I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

Annunci

2.102 pensieri su “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. @Camilla @Teresa
    Ho finito da poco Le mani su Parigi e tempo fa ho letto Oro Nero di Dominique Manotti.
    Questa scrittrice francese è stata una bella scoperta per me. É stata docente di storia economica moderna ed stata anche impegnata politicamente nel periodo della guerra d’Algeria, nel corso degli anni sessanta e settanta ed ha militato anche come sindacalista. Nei suoi noir fa da cornice la sua esperienza professionale di storica e la sua passione politica. I suoi polizieschi noir, ambientati negli anni ottanta e novanta mi hanno dato modo di rispoverare periodi e temi di cui si parla poco oggi comunque in contesti romanzati molto ben strutturati. Ve li consiglio.
    Elena

    Mi piace

  2. @tutti
    Ciao!
    Una volta tanto la Sicilia viene superata in caldo da altre regioni e spero vivamente che tutti ve la stiate cavando nonostante questa grigliata generale.
    Dopo aver detto che avrei letto libri di storia, ho finito Augias – Pesce, Inchiesta su Gesù (che non ha aggiunto molto a quanto studio) non sono più riuscita a leggere.
    Sono circondata dal rumore! Tutte le sere un karaoke o qualche altra amenità del genere si impossessa della via e fino a mezzanotte…
    Quindi leggo soprattutto articoli e nel pomeriggio sto procedendo a rilento con IL SERPENTE PIUMATO di D. H. Lawrence, pescato tra i capolavori della Medusa e caldeggiato da mia mamma.
    A pag 90 (di piccola scrittura SGRUNT) comincia a delinearsi qualcosina. La protagonista Kate, irlandese in viaggio in Messico con due americani, prova sentimenti contrastanti per questa terra animalesca, passionale a volte fino alla brutalità e pigra in modo paradossale.
    Circa a pag 88 si interessa alle divinità del luogo e . . . speriamo bene!
    Ciauz!

    Mi piace

  3. @Elena Grazie dei consigli. Io segno tutto evpian piano ci arrivo.
    @Jez Ma dai! Il serpente piumato lo lessi parecchio tempo fa consigliata da una amica. È vero .non decolla subito però man mano la storia cresce. Poi Lawrence narra di una donna non comune, libera, emancipata. Presa com’ero dal romanzo sono persino andata a Gargnano, bellissimo paesino gardesano, in “pellegrinaggio” (io faccio ste cose spesso) dove per un breve periodo , visse lo scrittore. Mi piacerebbe rileggerlo per curiosità e vedere se ancora mi coinvolgerebbe come allora.
    Ci dirai.

    Mi piace

  4. @Teresa
    frequento assiduamente il Garda e a Gargnano si svolta per andare in una delle località di montagna dove i miei amici hanno la casa… Non ho mai saputo della scelta di Lawrence, grazie per lo spunto.
    Quindi tu dai ragione a mia mamma! Proseguirò più fiduciosa 🙂

    Mi piace

  5. Il s erpente piumato,ragazze, che titolo…antico ( dalla semnatica e sonorità antiche intendo)!
    Io Lawrence oggi, non credo che ce la farei… Buona suerte

    Mi piace

  6. @Elena Se intendi la serie di Quircke tra i gialli di Banville, sino tutti di ottima fattura.Apparentemente. melanconici in realtà “duri e puri e affascinanti” , tutti secondo me.Per romanzi il discorso è. assai più. complicato. Sempre disponibile a fornire la storitelling necessaria a quasi tutti i romanzi di B. ciaociao. Cam
    @ Teresa. resta un capolavoro senza tempo la Lady col suo amante guardaboschi, il nobile marito tornato paralizzato dalla terribile prima guerra mondiale e tutti gli altri personaggi mirabilmente raccontati e descritti. Laurence un grande classico. La vera Lady e il suo guardaboschi in carne e ossa sono ricordati ancora con aneddoti bellissimi in Liguria, dove soggiornarono ta Lerci a Tellaro. Personaggi con un alone romantico ancora palpitante.ciaociao Camilla

    Mi piace

  7. @ Elena. mi hanno regalato tempo fa un giallo di Dominique Madotti. IL SENTIERO DELLA SPERANZA. E’. nella pila dei libri ancora. non letti. Ma ora che ne parli cosi. bene di Madotti mi sono incuriosita. e andrò a pilluccarlo.Tu lo hai già. letto? E’ piuttosto grosso. Fammi sapere e grazie. ciao. Cam

    Mi piace

  8. La scrittura di Bruno Schultz è pazzesca, vi sono ne Le botteghe color cannella delle pagine perfette, inarrivabili. Lui come nessuno sa trasfigurare l’ordinario, elevare ad arte oggetti, animali, mescolando i sensi come un mago incantatore. La luce acquista odore, i suoni si illuminano….però non si può leggere a lungo. Le metafore continue, estreme rischiano di diventare indigeste e quindi va per forza assunto a piccole dosi. Per questo, finito Le botteghe color cannella mi dedico ad altre letture, vado un po’ in vacanza e magari al ritorno continuo con Il sanatorio all’insegna della clessidra

    Mi piace

  9. A proposito di gialli..sto leggendo l”ultimo di Colin Dexter..tutti ambientati a Oxford con un ispettore “sopra le righe ” Morse (anche se soffre di ulcera e problemi respiratori beve e fuma alla grande)..e i vostri post mi hanno fatto venire voglia di rileggere Lawrence..
    Grazie @ . wwayne anche da parte mia..
    Buona Domenica….

    Liked by 1 persona

  10. @tutti sui Levantini
    Ero già andata a spulciare perché il documentario è andato in onda di notte e la mia amica lo ha guardato mentre era Milano insonne. Lungo la strada dall’aeroporto di Catania, dove sono andata a prelevarla, fino ad Acireale, in pieno orario di punta serale, lei me lo ha descritto in modo molto dettagliato. Mentre guardavamo le piante e le case e il mare e sbuffavamo per l’andamento lento, riuscivamo anche a documentarci meglio sulla vicenda dei Levantini tramite internet.
    Mi sono sempre interessata alla nostra emigrazione ed è un fenomeno che rischia un pizzico di strumentalizzazione.
    Trovo il “rischia di scomparire” un po’ improprio. Queste persone hanno una spiccata consapevolezza della loro origine, ma come può una comunità siffatta sopravvivere nei secoli? Ci si mescola, la lingua (elemento fondamentale di identità) subisce influenze e a poco a poco …puff!
    Solo pochi popoli, principalmente quelli che storicamente sono stati deportati per intero, conservano le proprie caratteristiche per secoli. Gli sparuti gruppi umani che si trasferiscono per motivi personali si integrano e amen.

    Ciao.

    Mi piace

  11. @ww. certo che siamo tutti mescolati . E e condividerle con gli indigeni. chi non ha avuto capacità sufficiente (soprattutto. problemi di lingua) di vivere senza ridicoli steccati,scomparirà senza più. traccia. E’. bello e giusto mantenere alcune peculiarità e condividerne la bellezza con gli indigeni altrettanto e’ bello acquisire le peculiarità dei popoli accoglienti. Tutto questo non può. che arricchire le culture e portare conoscenze e progresso. E PACE. ciaociao

    Mi piace

  12. si anche io trovo il titolo fuorviante e anche sbagliato. A Istanbul vivevano ebrei siriani ( come un mio fidanzato) , popoli mitteleuropei, minoranze varissime. Per fortuna ci mescoliamo e l’integrità nazionale è solo una piccola buffonata nostalgica o “politica” , sopratutto dopo tanti secoli.
    I confini – geografici o mentali – o le pulsioni identitarie sono un ostacolo enorme al progresso della pace. Viva i melting pot!
    Poi qua mi pare che l’identità sia il c eto sociale più che la provenienza geografica. E’ sempre il denaro a svelare le trame delle persone.

    Mi piace

  13. @tutti
    Per combinazione ho appena finito un libro che su immigrazione e integrazione dice molto, era stato citato qui da Carloesse che ne aveva, a ragione, tessuto l’encomio, parlo di “Straniera ingrata” di Irena Brežná (Keller Editore, 2015).

    Anch’io l’ho trovato veramente particolare e meritevole. La “straniera ingrata” è lei, la voce narrante, donna espatriata in Isvizzera dalla ex Cecoslovacchia che ci racconta della sua vita (le sue difficoltà di adattamento sono soprattutto di tipo umano) e di quella degli individui in cui si imbatte a causa del suo lavoro (è interprete): emigrati, gente in fuga, ragazzi abbandonati, famiglie divise, insomma, un’umanità ferita che grazie al suo lavoro di intermediazione linguistica entra in contatto con un modo nuovo, spesso freddo e poco umano. Il linguaggio, ricchissimo e variopinto, è forse l’elemento che gli fa acquistare molti punti ai miei occhi perché è vivace, ironico e pieno di frasi di stampo quasi aforistico.

    Sono tanti i passaggi che mi piacerebbe riportare qui perché, tutti, offrono spunti di riflessione proprio su “stranieritudine” e “migranzia”. Acute e profonde anche le osservazioni dell’autrice sulla lingua (lingua madre, lingua del paese d’arrivo, dialetti). Forse è un po’ insistita la contrapposizione tra straniero, istintivo e passionale e autoctono, freddo e razionale.

    Con le sue 150 pagine, questo libro offre moltissimo. Bello, bello veramente, secondo me.

    Ciao,
    Mariangela

    Mi piace

  14. @Cristina @tutti
    La forma prostetica in Isvizzera è desueta , ma penso corretta.

    Cristina, fammi andare alla sostanza e permettetemi di ricopiare un passo di questo consigliabilissimo libro:

    “Mara non resse alla pressione, cominciò a masticare un po’ di dialetto. Al bivio linguistico ci separammo. Mara non lo fece per una scelta linguistica, aveva soltanto deciso di entrare nelle loro grazie. La sua ruffianeria mi ferì. Parlare la lingua standard in modo maldestro denota un’andatura fiera, magari zoppicante, ma che comunque ammette la propria natura straniera. Con il dialetto, Mara voleva negare l’evidenza.”
    (“Straniera ingrata”, Keller, 2015, p. 124)

    Ciao,
    Mari

    Mi piace

  15. mmmh. Mari. Io ho imparato nella mia vita alcuni dialetti (in casa mia si parlava solo italiano). Era certo una sorta di ruffianeria sentimentale. Se questo ti può servire..
    Ma Isvizzera! lo diceva la donna di servizio di mia madre negli anni 50!! e noi giù tutti a ridere

    Mi piace

  16. @Cristina @tutti
    L’autrice sta parlando del dialetto assunto come lingua quotidiana da parte di un immigrato, in luogo della lingua standard del paese d’arrivo (non penso fosse il tuo caso):

    “Il dialetto era l’odore del clan, il suo segno di riconoscimento. Chi non aveva addosso l’odore del dialetto restava un vagabondo. Non si vedeva in lui l’ospite che porta sapori lontani e incenso. I dialetti non conoscevano il puro piacere di volare, rimanevano inchiodati a terra. E gli immigrati facevano fatica a mettere ciò che gli era proprio nei dialetti, a creare neologismi, a dispiegarvi la propria personalità e a introdurvi il mondo intero, poco a poco”

    (Irena Brežná, “Straniera ingrata”, Keller, 2015, p. 122)

    Anche sul lavoro di interprete Irena Brežná ci consegna considerazioni profonde: regole deontologiche imporrebbero estraneità e imparzialità, ma quando traduce la protagonista è sempre partecipe e di parte.

    Ciao,
    Mari

    Mi piace

  17. @ Mariangela non ho capito granché di quello che hai scritto, non tanto per quello che hai scritto ma per quel che scrive Cristina che mi incasina tutto. Certo che andrò. a prendere questo libretto . La ed. Keller sforna dei bellissimi romanzi, porta a conoscere scrittori nuovi e provenienti da Paesi “fuori dai giri” ma davvero scelti. Grazie mari delle buona dritta. Cam

    Mi piace

  18. @crii. infatti ho controllato che fossi tu. Potevi anche esser io! Spesso rileggo , dopo pubblicato ovviamente, e non mi capisco affatto. ciao care

    Mi piace

  19. Mari, qualcosa per te. Stavo scorrendo un elenco di libri consigliati da Francesco Cataluccio ( conoscete??).
    E ho trovato questa chicca tutta per te. La copio-incollo

    – Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, trad. di Riccardo Landau, Tascabili Bompiani, pp. 290, euro 13,00
    Un libro sempre indispensabile (secondo Umberto Eco ciascuno dovrebbe tenerlo sul comodino e consultarlo, aprendolo a caso, la sera prima di addormentarsi): una ventata di intelligente e salutare riflessione sulla vita umana, l’assurdità del reale, l’imbecillità del Potere.
    Pensieri spettinati è una raccolta di aforismi di sferzante ironia. Nulla si salva dalla impietosa raffica di sentenze del polacco Stanisław Jerzy Lec (Leopoli 1909- Varsavia 1966), ultimo orgoglioso rappresentante della migliore tradizione della cultura della Mitteleuropa.
    Alcuni esempi dei suoi fulminanti aforismi:
    A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto.
    L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla.
    Aveva la coscienza pulita. Mai usata.
    Ci saranno sempre degli esquimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.

    Mi piace

  20. @Cristina: Se ti interessa tanto la pace, allora dovresti essere la prima ad ispirarti a questo principio, mettendolo in pratica nella tua vita quotidiana. Ad esempio facendo la pace con me. Se invece non hai quest’intenzione, sarebbe opportuno evitare per una questione di coerenza di riempirti la bocca con concetti nobili che evidentemente non ti appartengono.

    Mi piace

  21. @Cri, si conosco. Ho letto Vado a vedere se di là è meglio, di Cataluccio, raccolta di ricordi, resoconto di un viaggio, pensieri sulla letteratura drl Centro Europa di cui è un gran conoscitore, appassionato davvero. Leggetelo!!!!
    Poi l’ho anche incontrato di persona 🙂

    Mi piace

  22. @Cristina @Tutti
    Cristina, grazie, conosco il libro di aforismi citato da Francesco Cataluccio; letta la tua menzione, sono andata a rivedere nel mio archivio gli aforismi di Lec che, a suo tempo, avevo trascritto (quando leggevo aforismi quasi in esclusiva, raccoglievo quelli che a mio insindacabile giudizio erano i migliori): una rivisitazione utile che mi ha fatto riflettere sulle mie mutate abitudini di lettura.

    @Tutti @Dani @Camilla
    Dani, ho avuto modo di pensare al lavoro di Cataluccio, da te lodato qui forse tre anni or sono, proprio mentre stavo leggendo “Straniera ingrata” di Irena Brežná (lei ha lasciato la Cecoslovacchia e spesso fa cenno alla contrapposizione est ovest) e, ancora una volta, mi sono riproposta di leggerlo. Ho fatto caso che le edizioni Keller pubblicano, come hai segnalato tu, Camilla, molti scrittori nuovi, ci sono anche nomi dell’est europeo, autori probabilmente nati e cresciuti, prima della caduta del muro in tempo di guerra fredda, nei paesi del blocco sovietico (è un mondo a cui vorrei avere il tempo di dedicare letture più sistematiche, ma ogni volta trovo un intralcio).

    Mariangela

    Mi piace

  23. @Tutti @Blackswan76 @Xochitl2:
    Vedo che al libro che ho finito di leggere, “Questo bacio vada al mondo intero” di Colum McCann, il blog ha già dedicato due articoli, rimando quindi alle recensioni (belle!) di Blackswan76 e di Xochitl2:

    https://gruppodilettura.wordpress.com/2012/03/04/colum-mccann-e-il-suo-romanzo-questo-bacio-vada-al-mondo-intero-hanno-lasciato-sul-filo-anche-me/.

    https://gruppodilettura.wordpress.com/2011/05/07/colum-mccann-questo-bacio-vada-al-mondo-intero/

    I racconti di cui si compone il libro, sulle prime, possono sembrare autonomi, ma proseguendo nella lettura si comprende che sono intrecciati tra loro. Seppur in momenti e con ruoli diversi, troviamo che gli stessi personaggi sono attivi in più storie, tutto si tiene e la storia assume man mano l’ariosità del romanzo. Il libro, secondo me, va crescendo, parte bene, ma poi diventa ancora più avvincente.

    Sullo sfondo c’è sempre dell’impresa di Philippe Petit, che nell’agosto del 1974 ha passeggiato su una fune d’acciaio a quattrocento metri d’altezza tra le due torre gemelle; in aggiunta alla vicenda del funambolo, l’altra protagonista è la città di New York, ripresa nelle sue strade e nei suoi quartieri (Bronx in testa). I fanatici della Grande Mela non possono perdersi questo lavoro di McCann!

    Il libro mi è piaciuto tutto, come è stato fatto notare in altri commenti, il dato saliente è la sensibilità dell’autore che ci racconta storie tristi senza indulgere nel melodrammatico, anzi, sa farlo con ironia e umorismo. Il tema della guerra in Vietnam e della discriminazione razziale tornano in più punti. Penso sia difficile leggerlo senza avvertire un’assenza, che percorre tutto il libro, quella delle Twin Towers che non ci sono più. Mi è tornato in mente un pezzo de “Il Gattopardo”, quando il principe contempla gli affreschi di palazzo Ponteleone: gli dei sono assisi nei loro scanni dorati e “guardavano in giù sorridenti e inesorabili come il cielo d’estate. Si credevano eterni: una bomba fabbricata a Pittsburg Penn. nel 1943 doveva provare loro il contrario”

    Io l’autore non lo conoscevo e il libro neppure, e voi?

    Ciao,
    Mariangela

    Liked by 1 persona

  24. @Mari
    Lo leggeva una mia amica credo. Comunque qualcuno affezionato a N. York e io lo avevo appuntato, ma poi altre letture si sono sovrapposte. Torno a interessarsene però grazie al tuo post.
    Sei andata in ferie? Dove si svolgono le tue letture itineranti?
    Io sto per uscire: un mio amico mi ha chiesto di fare insieme la spesa al supermercato. Andava sempre con la mamma e adesso gli fa un po’ impressione. Tutto questo non me lo ha detto, anzi ha utilizzato il pretesto di una birretta successiva. Ma gli amici, se sono tali, colgono al volo.
    Buona serata.

    Mi piace

  25. @Mari hai invogliato anche me a leggerlo. Avevo colto qua e là dei pareri favorevoli, ma un po’ sbrigativi e superficiali. Metto in lista.

    Mi piace

  26. @Dani @Jezabel@tutti

    Dani, Jez, leggetelo “Questo bacio vada al mondo intero”, merita! Io ci ho trovato tanta umanità e molto amore: amore tra uomo e donna, l’amore della madre per la figlia, l’amore della nonna per le nipotine, l’amore della figlia per le due madri (quella biologica e quella adottiva) e ho provato anche molta simpatia per Philippe Petit, sullo sfondo della cui bravata Colum McCann ha saputo intrecciare magnificamente tutte queste storie.

    Ciao,
    Mariangela

    Ps: le mie letture agostane sono quanto mai stanziali!

    Mi piace

  27. @Mariangela @jezabel
    “Questo bacio vada al mondo intero” un libro bellissimo, profondamente umano e sullo sfondo una impresa al limite dell’impossibile ( bellissime le descrizioni della preparazione di Philippe Petit e la scena della neve). E poi ho finalmente capito come ha fatto a tendere la fune tra le due torri senza farsi scoprire….
    Dello stesso autore raccomando anche TransAtlantic.
    Elena

    Mi piace

  28. Camilla,sto leggendo la parte dedicata a Bruno Schiulkz in VEDI ALLA VOCE AMORE di Davuid Grossman. Anche qui c’è da stare col r espiro sospeso!

    Mari, sai cosa mi indisponde del libro di cui hai parlato? il titolo! com’è il titolo originale?

    Mi piace

  29. Mariangela sei molto brava a recensire un libro tanto che mi hai messo una voglia tremenda di leggere il libro di Mc Cann. Brava.

    Mi piace

  30. @Cristina @Tutti
    Leggo dalla recensione di Xochitl2 che il titolo in inglese di “Questo bacio vada al mondo intero” è quello di uno dei capitoli del libro “Let the great world spin”, che in italiano avrebbe dovuto essere “Lascia che il mondo giri in vortici infiniti”. Onestamente, la cosa non mi disturba: se è vero che una cattiva traduzione può addirittura condurre al rifiuto del libro (ne ho avuto la riprova con “Orlando” di Woolf), un titolo alterato nell’edizione straniera (rispetto al paese di prima pubblicazione) più di tanto a me non disturba. Non riesco più a trovare i titoli dei nostri capolavori letterari anch’essi, un po’ “traditi” in traduzione (non so più dove l’avessi pescato, peccato).

    @Claudio @Elena @Tutti @Ennore
    Figurati, Claudio, i miei commenti li lascio perché mi fa piacere confrontarmi con voi, ma anche per riordinare un po’ le idee (anche buttare giù qualche appunto in corso d’opera, mi accorgo, aiuta molto a scandagliare le proprie reazioni). La scorsa settimana hai scritto che non sempre partecipi per non so quale recondito motivo; l’avevo già scritto anche ad Ennore; non facciamoci problemi dove non ci sono che la vita è già complicata di per sé, quando leggi qualcosa, scrivicelo!

    Ciao,
    Mariangela

    Mi piace

  31. Anche a me di recente è capitato di leggere un libro con un titolo italiano (Corruzione) molto diverso dal titolo originale (The Force). Ma approvo questa scelta: The Force è difficilmente traducibile, e poi il titolo sostitutivo coglie in pieno l’essenza del libro, perché la corruzione è il suo tema principale. Del resto Einaudi è un grande editore, e quindi sicuramente pondera con attenzione ogni sua scelta, soprattutto se è una decisione controversa come quella di cambiare il titolo di un libro.

    Mi piace

  32. @Cristina. David Grossman e Bruno.Schulz danno sempre un corpo ai loro personaggi. Il corpo di Bruno mi e’. sempre stato accanto sia nelle sue stesse narrazioni, che in quelle di Grossman. Le scrittrici e gli scrittori che io prediligo sono quelle che concepiscono l’umanità come corpi innanzitutto oltre alle vicende narrate, alle descrizione dell’ambiente, a tutta quanta la ricchezza letteraria di cui sono artisti impareggiabili. Un loro uomo, una loro donna, di qualunque età arriva al lettore con un corpo oltre che a un protagonismo. Ecco perché. certi romanzi , osannati a volte da critica e lettori mi lasciano scontrosamente …fredda : non sento i corpi, il loro calore, il dolore come la gioia , i crampi per la fame , il sudore o i brividi
    il pianto e tutto il peso, tutta l’importanza del soma.Molti romanzi non hanno dentro questa capacità di creare il corpo dei protagonisti , ma storie con personaggi stereotipati. E non importa se le loro azioni risultano sublimi e orribili ecc..Rimangono statue di cera, copie tristi di esseri viventi.Per es. i libri di cui si sta parlando non mi sono cari.😐 Ogni lettore un corpo lo ha e
    perciò reagisce a suo modo.😎

    Mi piace

  33. @jezabel @tutti
    Jez, mi chiedi dove si svolgano le mie letture itineranti: io ad agosto sono sempre stata stanziale, ma è pur vero che le miei libri da qualche parte mi conducono, e non solo in senso figurato; sulla scorta di un bel testo di architettura che sto leggendo, ho recentemente visitato la nuova sede della Regione Lombardia a Milano (Pei Cobb Freed & Partners).

    http://www.milanotoday.it/eventi/visite-grattacielo-2017-aperto.html

    Il libro che mi ha condotta da quelle parti è un’altra opera di Brandolini autore di cui, complice la lettura de “Le città invisibili”, mi è venuto istintivo parlare nell’articolo di questo blog dedicato a Calvino:

    • Sebastiano Brandolini, “Milano nuova architettura”, SKIRA, 2006

    Io che dei grattacieli ho detto tutto il male possibile, devo pur ammettere che, dal belvedere di questo gigante, a 260 metri d’altezza, trovarsi davanti quel panorama fa un effettore. Ridiscesa al livello del suolo, lì a porta Nuova, queste enormità (Pirellone, Palazzo Unicredit, il Diamantone e anche Bosco Verticale) continuano a sembrarmi porzioni di città trattate in modo episodico e mal raccordate tra loro, ma è solo il mio parere. In merito alla nuova sede della regione, nella relativa scheda, Brandolini scrive che in sede concorsuale altri progetti offrivano maggiori garanzie (p. 60). Le schede di quelle che oramai a Milano sono realtà architettoniche tangibili sono comprensibili anche ai neofiti di architettura, quello che però di questo autore mi piace di più è il piglio un po’ militante con cui sprona noi lettori ad esplorare le nostre città (la sua incitazione non vale solo per i milanesi):

    “Mi auguro che in bicicletta gruppi andranno a vedere ciò che è stato fatto che si farà, e discuteranno mescolando commenti e critiche, dosando scetticismo e ottimismo. La salute di una città si misura con la partecipazione”.

    (Sebastiano Brandolini, “Milano. Nuova architettura”, SKIRA, 2006, p.9)

    Ciao,
    Mariangela

    Mi piace

  34. Ho trovato per caso fra le mie robe su internet un commento a un libro molto bello letto nel GdL al femminile di cui facevo parte anni fa.
    Ve la copio qua perchè il libro merita, davvero, e le letterature dell’est europeo sono praticamente ignote.

    IL MINISTERO DEL DOLORE di Dubravka Ugresic – Ed. Garzanti 2007

    Dubravka Ugresic è nata nel ’49 a Zagabria, in quella che allora era la Jugoslavia socialista di Tito, l’attuale Croazia. Ha insegnato all’università di Zagabria e dal 1993 è esule volontaria in Olanda, ma insegna anche negli Stati Uniti. E’ una scrittrice assai nota e i suoi romanzi hanno vinto numerosi premi.

    Il libro, scritto in croato, ha una struttura narrativa sorprendente, di notevole potenza e intelligenza.
    Ci squaderna in modo penetrante il dolore, lo sradicamento, l’impossibilità di tornare indietro per donne e uomini che si ritrovano in patrie sempre più piccole, ristrette e feroci.
    Si parla soprattutto della difficoltà di ricomporre i pezzi della propria vita per chi è costretto all’ esilio.

    Trovatasi nella situazione assurda di dover insegnare una materia che ufficialmente non esiste nemmeno più, agli ex connazionali provenienti da ogni parte della Jugoslavia la protagonista si trova ben presto legata alle vite dei suoi studenti. Il collante di questo piccolo branco di senza patria sarà la memoria collettiva a loro sottratta, ma anche una forzata scissione identitaria.

    Quindi nel Ministero del dolore si parla della perdita, anzi delle perdite: della patria, della lingua, dei riferimenti infantili e simbolici (siccome la Yugoslavia di Tito si è disintegrata ognuno si ritrova forzatamente ricacciato in un’appartenenza etnica soffocante e perniciosa), si descrive lo sradicamento e la nostalgia, una nostalgia per qualcosa che nemmeno esiste più.
    E’ uno spaesamento doloroso e destabilizzante, poichè sia la protagonista che ciascuno dei suoi studenti sono portatori di una biografia esplosa, spesso anche in modo tragico.

    Ma in questo bel libro– c’è anche molto altro.
    C’è la descrizione impietosa e tenerissima della vecchiaia della madre, c’è lo sguardo obnubilato dei croati contro i serbi, dei serbi contro i kossovari e i bosniaci e c’è il fascismo localistico turpe e machista che ha permesso le violenze e le stragi.

    Alcuni episodi fortissimi lasciano senza fiato per impatto narrativo, grazie anche allo stile di questa scrittrice, profondo, tagliente, di grandissima e lucida efficacia .
    Un libro decisamente forte sia sul piano della testimonianza che, soprattutto, sul piano letterario.

    Mi piace

  35. @ Cristina tutta la lunga tragica storia dei Balcani , dopo la morte di Tito ha grande parte nella letteratura.E come estrema sintesi, penso a BORIS PAHOR, ultracentenario e a suoi capolavori letterari oltre al suo incredibile impegno politico ( Pahor venne in Italia e potemmo ascoltarlo di persona. Anche Fahrenheit lo ebbe ospite spesso) e cito per tutti il suo più noto, magnifico e terribile romanzo,
    NECROPOLI., a decine di scrittori italiani come Claudio Magris, il poeta Biagio Marin…e tanti, tanti altri . Molti nel Kossovo,hanno messo le loro stesse vite in pericolo, ricordo Con commozione il

    magnifico Alex Langer, appartenente a NUOVA SINISTRA dolce e carissimo amico mio. Penso, infine, che il libro “assoluto” sugli orrori del Kosovo e le altre guerre atroci che si contagiano come epidemie mortali , sia ZONA, ancora una volta di Mathias Enard. Uno scrittore magnifico da cui è. e credo sarà , impossibile prescindere nella letteratura contemporanea mondiale. .
    Il romanzo che citi e’ una delle testimonianze che restano vive e indimenticabili contro le guerre.Un abbraccio. cam

    Mi piace

  36. Cam,
    si qui più che contro la guerra è lo strazio del perdere casa lingua e paese che viene analizzato, E’ ovvio che la guerra ne è la causa, ma è più un libro sulla perdita di sè e delle radici. e sul come è difficile integrarsi in un nuovo paese.
    Io ho letto letterature dei balcani, scrittrici magnifiche, mi pare giusto che fosse la loro voce a parlare della guerra che ha stravolto quei paesi.
    E che scoperte!! Scritture imperdibili

    Mi piace

  37. sulla guerra nei Balcani – ma sulla guerra in generale – consiglio caldamente un libro potente e straziante Elvira Dones PICCOLA GUERRA PERFETTA; indimenticabile

    Mi piace

  38. @tutte @tutti un buon ferragosto a tutte e tutti.
    Sto leggendo Questa libertà, romanzo autobiografico (forse definizione limitante in questo caso, perché è molto di più) del poeta friulano Pierluigi Cappello (che, mea culpa, non conoscevo, pur essendo considerato uno dei massimi poeti italiani contemporanei e che conosco ora grazie ad un’amica che me ne ha parlato ).
    Vi lascio con l’incipit di questo straordinario testo, poetico, vero, realmente “di carne e sangue”.
    “Ci sono parole senza corpo e parole con il corpo. Libertà è una parola senza corpo. Come anima. Come amore. Parenti dell’aria e quanto l’aria senza confini definiti. Hanno bisogno di qualcuno che presti loro la sua carne, il suo sangue e i suoi limiti perché diventino concrete. In questo libro è raccontata la storia di come una libertà, la mia, sia germinata dai luoghi vissuti da bambino e poi abbia preso il volo dal mio incontro con la lettura”.
    Posso solo dirvi: leggetelo.
    Se sono arrivata tardi perchè già ne avete parlato, vabbè dai fa niente.
    Ciao
    Teresa

    Mi piace

  39. Si Cam, conosco Vergine giurata, molto interessante e con un finale banale purtroppo. ne hanno tratto un film anche

    Mi piace

  40. @ Teresa. carissima Teresa è molto raro che si parli di poesia. La poesia friulana, e’ particolarmente intere , piena di grandissimi poeti. : Pasolini, Zanzotto e decine di grandi scrittori e poeti tra cui il bravissimo. Pieluigi Cappello che ha anche scritto in prosa, ha vinto premi tra cui il Viareggio. e deve essere stato fatto anche un film su di lui ( chi ne sa, qualcosa, sarebbe bello vederlo, della Archibugi mi pare) Io ne ho sentito molto anche a Pordenone legge, dove sono stata una volta sola, anni fa’.( e’ lontano e scomodo per me) ma sempre splendido. Sempre della zona mi piace ricordare il poeta, mancato nel 1985, col suo fascinoso dialetto, Biagio Marin a cui ho sicuramente gia’ accennato con i suoi versi indimenticabili, citati da Claudio Magris in chiusura del suo Danubio. …””…fa che la morte mia/ Signor la sia como el score del fiume/ in tel mar grando. “”
    Grazie Teresa è. sempre molto bello leggerti. Cam

    Mi piace

  41. @Camilla: Hai citato 2 posti a me carissimi, Viareggio e il Friuli. Nel primo posso andarci quando voglio, il secondo invece è lontano e scomodo anche per me. Ma consiglio chi può di visitare Udine quest’Estate: è un posto semplicemente meraviglioso.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...