito.
    @Cri divago un attimo da libri a film. In onore di Jeanne Moreau ho rivisto Jules et Jim (qualcuno ha letto il romanzo?), lei era semplicemente splendida.
    Ciao.
    Teresa

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  31. Tere, mi hanno appena regalato un libro di Nesbo ed ero molto perplessa…leggerò dunque.
    Juleset Jim è un film talmente talmente mitico che io credo di non poter leggere il libro tanto sono forti e indimenticabili le facce, i movimenti, le immagini del film.
    Non vale per tutte le trascrizioni filmiche ma per quetso si, almeno per me.

    Hai letto L’ONTA? di Ernaux, il suo più …forte, a mio parere.

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  32. @Cri e vada per L’onta, poi gli altri. Nesbo ha creato un gran bel personaggio con Hole, non so se leggerai uno della serie, spero non l’ultimo che è Sete perchè c’è come in tante serie gialle un percorso esistenziale del protagonista che ha un ordine cronologico , comunque mi dirai .

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  33. @teresa. da molti anni non leggo quasi più gialli.Ne ho letti tanti per molti anni, ora sono presa da altri: quasi sempre da ri-leggere , matita ✏ in mano.Sono rimasta affezionata solo alla Vargas che trovo molto godibile sotto vari aspetti.
    L’ultimo letto che mi accingo a rileggere e’

    Teresa Cerco di andare in “fila” con quello che dici : il nuovo libro e’ particolarissimo: IL RESPIRO DELLA NOTTE di Richard Mason, talentuoso scrittore sudafricano. Mi accingo a rileggerlo.matita alla mai. E’ un libro lussureggiante, sofisticato, complicato, appassionante. e …inquietante. Ecco a foresta africana con i suoi indigeni. Vige il culto degli antenati, la sacralità degli alberi secolari, il rumore del silenzio rotto dalle strane vici di uccelli, scimmie, leopardi, serpenti. Dominato dalla magia incredibile per “noi bianchi”, sempre pronti a disprezzare e al tempo stesso a considerare. la diversità con curioso divertimento misurando tutto alla nostra …legge. Lo sfruttamento degli indigeni nelle miniere di diamanti, dove pochi giovani africani riescono a sopravvivere. , vanno a lavorare trattati come schiavi nelle case degli africaner arricchiti. iInsomma inferno e paradisi degli uomini e della natura. Il protagonista bianco si chiama Piet , e’. un olandese che si finge un aristocratico francese per far colpo sulla società dei coloni bianchi e stronzissimi. Ma poi il racconti ti porta cin se’ bel fonti della intricata e magnifica foresta. Solo che ci sono episodi che ti scuotono fino alla più profonda goccia del tuo sangue. E a quel punto …devi rileggere tutto perché non bastava quel tipo di attenzione. E ti rendi conto della tortuosità delle nostra anime, ricchi e poveri, neri e bianchi, alberi sacri e dissacrati da un continuo ” bisogno” di arricchirsi sulla carne altrui. E c’è la storia di amore tra Bell e Ntisina che stravolge ogni logica apparente. Ti basta per farti capire che DEVO rileggere tutto. (non mi capita spesso di rileggere con un livello inusitato di attenzione stupita.Solo LE BENEVOLE, e le due trilogie di Banville . quella che io chiamo di Cass, e quella della zia Corkie e pochi altri).
    Gialli ne leggo pochissimi, Vargas a parte.
    Un giallo nero nero. tipicamente inglese ( sono capaci di tutto, gli scrittori inglesi , l’umorismo più crudele e flemmatico riesce a far ridere di cose tremende!) Di Tim Parks , che non scrive noir o gialli mai, CARA MASSIMINA e’. un libretto allo zolfo. Ciao cara.A presto. Camilla

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  34. ahah eccola qua, Camilla dai lunghi post pieni di pasticci, ma imperdibili.
    Camilla ho mollato Ali Smith – scozzese – premiata, ma io non ce la fo a seguirla nei suoi deliri di donne malate, e ho in mano Echenoz CORRERE. perchè io sempre, sempre, seguo ciò che dici, prima o poi.

    Perchè tu, Cam, Bruno SChulz, non hai dovuto rileggerlo? Io si, come anche Mercè. Anche lei ha bisogno di essere riletta per amarla meglio, e di più.

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  35. @ Teresa. scusa gli errori, ero in un luogo semibuio col telefono.Ma tu capisci tutto. Baci

    @ ww. ciao. ww una cosa, non trascurabile, anzi! te la voglio dire : non hai nessuna spocchia maschilista. E questa è una cosa piuttosto rara. Ciaociao Cam

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  36. @ Cristina hai ragione , sempre . Io rileggo spesso e più. volte libri Rodoreda, Schulz poi non è. nemmeno un semplice scrittore. Ho guardato mille volte i suoi disegni e riletto passi vari.Intendevo Rileggere completamente dalla prima all’ultima riga. Non so cosa ne uscirà
    . Magari non mi piacerà ma ho capito troppo pochi passaggi infuocati, scappando dalle fiamme. Adesso indosserò una tuta spaziale e mi getterò nel fuoco. baci. Cam

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  37. @Camilla
    Sono sicura che hai letto e apprezzato i gialli che ha scritto John Banville. Io ho letto Congetture su April e Un favore personale qualche anno fa. Sono libri che consiglio.
    Elena

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  38. Cam ho letto in 3 ore ( libro piccino) CORRERE di Jean Echenoz. Molto piacevole, interessante, stile quasi “inglese”.
    Ora ho ripreso in mano Grossman VEDI ALLA VOCEAMORE che non avevo ancora mai letto. Che genio David Grossman, e che delicatezza di scrittura, di intuizioni.

    Stavo notando che fra i libri che mi colpiscono molto / fra cui quelli del cuore / i libri di ebrei e sulla shoa sono prevalenti.
    Quella tragedia ( non mia ma di famiglie di amici ) mi ha toccata come poche altre. Anche la visita a Auschwitz e al museo di Schindler fatta due anni fa è stata una delle esperienze più strazianti e profonde mai fatte.

    Buon caldo

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  39. @ Elena Cara Elena io di Banville non mi sono mai persa niente, neppure i suoi noir. L’anatomopatologo Quirke, che lavora con i suoi cadaveri nel sottosuolo gelido e triste, la sua storia umana complicata , le descrizione brumose della città irlandese, l’ affetto grande e tenerissimo verso la sua April…, i suoi piedi troppo piccoli rispetto alla sua corporatura quasi gigantesca, certo e’ un amico prezioso. c Ci
    tengo sempre, parlando dei gialloneri di B., a ricordare le sue stesse parole “…mi piace il genere , anche perché guadagno molto con pochissima fatica: impiego meno di sei mesi a scrivere un giallo e più. di sei anni a scrivere un romanzo.” Sei stata molto carina a ricordarti della mia passione per John Banville, ti ringrazio. ciao ciao. Cam.

    @ Cristina Anche per me la tragedia dell’ intolleranza verso gli ebrei e’ sempre e comunque un fatto intimo e personalissimo. Leggo gli scrittori / trici israeliani da sempre ( conosci Rina Frank ?) e li amo incondizionatamente. Anche i più giovani Nevo , Terek ecc. baci. Cam

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  40. Camilla fai venire voglia di leggere tutto quello che presenti. Il sudafricano sarà tra i prossimi. Per quanto riguarda i gialli ho avuto una grande passione. ora ne leggo decisamente meno. I nordici . Holt. Nesbo, Adler Olssen. ecc. . poi tanti altri. Quello che mi attira sono romanzi in cui la trama noir svela qualcosa di quella specifica società. spesso ribaltando la visione che ne avevo, ad esempio il mito delle evolute democrazie nordeuropee. Vargas per me va oltre il genere, la sua scrittura, le trame che attingono allaa sua formazione. Lei è unica e non vedo l’ora di leggere il suo ultimo romanzo. Aspetto anche a ottobre l’edizione italiana di The underground railroad di C. Whitehead ,boh non sono sicura di averlo scritto giusto.
    Ciao.

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  41. L’ultimo – già letto come ho detto di Vargas -è intelligentissimo, come sempre e gustoso, come sempre.

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