Gruppi di lettura, fuori dalle biblioteche!

Ritorno sulla questione dei gruppi di lettura fluidi. Che son diventati agili e leggeri (la condizione “fluida” mi sembrava un po’ passiva).

Rene Magritte, La Lectrice Soumise 1928 (wikiart.org)
Rene Magritte, La Lectrice Soumise 1928 (wikiart.org)

Ci ho pensato un po’ e mi è parsa una soluzione appropriata: alcune unità di lettori escono dalle biblioteche e portano in giro il gruppo di lettura, come abbiamo visto la volta precedente. In fondo è una soluzione quasi scontata e necessaria.

Usciamo dalle biblioteche!

No tranquilli. Non è furore contro l’istituzione alla quale i gruppi di lettura devono quasi tutto: la biblioteca pubblica.

È un po’ forzato il concetto, ma dovrebbe trascinare subito al punto: i gruppi di lettura, almeno alcune forme di Gdl, devono affrancarsi  da chi li ha fatti nascere e li ha cullati a lungo.

Sono maturi per andare in città, privi della protezione e della guida di chi per professione e missione lavora per la “promozione della lettura”.
Molti Gdl sono forti, pronti per promuovere direttamente il discorso sulla lettura contagiando – a voce, a vista –  chi non li conosce e chi non si è mai avvicinato.
Per contagiare serve un discorso davvero pubblico e diffuso che scaturisca dalla lettura condivisa; e per l’efficacia di questo discorso servono i corpi visibili dei lettori, le loro parole dette in luoghi aperti e accessibili, senza porte istituzionali da varcare, nei luoghi normali della socialità urbana, insieme aperti e protetti, come i bar, i pub, i ristoranti.

Sarebbe più facile e probabile il moltiplicarsi dei gruppi, magari in una versione  temporanea, provvisoria, anche limitata alla lettura di un solo libro. Poi si sciolgono e si ricompongono in altra forma, con persone diverse, attorno a un altro libro.

Si eviterebbe la costante dipendenza dall’opera – benemerita ma ovviamente limitata nello spazio e nel tempo –  dei bibliotecari.
I Gdl – e le derivazioni leggere dei Gdl – dovrebbero dunque nascere anche su iniziativa diretta dei lettori. In autonomia, come gemmazione (metafora cara a Luca Ferrieri) spontanea. Per moltiplicarsi; senza preoccuparsi troppo dei vincoli istituzionali  e spaziali che inevitabilmente la biblioteca ha. Per crescere e diventare adulti.

Magari continuando ad avere bibliotecari di riferimento, che assistano, affianchino i progetti, contribuiscano con le idee. Vadano al bar con il gruppo agile e leggero.

Leggi anche: Gruppi di lettura, come crearne uno e farlo vivere felice

Leggi anche: Gruppi di lettura, diventate più forti!

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9 pensieri su “Gruppi di lettura, fuori dalle biblioteche!”

  1. Condivido la correzione (o modulazione) da fluido a leggero / agile. Un po’ perché fluidità e liquidità hanno subito un processo di inflazione e svuotamento, non dovuto a Zygmunt Bauman, che ricordiamo tutti con grande affetto e gratitudine, ma ai suoi epigoni e ripetitori mediatici. E poi perché un bagaglio leggero è quello che si addice a dei GdL che sono costitutivamente diversi da dei seminari, gruppi di studio, di promozione o di pressione anche se partecipano di tutte queste nature.
    Tuttavia vedo questa benvenuta proposta più come una forma di agitazione-promozione dei GdL che come una vera e propria forma di gemmazione (grazie Luigi, per aver ricordato questa mia piccola mania). Gruppi itineranti per i bar, per i metrò, per i luoghi delle quotidiane migrazioni, di attesa e di trasporto, sono fondamentali per far conoscere, per comunicare, per rappresentare le nuove forme di lettura interstiziale, condivisa, meticcia. Ma possono essere anche la “culla” per nuovi GdL? Nell’idea di gemmazione c’è un mix di iniziazione e di passaggio di testimone che richiede una “genitorialità” consapevole, una pratica di affidamento. Gruppi transitori che appaiono e scompaiono tra bar e semafori possono avere una funzione importante di promozione e provocazione, ma non so se possono generare nuovi gruppi capaci di ereditare e innovare con scienza e passione. Li vedo più come flash-mob che come forme riproduttive.
    È vero che gruppi troppo stabili possono diventare conservatori, ritualisti, ripetitivi (sterili, insomma). E infatti la gemmazione ha in sé anche una componente di separazione, di scissione. Ma poi essa deve rapidamente raccogliere e unificare, contribuendo con la propria differenza alla propagazione della specie (dei lettori).
    Sono completamente d’accordo sull’idea di uscire dalle biblioteche (anche le biblioteche dovrebbero uscire da se stesse…). Le biblioteche in Italia hanno fatto molto per i GdL, la maggioranza dei gruppi è cresciuta sotto l’ombrello bibliotecario, e questo secondo me è stato un bene. La nascita dei gruppi di lettura ha coinciso con un mutamento autogeno delle biblioteche e lo ha favorito. Ma credo che biblioteche e bibliotecari abbiano o debbano avere ben chiaro che il loro ruolo è quello di ritirarsi quando possibile e opportuno, favorendo l’autonomia e la ricerca dei singoli gruppi. Anche questo fa parte del momento separatorio della gemmazione.

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  2. @Tutti @Luigi Gavazzi @Luca Ferrieri @Cristina @Editalara

    L’idea di Luigi mi ha ricordato il ciclo vitale di certe piante spontanee, quelle che comunemente chiamiamo erbacce, piante d’assalto che crescono ovunque e che spesso ci regalano colore anche nel grigiore di una periferia o ai margini di un edificio in rovina. Sono resistenti, si infiltrano nelle crepe, negli interstizi, si accontentano di poco, giovano al terreno e assicurano biodiversità in un mondo che si affanna a creare prodotti chimici per estirparle ed eliminarle.

    Da osservatrice delle erbacce, sono stata tentata di assecondare questo parallelo, ma i botanici ci insegnano che la flora spontanea sopravvive a tutto, tranne che al successo. E noi sappiamo che il rosseggiare di qualche giorno di un campo di papaveri, pur appariscente, sarebbe troppo effimero per garantire, non dico tanto la continuità e lo sviluppo ai gruppi di lettura (voi li date per scontati e io no, ma questo è un altro discorso ancora), ma per assicurare che gli incontri di gruppi siffatti dispieghino i loro effetti benefici sulla lettura e sulla democrazia. L’idea di creare dei gruppi di “contaminazione”, agili e snelli che si muovano per i locali, senza una struttura fissa, senza un’organizzazione, è tanto bella quanto utopica, perlomeno nella realtà di lettura italiana, e sono vicina al pessimismo di Cristina.

    Anche in merito al ruolo delle biblioteche non sono del tutto d’accordo con quanto scrivi tu, Luca Ferrieri, per lo meno per la realtà che conosco io; come tu stesso hai scritto da un’altra parte su questo blog, il pericolo che i gdl, nati nelle biblioteche grazie al prezioso lavoro dei bibliotecari, si chiudano ora in se stessi come in conventicole o che siano preda del mercato è quanto mai incombente.

    So che il mio paragone può prestare il fianco ad argomentazioni a favore dell’idea di Luigi, ma io mi sento di dover rinunciare, per ora, alla tanto amata flora spontanea: il seme per germogliare, crescere e svilupparsi, e soprattutto per resistere a tutti gli accidenti che dovrà affrontare (i pesticidi culturali sono all’ordine del giorno e molti agenti non si fanno scrupolo ad utilizzarli in modo dissennato), deve trovare il terreno ben lavorato e questo lavoro di dissodamento del suolo io lo ritengo tuttora uno dei difficili compiti istituzionali ascritti alle biblioteche pubbliche.

    Saluti,
    Mariangela

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  3. @Tutti @Luigi Gavazzi @Mariangela
    Grazie Mariangela dei tuoi accurati spunti “erboristici” che molto si prestano a rappresentare la vita e la crescita dei GdL. Io non penso certo a un disimpegno delle biblioteche sul fronte dell’ospitalità, dell’assistenza e del contributo anche teorico allo sviluppo dei GdL. Penso però a un’uscita di minorità dei GdL, penso che possano ormai muoversi e organizzarsi anche in proprio, rompere il cordone ombelicale. Per anni si è detto e ripetuto che il valore della via italiana ai GdL stava anche nella forte impronta bibliotecaria, che li ha preservati dal divenire semplici appendici dell’industria culturale, editoriale o dell’intrattenimento. Pienamente d’accordo quindi sul ruolo e sui compiti delle biblioteche. Ma guardando le cose anche dal lato GdL mi sembra ci sia la necessità, spesso inavvertita, di una maggiore autonomia e di un maggiore riconoscimento del lavoro fatto e della funzione svolta. Altrimenti il rischio, secondo me, è che le biblioteche non abbiano solo un sacrosanto diritto/dovere di coordinamento e collaborazione, ma una sorta di imprimatur e di potere semi-assoluto (cui peraltro non sempre sono in grado di assolvere), il che è contrario alla ragion d’essere dei GdL, che sono espressione della sovranità dei lettori e delle lettrici.

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  4. Testimonianza di un GdL fuori dalle biblioteche:
    Siamo un GdL che si è formato all’interno di una associazione, non siamo legate a nessuna istituzione. Scegliamo i libri da leggere tutte insieme ed in assoluta autonomia e libertà. La nostra esperienza che è ormai al settimo anno, è sempre più viva e partecipata da circa quindici o più persone in ogni incontro. Siamo molto felici per la condivisione dei libri che leggiamo ed abbiamo imparato molto anche su noi stesse. Un problema è che siamo tutte donne e spesso ci manca la voce ed il punto di vista di qualche uomo.
    Pericolo di chiusura o conservatorismo? Non ci siamo poste il problema, forse perché per ora ci preoccupiamo solo di proteggere e “fertilizzare”, per rimanere nella metafora erboristica, il nostro GdL LeggerMente di Bari.
    Saluti
    Isa Bergamini

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  5. Dunque: ho fatto parte per anni del Gruppo di lettura della Casa della Donna di Pisa- istituzione piuttosto chiusa ( rispetto alla città) che ci ospitava senza peraltro inter-agire un granchè col gruppo.
    Da 4 anni faccio parte di un altro gruppo di lettura, misto questa volta (8-12 persone variabili) : dopo 2 anni di ospitalità nella Biblioteca Provinciale ( che non ci ha portato nemmeno un lettore in più) questa è stata chiusa.
    Abbiamo cercato ovunque ospitalità perchè non volevamo rinchiuderci in una casa: è stato difficile, davvero. Abbiamo interpellato circoli Arci, parrocchie, sale di vario genere, di librerie o luoghi pubblici,palestre… eravamo anche disposti a pagare. Da un anno ci troviamo in una saletta di un cinema-bar dove si fanno anche presentazioni di libri (Lanteri Pisa).
    Ma.
    Il luogo , secondo me, dei GdL dovrebbe essere da un lato “protetto” da rumore e disturbi vari, ma al tempo stesso aperto ,in modo che il GdL si possa “rigenerare”, e avere un ricambio.
    Sono convinta che nella desertificazione crescente delle dinamiche di aggregazione sociale in Italia solo un Gdl in una Biblio molto frequentata possa garantire questo ricambio.
    Nel mio Gdl passiamo una-due volte l’anno in ogni libreria, cinema, teatro, biblioteca a mettere bigliettini di promozione e conoscenza. Ma è uno sforzo davvero immane che ci stanca molto

    Un Gdl diffuso sarebbe bellissimo, ma la domanda è concretamente: dove? nessuno li vuole ospitare, s econdo la mia esperienza, oppure è difficile trovare luoghi ben strutturati per farlo.

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