I libri più belli, letti nel 2018

William James Glackens, 29 Washington Square, 1911
William James Glackens, 29 Washington Square, 1911- Wikiart

Ripartiamo. Ripartiamo con lo spazio nel quale si esprimono le anime pubbliche dei lettori di questo blog. Anche quest’anno devo ringraziare tutti coloro che generosamente e con assidua pazienza dialogano con gli altri lettori a proposito di letture fatte e desiderate. Con molto senso critico ma anche rispetto per le opinioni di tutti.
Spero che tutto ciò si ripeta anche per il 2018.

La regola/invito è sempre la stessa: ci occupiamo, descriviamo, giudichiamo, consigliamo letture e libri che abbiamo letto e riletto nel corso di questo 2018.

Grazie ancora a tutti e buone letture!

Qui trovate comunque le 55 pagine di discussione del 2017, quasi 2800 interventi

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968 commenti

  1. @Dani @Tutti @Laura
    Grazie, Dani. Laura, grazie dei dei film.
    Grazie

    @Cristina @Tutti
    Gli audiolibri che sento io non sono “sintetizzati” (salvo quando lo ho scritto, mi è capitato con “Moby Dick” e con “Il conte di Montecristo”) come per altro su può vedere dalla bibliografia che cito sempre.

    Vedi che avevo capito giusto, altroché: si vuole continuare l’equivoco con gli audiolibri: in genere non sono riduzioni, sono libri letti da altri, il più delle volte per intero. Possono non piacere, uno può farne a meno, senz’altro, ma definirli “bignamini”, magari senza neppure averli mai ascoltati, è idea preconcetta.

    Mariangela

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  2. Mari,
    ci sarà anche un equivoco ( io penso ai libri letti a Fahre che sono sempre riduzioni) ma mi pareva tu stessa ne avessi parlato spesso, lamentandoti, di riduzioni. Quanto alla bibliografia, tu la citi, ma io non la guardo praticamente mai, ammetto, non mi interessa per cui passo oltre.

    I bignami avevano a loro tempo grandissima dignità… peraltro.
    Comunque ascoltare un libro e leggerlo non sono proprio la stessa cosa, anzi sono due fruizioni totalmente diverse che non metterei sullo stesso piano ( belle entrambe, di densità e qualità e incisività differenti)

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  3. @tutti @Cristina
    Gli audio di Fahrenheit, in realtà, in senso tecnico, anche se anch’io li chiamo così, non sono neppure audiolibri, quelli sono podcast di letture fatte alla radio, ma non è questo il punto.

    Ascoltare un libro o leggerlo da cartaceo non è la stessa cosa, perché la decodificazione parte da organi del corpo umano differenti, dall’occhio nel caso di lettura tradizionale, dall’apparato uditivo se si tratta di audiolibri; la differenza più saliente risiede nel fatto che, nel caso di ascolto, le pause e i ritmi di lettura sono demandati dal lettore all’attore che legge. Questo non cambia il fatto che entrambe le modalità di fruizione del testo abbiano pari dignità: l’audioettura non è una lettura di seri B, di minor qualità, se ne può fare a meno, e siamo d’accordo, ma lasciare intendere, ogni volta, che sia un modo spiccio di avvicinarsi ai libri, è scorretto, se poi gli audiolibri non li si conosce, peggio, è un preconcetto.

    I Bignami hanno avuto e hanno tuttora una loro dignità, senz’altro, ma, quando si parla di romanzi, e detto il quel modo, “bignamino” non può che essere termine irridente e non mi scoccia tanto perché il mio modo di leggere viene ritenuto tanto superficiale (può essere che, senza accorgermene, io sia lettrice in cerca di “bignamini”, pazienza), ma soprattutto perché denigra autentici pezzi di bravura e questo, qui, scusami, non sarebbe giusto lasciarlo passare.

    Colgo l’occasione per chiedere a te, Cristina, e a tutti voi, se conosciate questo audiolibro, procuratevelo e sentitevelo, poi ne parliamo, se è lettura meno incisiva o di minor qualità:

    ► Philip Roth, “Pastorale americana”, letto da Massimo Popolizio, Emons audiolibri, 2016.

    In merito agli audiolibri, semmai, avrei altri quesiti da pormi, ma esulano da questo discorso.

    Ciao,
    Mariangela

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  4. @ Marian Per quanto riguarda il DON CHISCIOTTE sarebbe il caso solo necessario avere un’idea di cosa si tratta: qualche cenno sull’autore, sull’epoca a cui di riferisce e su quella della stesura, i personaggi principali oltre al Don, il fedele Sancio Pansa, Dulcinea del Toboso e lo spirito dell’ opera: un visionario un po’ pazzo, e alcuni episodi più celebri.Ed ecco che tu Marian, io Camilla e Cristina , ecc sappiamo di ” che diavolo di librone sacro di sta parlando.”
    così dovrebbe essere per i libri sacri della cultura occidentale, dalla Bibbia, fino ai lirici greci, al grande teatro antico ” la tragedia, Sofocle ecc. .E poi pian piano Shakespeare. e prima i poemi epici, fino alla Divina commedia. Dante e avanti attraverso i grandi come L’ORLANDO FURIOSO ( che si mette in tasca tutta la lettura fantastica, col suo Ippogrifo , Angelica , Bradamante ) e mooolto altro. tutte opere essenziali ma NESSUNO può leggerle tutte. E’ importante averne ” coscienza” . Perciò carissima fai bene a voler conoscere più opere che puoi ma col criterio ovvio e più che ambizioso : sapere che esistono e pian piano sapere di che pasta sono fatte. .Quando qualche anno fa Jonathan Littel pubblicò LE BENEVOLE ( in italiano ) LES BIENVEILLANTES in francese non tutti.si resero conto che era la storia di Oreste. ciao devo andare

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  5. Mariangela, ti lascio gli audiolibri tutti e sono CERTA che sono tutti dei capolavori.Ti credo sulla parola.
    Io leggo per conto mio, a modo mio, senza voce, e mi piace così. Più contenta adesso ??
    NOn ho nulla contro gli attori che declamani i testi, a volte mi hanno cmmossa e quasi innamorata. Ma per me leggere è – semplicemente – un’alktra cosa.

    Peraltro Pastorale americana l’ho letto da poco, e avevo visto anche il film – bello, struggente , ma molto molto meglio il libro….quindi nonostante io stimi Popolizio immensamente, no. Not for me.

    Mi ricordo di una lettura a Fahre di Hemingway: Hemingway non mi piace molto, anzi abbastanza poco ( è lo stile che mi dispiace) eppure lì l’attore era bravo, sembrava quasi che lo stile migliorasse. Insomma, io lo scontro corpo a corpo col libro lo voglio ad armi pari.Il libro e io che lo leggo. senza fiocchi.

    Camilla, io ho già preventivato e prenotato la lettura di Petrarca, Ariosto e Cervantes tutte per l’altra vita, la prossima. In questa non ce la faccio. baci che anche io, come periodo, lasciamo perdere

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  6. Scorrendo i vostri commenti mi sono imbattuto in un elogio dei Bignami. Adesso sono caduti in disuso, perché chi non ha voglia di studiare il manuale si affida ai riassuntini trovati su Internet, e non al Bignami; tuttavia, anche nel loro momento di maggior diffusione, questi manualetti non hanno mai avuto una dignità culturale. Al contrario, hanno avuto il grande demerito di aver infuso negli studenti la mentalità per cui non importa analizzare un testo o un autore per intero, basta sapere il succo del discorso (fornito appunto dal Bignami) e il seuccio lo prendi. I Bignami riducono la cultura a brandelli, selezionandone soltanto le parti che il curatore del libretto ritiene più importanti e condannando il lettore a non conoscere mai tutte le altre. Così gli studenti cresciuti a pane e Bignami adesso hanno una preparazione con più buchi di un groviera, e nonostante questo hanno la convinzione di essere più o meno acculturati, “ché tanto nel Bignami le cose fondamentali ci sono tutte” (sì, come no…). Tutto questo lo dico non per polemica, ma per amore della cultura, quella vera.
    Peraltro, posso dirvi per esperienza personale che oggi molti alunni non consultano più né Internet né il Bignami, neanche in vista di appuntamenti cruciali come l’esame di maturità. Quest’anno agli orali mi sono sentito dire cose oscene: ad esempio, più di uno studente non aveva la più pallida idea di cosa fosse “Uno, nessuno e centomila”. Uno mi ha detto che era di Italo Calvino, un altro che era una poesia, un altro ancora che è stato scritto nell’800. Un maturando mi ha detto che i Malavoglia abitavano in Toscana. Un altro che Matteotti l’ha ucciso la mafia. Tra l’altro TUTTI questi studenti sono arrivati alla maturità con un numero di crediti più che rispettabile, quindi non vi ho citato gli sfondoni degli ultimi della classe: questo è il livello culturale di studenti che oggi prendono la maturità senza affanni, e che un tempo non ci sarebbero manco arrivati.

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  7. Tanto per sapere Wwayne: con quanto si sono diplomati questi ignoranti che non sanno discernere Pirandello da Calvino?

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  8. @cla055: Pensa che a quello dello sfondone su Calvino volevano dare addirittura SETTANTA. Ho dovuto lottare con le unghie e con i denti per portarlo almeno a 69, e ce l’ho fatta. Per quanto riguarda gli altri sfondoni, soltanto uno dei loro autori si è diplomato con 60 (quello che collocava i Malavoglia in Toscana): tutti gli altri hanno preso almeno 62.

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  9. Quante braccia rubate all’agricoltura. Meno male che con i voti che avete dato forse i genitori capiranno che sia il caso di mandarli a lavorare. Qui al lavoro da me c’è una signora che ha brindato a champagne perchè il figlio si è diplomato con 64. Ora pur di farlo laureare sta vedendo una facoltà semplice in una università senza troppe pretese. Al peggio non c’è mai fine.

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  10. @cla055: Come ti dicevo prima, il vero scandalo è che per nessuno degli alunni sopraccitati si è posto il problema della bocciatura. Anche per quello che si è diplomato con il minimo siamo stati a discutere se dargli 60 o 61, ma la sua promozione non è mai stata in bilico.
    Comunque, di’ alla tua collega che Lettere è fatta apposta per suo figlio. E’ una facoltà poco gettonata, perché offre pochi sbocchi lavorativi: di conseguenza i professori, per attirare qualche studente in più, anziché dal 18 partono dal 26. Lì si laureano praticamente tutti con il 110 e lode: basta arrivare alla tesi con una media del 28 e rotti (con il 26 come voto minimo non è certo un’impresa) e avere un buon rapporto con il proprio relatore. Non a caso, quando ci sono state le prove di abilitazione all’insegnamento nel 2014, soltanto il 7% dei laureati in Lettere è riuscito a superarle: questo significa che, di tutti i 110 e lode che vengono sfornati in quella facoltà, soltanto il 7% è meritato e veritiero.

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  11. In effetti sta proprio pensando ad una facoltà letteraria. E’ indecisa proprio tra Lettere e Scienze Politiche. Tanto poi per quel che gli serve la laurea…..solo per dire che ha un figlio con il pezzo di carta….questo per farti capire che anche i genitori a volte non vogliono capire….

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  12. @cla055: Hai centrato il punto: molti genitori non vogliono accettare i limiti del figlio. Puoi mettergli sotto gli occhi le prove più plateali della sua stupidità e/o della sua indisciplina, e loro continueranno comunque a negare l’evidenza anche a se stessi. Il caso della tua collega mi sembra emblematico: suo figlio ha preso il diploma per pochi punti, quindi appare evidente che lo studio non fa per lui, eppure la madre va dritta per la sua strada e sogna per lui addirittura la laurea. E probabilmente riuscirà anche a realizzarlo questo sogno, se lo farà iscrivere alla facoltà giusta.
    Ad ogni modo, confido che tutto questo finirà: quando i diplomi e le lauree cominciano a venire dati troppo facilmente, a quel punto si svalutano i titoli di studio, un po’ come quando stampi troppa cartamoneta, e quindi presto o tardi si imporrà un ritorno al rigore che c’era prima. Nel frattempo io mi sono portato avanti con il lavoro, dato che sono stato rigoroso fin dal mio primo anno di insegnamento.

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  13. @tutti @Camilla
    Camilla, hai ragione ad enfatizzare certi libri, alcuni dei classici che ho letto quest’anno, inaspettatamente, si stanno rivelando bombe a scoppio ritardato. In particolare, “Robinson Crusoe”, “Gulliver”, “La capanna dello zio Tom”, letti (ascoltati) in versione integrale, mi stanno dando tanto da riflettere, ancora adesso, a libri ultimati, anche se, come avevo spiegato, in corso d’opera qualche difficoltà l’avevo avuta. E forse c’è anche un altro autore che tu sempre decanti, che io adagio adagio sto già leggendo (ascoltando), rispetto al quale dovrò ricredermi, o meglio, dovrò ricredermi rispetto al fatto che mi sembravi un po’ esagerata quando ne tessevi le lodi sperticate, diciamo un po’ troppo enfatica. Però lasciami finire, poi ti dirò, ma mi sa che hai ragione tu.

    @tutti @Cristina
    Cristina, ognuno legge con le modalità e i supporti che preferisce, l’importante è sforzarsi di ricordare che la nostra modalità non è l’unica possibile e degna di stima.

    Ciao,
    Mariangela

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  14. Sarebbe il caso, visto che siete tutte donne di alta cultura e intelligenza sopra la media, che lasciaste da parte questa acredine nelle risposte. Rispondere in maniera piccata non aumenta la forza delle proprie argomentazioni che possono tranquillamente essere riportate in maniera meno ‘acida’.
    Con simpatia. Claudio

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  15. @claudio e ww.
    questa ignoranza che denunciate non è. colpa soprattutto della scuola? Degli insegnanti?sicuramente non è. stato fatto un buon lavoro.

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  16. Sono totalmente d’accordo con Claudio. Peraltro, i commenti acidi sono forse il minore dei problemi: qua ci sono anche insulti, tentativi di isolare gli utenti sgraditi, tentativi di mortificare i tentativi di condivisione altrui… il tutto anche per l’inerzia di Luigi, che non è MAI intervenuto per risolvere questi problemi, nonostante glielo abbiano chiesto ripetutamente più utenti di questo gruppo di lettura. Luigi ha scritto un commento al riguardo soltanto 2 volte: la prima per dirci che dovevamo parlare soltanto di lettura, la seconda per dirmi che stavo esagerando a voler adire le vie legali a seguito degli insulti di Querelata. Peccato che, se sono arrivato a questo punto, è stato perché lui ha permesso a Querelata di insultarmi impunemente per mesi: di conseguenza, invece di darmi del ridicolo, avrebbe dovuto riflettere su quanta parte ha avuto nello scadimento di questo gruppo di lettura.
    Luigi, dubito fortemente che leggerai mai questo mio commento, perché il tuo menefreghismo riguardo al gruppo di lettura che tu stesso hai creato è ormai chiaro a tutti; tuttavia, nel remoto caso in cui ti giunga sotto agli occhi, sappi che ti parlo così non per provocarti, ma perché ho a cuore questo salotto virtuale.

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  17. @Camilla: Da un bel po’ di tempo a questa parte lo stato italiano, pur di coprire le cattedre vacanti, ha cominciato a imbarcare in gran quantità anche dei docenti poco qualificati: per insegnare da supplente alcune materie basta la laurea, per altre addirittura il diploma. Di conseguenza, possono capitare delle situazioni paradossali per cui uno studente può prendere 60 alla maturità del 2018, e ritrovarsi a fare il commissario interno alla maturità del 2019. Per diventare docente di ruolo invece devi essere super preparato, ma purtroppo i docenti di ruolo sono pochissimi.
    Insomma, l’ingresso nel campo dell’insegnamento è diventato facilissimo, praticamente basta volerlo: dal punto di vista occupazionale è una gran cosa, da quello didattico è una sciagura, perché un docente poco qualificato produrrà quasi certamente alunni poco preparati.
    Nel caso della classe di cui parlavo con Claudio secondo me la docente di Lettere più che poco preparata era poco rigorosa. L’ho dedotto leggendo il documento in cui i vari professori presentavano la classe: lei ha scritto che, una volta accortasi che i ragazzi non studiavano a casa, ha smesso di assegnare loro le pagine del manuale, e si è accontentata che loro sapessero ciò che veniva spiegato in classe. Insomma, davanti alla nullafacenza dei suoi alunni lei si è arresa, non ha tentato di inculcargli il senso del dovere per cui, se un tuo superiore ti dice di fare qualcosa, tu lo fai, punto, che tu ne abbia voglia o meno. Ero quasi tentato di prendere quel documento e sottoporlo al preside dell’istituto, ma poi ho rinunciato: mettere in cattiva luce un/una collega non fa parte del mio modo di essere.

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  18. @tutti
    Il libro di Cataluccio “Vado a vedere se di là è meglio” è riuscito anche a farmi apprezzare, udite udite, un bel film:

    ► “Music Box: prova d’accusa”, regia di Constantin Costa-Gravas, Multimedia San Paolo, 2009, 1 DVD (120 min.)

    Bello, veramente: un ungherese oramai residente negli USA da 40 anni, nonno affettuoso e tranquillo pensionato, è accusato di crimini di guerra, lo difende la figlia, avvocatessa affermata.

    C’è la memoria della seconda guerra mondiale, la questione della responsabilità dei crimini commessi in Ungheria tra il 1944 e il 1945, belle immagini di Budapest (a un certo punto, per sentire un test che non è trasportabile, la scena si sposta dall’America all’Europa), la guerra fredda, e tanto altro.

    Ecco, forse quando trovo il film che si incastona in un contesto di cui sto leggendo, forse mi torna più facile apprezzarli i film, o forse no, forse questo era proprio l’argomento.Cataluccio ne parla nel capitolo dedicato a Budapest, quando ricorda l’eccidio del Ponte delle catene.

    Ciao,
    Mari

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  19. Claudio, abbi pazienza Claudio, ma a volte, sai….so’ tempi duri e capita di essere succinti e un po’ caustici, c’è di peggio, lo sai, suvvia

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  20. @ Claudio non sembri lo stesso cla di prima. Colpevolizzare gli studenti come ” categoria” di asini , era una qualità di ww.E’ ovvio che lo studente alla prova e’ anche il prodotto di anni di itinerario scolastico, colpevolizzarlo per la sua ignoranza mi sembra ingiusto.
    Anche criticare i rapporti un poco non conformisti tra persone che si scrivono e si vogliono bene da anni non lo trovo simpatico.Da parte di ” quel” Cla che mi pareva spiritoso e acuto. Mah! Cam

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  21. Mi sono permesso di scrivere degli studenti perchè sono convinto che i giovani di oggi abbiano interessi culturali completamente diversi da quelli che avevamo noi degli anni ’70. Ad esempio questi non leggono un libro o un giornale manco se glielo regali, sono sempre attaccati a questi dannati telefonini non si guardano neppure in faccia. Ancora oggi io riesco a leggere da 2 a 4 libri in un mese (a secondo della difficoltà e parecchi sono gialli quindi facilmente ‘digeribili’) la mattina arrivo prima al lavoro proprio per la lettura dei quotidiani per poter partecipare ad una discussione in famiglia o con gli amici sui fatti del giorno. Odio sentirmi perso su una questione perchè non informato. Ma tutto questo Camilla parte da lontano. Da ragazzo avevo sempre il giornale in tasca magari non mi compravo la pizza ma il soldino per il giornale l’avevo sempre. Quando era il mio compleanno i miei famigliari o amici sapevano che un libro era il massimo per me, cio’ che preferivo. Quindi sentire persone che non distinguono Pirandello da Calvino o non sanno nulla dei Malavoglia o del Risorgimento mi lascia basito anche perchè ogni tanto ho trovato la stessa ignoranza in ragazzi qui al lavoro. Sanno tutto di moda, di sport, di macchine ma nulla della realtà quotidiana. Sono avvilito cara Camilla. Forse capitano tutti a me gli ignoranti. Riguardo i rapporti tra voi mi sono permesso di intervenire solo per paura che la vostra amicizia possa risentirne. Ma se tu mi dici che questa intrusione ti infastidisce ti chiedo umilmente scusa. Mi sono preoccupato di qualcosa che non succederà.

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  22. Claudio ha messo in rilievo un altro elemento importante: ad abbassare il livello culturale degli studenti non ha contribuito soltanto lo stato italiano (regalando supplenze e titoli di studio a chiunque), ma anche gli studenti stessi, che hanno smesso di acculturarsi in modo autonomo. E, come ha giustamente detto Claudio, i cellulari hanno avuto un ruolo determinante in questo distacco dalla cultura. Quando ho cominciato a fare il pendolare 10 anni fa, i treni erano pieni di ragazzi e adulti che per passare il tempo leggevano libri e quotidiani; oggi questi tempi morti vengono riempiti scorrendo le notifiche di Instagram o le conversazioni Whatsapp. Qualche anno fa un adolescente avrebbe cercato di rilassarsi leggendo “Colpa delle stelle”, oggi si rilassa guardando i video di Er Faina.
    A determinare il declino culturale dell’attuale generazione ha contribuito anche un altro fattore, che avevo già accennato nel mio ultimo commento: l’atteggiamento sbagliato di molti professori. Molti miei colleghi infatti, quando si rendono conto di avere una classe poco volenterosa e con un basso livello culturale, non cercano di elevarla sotto l’uno e l’altro aspetto: preferiscono agevolarla, abbassando il livello della didattica finché la maggioranza della classe non riesce a strappare il seuccio.
    Ci sono addirittura dei professori che non danno il debito per principio, anche ai ragazzi che non sanno e non fanno nulla: preferiscono fare così perché rimandare i ragazzi a Settembre significa perdere un bel po’ di tempo in burocrazia, e soprattutto ricominciare a lavorare 15 giorni prima.
    Altri docenti ancora rimandano pochissimo perché hanno la mentalità idiota per cui, se un alunno non raggiunge la sufficienza, non è colpa dei suoi limiti intellettivi e/o della sua poca voglia di studiare: è colpa del professore, che non ha trovato la chiave per farlo rendere al meglio. E spesso questa chiave viene trovata nel modo che ho detto prima: abbassando il livello della didattica, banalizzando i concetti alle spiegazioni e facendo domande ridicole alle interrogazioni.
    Insomma, per alzare il livello culturale degli studenti dovrebbero cambiare molte cose: lo stato italiano dovrebbe dare le cattedre solo a personale altamente qualificato, i professori dovrebbero essere più rigorosi e gli alunni dovrebbero sostituire (almeno una volta ogni tanto) i cellulari con i romanzi o i quotidiani. E vi assicuro che le cose sono collegate: un personale altamente qualificato sarà probabilmente serio, rigoroso e appassionato, e una parte degli alunni, contagiata da tale passione, si avvicinerebbe alla cultura e scoprirebbe che esistono anche altri libri oltre a quello dei The Show.

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  23. @Camilla: Non ho mai colpevolizzato gli studenti come categoria di asini, perché odio le generalizzazioni. Io mi sono limitato a catalogare come asini DUE soli alunni DUE ANNI FA, per il semplice fatto che quegli studenti erano di una stupidità sconcertante, avevano una voglia di studiare sotto lo zero e non si sono appassionati alla cultura nonostante i mille sforzi che ho fatto in questo senso (sforzi che avevano avuto grande successo con tutto il resto della classe, quindi sicuramente non era colpa mia). Sulla base di questi elementi io dissi che erano degli asini, e avevo pienamente ragione. Tu adesso hai ripreso quel mio vecchissimo commento, l’hai riportato facendo una gigantesca forzatura e quindi ne hai stravolto completamente il senso. Spero che tutto questo non sia stato fatto in malafede.

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  24. Patria, di Aramburu.
    solo le prime 100 pagine eppure.. eppure.. voglio già dirlo – che bello!
    poche righe per commuoversi, uno strano uso dei tempi verbali e pagina dopo pagina questi personaggi che vivono e che poi mi camminano nella testa anche a libro chiuso.

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  25. claudio sui giovani di oggi mi viene da pensarla quasi come te, poi mi dico: e se avessi io 20 anni oggi, come sarei?
    abbiamo avuto la fortuna, fortunissima di avere una gioventù in anni aperti, curiosi, vivaci, pieni di dinamismo e ottimismo – almeno fino a un certo punto.
    C’era – latente ma nemmeno tanto-un’idea di progresso e di pace che ci teneva avvinti e ancora più di giustizia.
    E oggi chi è giovane cosa deve pensare? sperare? in che cosa? in chi? quali miti gli vengono proposti? robetta miserabilke. Ci vuole uno sforzo immane perchè uno/a da solo/a si alzi dall’orizzonte di melma e buio in cui li abbiamo fatti vivere, non credi?
    I genitori hanno mille colpe, la società e naturalmente anche la scuola. E’ proprio l’idea di un futuro dignitoso e giusto che manca.

    Conosco giovani non italiani messi molto meglio. L’Italia è un paese infame per chi è giovane oggi, pure questo va detto, poveracci, come non li invidio

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  26. @Tutti
    Cosa dire di quei libri che iniziano bene, che ci divertono per buona parte della loro mole, che ci incalzano, la cui trama, però, con nostra grande delusione, non regge fino al finale? Ne possiamo dire male al cento per cento? È corretto bollarli come libri non riusciti e appioppar loro un voto negativo?

    Mi sto riferendo a “Follia” di Patrick McGrath: il titolo inglese è più eloquente di quello dell’edizione italiana, “Asylum”, cioè “Manicomio”, introduce meglio la vicenda: uno psichiatra ha in cura un omicida, l’omicida si comporta bene e gode di relativa libertà: gli viene consentito di lavorare nel giardino di un altro psichiatra che lavora nella medesima “casa di cura”, nel giardino ha modo di avere contatti con la moglie del medico e …

    Vi dico, bello, avvincente, tra i due si scatena atttazione fatale, ma alla donna, insoddisfatta dall’angustia del suo matrimonio e dalla piccineria della vita in provincia, non manca solo l’amore fisico, diciamo che in Stella io ci ho trovato tanto di Madame Bovary, e anche nei tratti di suo marito, un po’ ottuso e incapace di comprendere le necessità della moglie, ho intravvisto le caratteristiche di un consorte letterariamente famoso (avrete già capito quale altro librone io stia leggendo, ne accennavo a Camilla l’altro ieri).

    Tutto questo fino a quaranta pagine dalla fine dove, secondo me, l’autore non è stato in grado di reggere tutto il materiale che aveva buttato sul piatto, come se qualcosa gli fosse scappato di mano. Io penso che anche in scrittura non tutte le ciambelle escano col buco, la ciambella può non essere perfetta ma nulla toglie che l’impasto sia ottimo e che il sapore dello sfornato sia più che accettabile; a me il libro di McGrath è piaciuto molto anche se non posso attribuirgli i pieni voti. Ho apprezzato anche il film.

    Non è un libro recente, magari l’avete letto.

    Ciao,
    Mariangela

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  27. Ciao a tutti.
    Scusate se faccio un mischiotto degli interventi, ma ho i piedi nell’oceano Atlantico.
    Quanto ai “giovani”, direi che anche quando ho fatto la maturità io di affermazioni demenziali ce ne sono state tante ed il voto non si è discostato molto dal mio che già da bambina leggevo poesie e giornali e intervenivo nelle discussioni degli adulti.
    Su FOLLIA, cara Mariangela, posso dire molto male, per averlo letto tanti anni fa e trovato assolutamente un utile insetticida :-).
    Ho finito stamattina RIPARARE I VIVENTI che ho trovato meraviglioso.
    Grazie per averlo consigliato.
    Come spesso accade, la trama è scarna, ma i personaggi e le situazioni delineati in modo davvero magistrale.
    Bye

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  28. Anche io ho un ricordo abbastanza negativo di Follia letto forse 10 anni fa. Mi era sembrato melenso e pretezioso. Sei in Spagna? in portogallo o in Francia cara jezz?? Riparare i viventi, mah, si , be, io l’ho letto volentieri, però ne avevo parlato qualcosa non mi aveva convibnta del tutto. Il linguaggio se non ricordo male.
    Tenessi mai una copia di quel che scrivo, macchè

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  29. @cristina
    Quindi, contrariamente all’andamento generale in Italia, noi leggiamo troppo e scriviamo poco.
    Del resto, qui a Tenerife sia in albergo sia in giro nel nuovo e nell’ usato non ci sono romanzi in italiano…
    Sigh!

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  30. @Mariangela
    Si condivido il tuo giudizio su “Follia” letto anni fa ..mi ricordo che la prima parte la si legge con ansia di vedere dove il ” rapporto malato” arrivera’ poi come alcuni libri di questo scrittore ( molto bravo , per me) la parte finale delude..e, comunque, mi ricordo che non provai molta simpatia per la protagonista..

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  31. Ptrik Mc Grat e’ uno dei più importanti autori sulla follia.Non si può criticarlo solo perché a “noi”sarebbe piciuto diverso. Follia è. divenuto un best seller e questo non fa bene a un libro. Mc Grat ha scrtto decine di libri sulla follia, e’ considerato un grande ovunque. Provare a leggere quel librino poi chiamato UOMO RAGNO ( ma non si chiama affatto così ) e’ un capolavoro assoluto sulla follia.Il libro non il film,come molti altri del grande maestro americano.
    Ci sono i romanzi ” bigiotteria, anche ben fatti ma non si devono confondere con le pietre rare e preziose.La bigiotteria può piacere moltissimo,ottimo artigianato a volte e, ognuno la apprezza o la critica come gli pare. ma di fronte a un bel rubino,p.es bisogna stare attenti a nonscambialo per un pezzo di vetro e trattarlo con sufficienza. Cam

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  32. Camilla, come sarebbe non si può criticarlo perchè a noi sarebbe piaciuto diverso? io del libro ho unb ricordo confuso, di una seconda parte poco riuscita e avvitata. Devo quindi stare zitta? il lettore /la lettrice non è all’altezza?
    ok tutto, però,, mi pare un po’ eccessivo… cosa si può criticare ordunque?

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  33. ah che rabbia ‘sto Joxe Mari, bullo infarcito di ideologia e violenza. e sua madre mediocre donnetta che me ne ricorda tante qui di paese, pettegole basabanchi! Ma per fortuna c’è Arantxa, così vitale e intelligente e dal futuro così ingiusto.

    Il romanzo è poderoso e magari cambierò idea sui personaggi andando avanti nella lettura ma la cosa bella è che vivono davvero!! Ma da dove sbuca ‘sto Aramburu??

    .. “Leggi tutto quello che puoi. Accumula cultura. Più ne metti insieme,meglio è. Per non cadere nel buco in cui stanno cadendo in molti in questo paese.”

    Quale frase più azzeccata anche per noi in Italia?

    Buon sabato 🙂

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  34. Leggo che tanti si sono indignati anche per la querela a Saviano. Ora, come ho già ripetuto diverse volte, per me Saviano è un eroe, e Salvini un politico che mi piace molto poco. Tuttavia, in questo caso specifico ad aver ragione è Salvini: nel momento in cui nomini un politico “ministro della malavita”, stai oltrepassando il limite che divide la critica (anche fortissima) dall’insulto, e quindi non ti puoi lamentare se la persona offesa decide di schiantarti una querela sul capo. Tra l’altro il limite tra fortissima critica e insulto lo conosco benissimo, perché anch’io mi sono trovato mille volte a camminarci sopra, e non l’ho mai oltrepassato. Saviano avrebbe dovuto porre la stessa attenzione a ciò che scriveva, anzi pure di più, perché le sue parole hanno un’influenza e una diffusione infinitamente maggiori dei miei commenti.
    La mia stima per Saviano non è comunque cambiata di una virgola, e lo stesso vale per l’ammirazione che nutro nei confronti di Paolo Savona: l’hanno indagato per un atto dovuto, ma è pur sempre una seccatura e una non – notizia su cui i media anti – governo marceranno per chissà quanto. Ma lui ha già dimostrato di avere la pelle dura, e di non vacillare neanche davanti alle tempeste mediatiche più furiose. Forza Paolo, siamo tutti con te!

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  35. Allora Wwayne chiariamo subito i punti da te elencati:
    Salvini viene apostrofato da Saviano “ministro della malavita”. Coma vuoi chiamare un segretario della Lega che presenta Bossi, condannato in primo grado da accuse di cui si hanno registrazioni video e audio, a senatore della Repubblica? E cosa dire quando i magistrati gli chiedono conto dei 49 milioni di euro frodati allo Stato, quindi a tutti noi, che non ci sono piu’?
    Riguardo Savona da Repubblica: Alfano, ministro dell’Interno, stava alla Procura di Roma che ne ipotizzava il reato di abuso d’ufficio per il trasferimento a sorpresa del prefetto di Enna (l’accusa cadde pochi mesi più tardi dinanzi al Tribunale dei ministri per “totale carenza di indizi”). “Alfano si dimetta in cinque minuti”, intimava Luigi Di Maio su Twitter.
    Allo stesso Di Maio, nelle nuove vesti di vicepresidente del Consiglio, sono bastate ieri cinque parole per derubricare come insignificante l’inchiesta che vede indagato Savona: “Atto dovuto, si va avanti”.
    Caro Wwayne questa è una differenza tra destra e sinistra. Altro che non ci sono piu’, ci sono differenze e sono tangibili.

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  36. @Claudio: Anch’io avrei avuto mille volte dei dati oggettivi su cui basare i miei insulti, eppure non li ho mai proferiti. E’ quel senso del limite di cui parlai una volta anche con Jezabel: c’è chi ce l’ha, c’è chi non ce l’ha. Saviano ha mille qualità, ma questa gli manca.
    Riguardo all’ultima parte del tuo commento, Di Maio non è né di destra né di sinistra, ma non è questo il punto: il punto è che tu stai continuando a vivere con un pathos smisurato una contrapposizione tra destra e sinistra che non esiste più da un bel pezzo, un po’ come il giapponese che continuò a difendere l’isola di Lubang anche a guerra strafinita. Oggi la vera contrapposizione è tra vecchi partiti e antipolitica, quindi io e te siamo sulla stessa barca. E se continuiamo a battibeccarci anziché fare fronte comune, per l’antipolitica sarà un gioco da ragazzi disintegrarci. Non sconfiggerci: disintegrarci.

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  37. @ Cristina pensavo che per tutti i lettori fosse importante capire cosa si tiene in mano mentre si legge. Oppure mentre si gira in una mostra di quadri.Alcune opere ancora non sono considerate ” classici” titolo che si da a un’opera delle arti dopo un iter particolare e complesso
    .Una mostra di quadri può esporre sia dei classici che autori ancora ignoti . Chiunque può esprimersi come crede .Di fronte a un classico (es.un Guttuso o un Boetto o addirittura un Manet) si dice ” mi piace molto oppure no ma non si dirà mai ” Manet, o Guttuso o il contemporaneo Boetto doveva fare diversamente. Mentre di fronte a un autore sconosciuto si potrà. anche criticare la posizione di una figura o altro.
    Tornando a Mc Grat , classico della letteratura sulla malattia mentale, si potrà dire non mi piace ma non affermare che sarebbe stato meglio…un lieto fine, ecc. Chiedo scusa ma qualche distinguo per capire meglio, a volte è. necessario.
    Perdonate ma è meglio sapere cosa si legge o si guarda in ima mostra ecc. O no?

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  38. Camilla, io di solito so quasi sempre cosa guardo e cosa leggo perchè siccome so di esare ignorante tendo a informarmi molto.
    Non sono nemmeno di quelle che dicono che il lettore ha diritto di dire sempre la sua su tutto, ad esempio sui classici. ci vuole cultura, informazione, contesto. D’accordissimo.
    Non ho mai augurato un finale diverso di Follia. Ho detto che non mi piaceva e che non mi convinceva del tutto.
    Non sono la prima arrivata ( nè l’ultima) in fatto di lettura e il mio ricordo è pure abbastanza sfocato. Un libro sulla salute mentale non del tutto convincente , secondo me, almeno nel mio ricordo, ma vabbè , è solo questione di capirci eh

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  39. Aramburu…da dove sbuca? anche io me lo sono chiesta. Per scrivere un libro così potente e bello, deve aver fatto una gavetta che lèvati ( Anni lenti è bruttino, infatti, proprio preparatorio).

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  40. @Cristina @Tutti
    Cristina, la tentazione di venire qui è denunciare le ingiustizie del mondo è molto forte e mi riferisco anche a quelle personali, quelle che a causa della temperie politico sociale (oppure, più in generale, a causa della stupidità umana?) molti di noi devono subire sulla propria pelle. Io penso che, qui, dovremmo parlarne attraverso il giudizio che esprimiamo sui libri che leggiamo.

    Vedo che l’audio di Murgia che hai lincato dura 42 minuti, ti chiedo: puoi darcene un sunto?

    Ciao e grazie
    Mariangela

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