Gruppo di lettura con lettori che non hanno letto il libro

O. Louis Guglielmi, South Street Stoop· 1935
O. Louis Guglielmi, South Street Stoop· 1935

Il gruppo di lettura è aperto, naturalmente, anche a chi non ha letto il libro. Tuttavia, in che misura la violazione della regola fondamentale del gioco mette a rischio l’esistenza stessa del gruppo di lettura?
Insomma, quanti lettori “che non giocano” è in grado di sopportare il Gdl?
Del resto: quale contributo offre al gruppo, il lettore che parla oggi di libri che ha letto decenni fa ma che non è disposto a rileggere? Non è questo, un lettore che gioca con regole diverse?
E, infine, non si dovrebbe dire lo stesso per chi legge i libri in modo superficiale e finisce col dire cose palesemente non pertinenti con ciò che l’autore del libro ha scritto?

REGOLE DEL GIOCO, SOLO DI UN GIOCO, MA REGOLE

Diciamocelo: partecipare a un gruppo di lettura – per quanto aperto, libero, flessibile, inclusivo – comporta anche accettare e rispettare alcune regole. Che sono, ovviamente, molto più simili alle regole di un gioco non formalizzato che a quelle stabilite da un regolamento.
Sono informali, suscettibili di trasformazione per accordo fra i giocatori, non sono scritte, spesso nemmeno dette, nemmeno formulate esplicitamente. Ma ci sono; si leggono in trasparenza nel funzionamento del gruppo.

Qui però vorrei sottolinearne una in particolare, una regola base, forse addirittura una pre-regola che quasi tutti danno per scontata. E che quindi si fa evidente – e necessaria – solo quando viene violata. 

È la regola della lettura del libro. Sì insomma: per partecipare al gruppo di lettura è necessario leggere il libro scelto dal gruppo. Sembra banale. È addirittura ridicolo ribadirla. Se non fosse che, appunto, quando viene violata sistematicamente si mette in questione il senso stesso del gruppo di lettura, oltre che, in pratica la sua esistenza.

Il gruppo di lettura è capace di accogliere anche i lettori che non hanno letto il libro: e lo diciamo sempre quando invitiamo qualcuno agli incontri (“possono partecipare tutti, anche chi non ha letto il libro”, scriviamo e ripetiamo). Tuttavia, se e quando il numero di chi partecipa senza aver letto supera una certa soglia (imprecisata certo ma intuibile caso per caso) il gruppo si inceppa.
Esattamente come succede al tavolo di un qualsiasi gioco di società se le persone presenti, ma non disposte o in grado di giocare, superano un certo numero.

Insomma, siamo perfettamente in grado di vedere e capire in che circostanze il lettore che non ha letto il libro contribuisca a indebolire il gruppo. Perché di questo si tratta, il benessere e la “felicità” del gruppo di lettura. Se le persone che non hanno letto il libro sono tante, la “condivisione” della lettura sarà più scarna, povera, ripetitiva. Da un certo momento, potrebbe diventare inutile, fastidiosa. Il gruppo diventerebbe più debole e triste.

RILETTURA

Vado oltre, sapendo di inoltrarmi su un sentiero ancora più scivoloso. Il punto è che il senso ultimo del gruppo è parlare del libro, mettere in gioco la nostra lettura; approfondendola, entrando nel merito, discutendola. Il che è davvero possibile se gli interlocutori sono nelle condizioni di giocare a questo corpo a corpo con il libro; se possono evitare di essere generici quando un altro lettore entra nel merito, nello specifico. Sì insomma, ci siamo capiti. E per avere questa specificità, e perché abbia senso parlare qui è ora di quel libro, credo sia importante che quel libro i lettori lo abbiano letto in questo momento della loro vita, non anni fa.
Rilettura dunque. In altre parole: non basta averlo letto. È necessario che lo si sia letto recentemente: quel che interessa è la capacità del lettore di interagire con le sue impressioni, qui ed ora. Giocando magari anche con i ricordi; ma non solo con i ricordi. La lettura – si è detto – è spesso soprattutto una rilettura. Perché il gioco prevede che la nostra sia una discussione su cosa sia per ciascuno – nel presente – la lettura di quel libro. Confrontandola, magari, anche con la lettura che ne abbiamo fatto anni prima. Ma dobbiamo essere nel gioco adesso, con le impressioni dell’adesso, di quello che siamo diventati adesso, non solo di quel che eravamo anni prima e del ricordo, deformato dal tempo, probabilmente, di quel che eravamo allora.

Infine, ancora più scivoloso: quella forma di non lettura che è la lettura superficiale. Che, anzi, per la salute e la felicità del gruppo di lettura è ancora più insidiosa. Perché si camuffa, finge, inganna, banalizza. Intende dire altro, non è interessata alla discussione del libro che hanno letto tutti gli altri.

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