I libri più belli, letti nel 2018

William James Glackens, 29 Washington Square, 1911
William James Glackens, 29 Washington Square, 1911- Wikiart

Ripartiamo. Ripartiamo con lo spazio nel quale si esprimono le anime pubbliche dei lettori di questo blog. Anche quest’anno devo ringraziare tutti coloro che generosamente e con assidua pazienza dialogano con gli altri lettori a proposito di letture fatte e desiderate. Con molto senso critico ma anche rispetto per le opinioni di tutti.
Spero che tutto ciò si ripeta anche per il 2018.

La regola/invito è sempre la stessa: ci occupiamo, descriviamo, giudichiamo, consigliamo letture e libri che abbiamo letto e riletto nel corso di questo 2018.

Grazie ancora a tutti e buone letture!

Qui trovate comunque le 55 pagine di discussione del 2017, quasi 2800 interventi

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194 commenti

  1. @Dani: grazie del “benvenuto”. Un “porto sicuro” è un’immagine perfetta.
    @Cristina: ha comunque una potenza innegabile. Il confine è sottile. Personalmente, credo meriti più di quanto le hanno riconosciuto.

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  2. ciao cara @Dani, cavolo mi sa che l’unica a non considerare un capolavoro il Canto della pianura sono io ! l’ho letto con moderato interesse ma scrittura troppo scarna, meccanica , ripetitiva per me, troppo piatto ( effetto “pianura” voluto? 🙂 ), bei personaggi ma troppo calmi , senza passione, insomma piacevole ma tutto sommato per me molto sopravvalutato.
    Di Haruf molto molto bello “Le nostre anime di notte” .
    buona settimana a tutti!

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  3. dunque, cara Chiara, potente o no, escludo che Fallaci possa essere considerata un classico.
    Al di là che io personalmente detesto – proprio detesto – la sua deriva degli ultimi decenni, i classici non sono solo libri o autori/&autrici che molto hanno fatto parlare di sè e sono stati molto letti.
    C’è già stata qui una discussione mesi fa sul concetto di classico e non voglio ripeterla, ma insomma un classico non è “caduco”, non è legato a un tempo storico, mentre Fallaci lo è e moltissimo.
    E devo dire che secondo me non se la fila più nessuno, letterariamente parlando ( viene invece usata politicamente dalla lega, e questo è un triste discorso)
    . Ricordo di aver letto da giovane Un uomo ( il suo fidanzato greco, poi ucciso dai colonnelli) e Lettera a un bambino….
    All’epoca mi erano anche piaciuti, figurati. Resta una scrittura da brava giornalista, ma secondo me la letteratura è un’altra cosa.

    La Pianura l’ho letta l’estate scorsa e me la sono anche dimenticata parecchio.. ahaha. Haruf è carino, non molto di più a mio parere. Le nostre anime di notte però mi era piaciuto decisamente.

    Invece sto leggendo con grande piacere Fair Play di Tove Jansson, finlandese. Arguto, molto arguto. Rapporto 40ennale fra due donne artiste che vivono insieme. Moooolto interessante.

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  4. ciao @Cri, meno male che non sono l’unica ad essere tiepida rigurdo la Trilogia della Pianura, in giro per il web lo scorso anno molti “gridavano” al capolavoro riscoperto!
    invece de Le nostre anime di notte ho visto anche il film, con i magnifici Robert Redford e Jane Fonda, bello anche il film, ma il libro più commovente.

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  5. eccolo, l’ho finito:
    Finlandese, morta nel 2001, famosa scittrice per bambini. Tove Jansson ha vissuto per 40 anni con la sua compagna scultrice e regista su un’isola e in un grande fabbricato nel porto di Helsinki dove ognuna aveva il proprio atelier ai due capi opposti della casa.
    . Fair play è un piccolo libro di Tove (Iperborea) dove due donne, Mari e Jonna, vivono, parlano, stanno in silenzio, vanno in barca, bevono guardano film belli o brutti, ma soprattutto lavorano nei loro atelier, e si rispettano.
    Arguto, terso e sapiente, in questi raccontini all’apparenza slegati sembra non succedere niente eppure – in quella luce tesa del rispetto d’amore – succede tutto.
    Un vero gioiellino. Consigliatissimo.
    Anche la postfazione di Ali Smith è meravigliosa

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  6. A proposito di film, vi faccio una richiesta: andate a vedere “Il mio nome è Thomas”, il nuovo film da regista di Terence Hill (esce tra 3 giorni). Il mio beniamino in un’intervista ha fatto un appello ai suoi fan, dicendo che si è indebitato fino al collo con le banche per realizzarlo, e quindi spera che il suo pubblico gli permetta di rientrare delle spese sostenute. Insomma, il mio idolo ha bisogno di tutto l’aiuto possibile, e io non lascerò cadere nel vuoto il suo appello: con tutte le gioie che mi ha dato, spendere 7 euro di biglietto del cinema è il minimo che io possa fare per ripagarlo.
    E poi, anche se non avessi un debito di gratitudine nei suoi confronti, mi basterebbe quella dichiarazione per convincermi a vedere “Il mio nome è Thomas”: è un segno di grande dedizione alla propria arte decidere di rimanere in mutande pur di realizzare un film, e questa passione va premiata. Questa decisione molto coraggiosa è un motivo in più per ammirarlo, oltre al suo talento come attore e alla forza che ha dimostrato nel rialzarsi dopo la morte di suo figlio. Davvero un grande uomo.

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  7. @Edita che ridere, pensa che io mi dicevo, leggendo Canto della pianura “devo proprio consigliarlo a Edita perché ama quel Paese e la sua letteratura”‘…. e vabbe’ ti avrei dato un consiglio non gradito.
    A me sta piacendo da morire. Buffo come ognuno abbia percezioni diverse da una stessa lettura. I personaggi che tu trovi senza passione secondo me sono invece docili alle pieghe della vita, capaci di accettare i disegni del destino, quali che siano, Haruf li rende mirabilmente e io mi sto innamorando di ognuno di loro. Eh si, ogni libro diventa cento libri, scontrandosi con la nostra indole, i nostri vissuti. Io mi comprerò sicuramente tutta la trilogia!!!

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  8. Dani io l’ho letta tutta l’anno passato la Pianura con la gamba in su per i chiodi, si carino, non mi è dispiaciuto, ma è …esile, leggero, delicato. tenero. Leggerla fa bene, ma poi è come un’increspatura, passa veloce, lascia poco il segno ( secondo me). nemmeno mi ricordo più di cosa parla figurati

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  9. @Dani è assolutamente vero quel che dici dei libri, e lì sta anche il loro misterioso fascino!
    Anche a me sono piaciuti molto alcuni personaggi di Haruf, i due vecchi fratelli che accolgono la ragazzina incinta me li ricordo bene.
    La scrittura però (ma poi in traduzione, dovrei leggerli in lingua originale) con tutti quei passati remoti in terza persona,uno dietro l’altro,frasi schematiche, da terza elementare, insomma alla fine mi era insopportabile quel modo di descrivere. Ovviamente vale per me.
    Anzi ti dirò che qualcuno potrebbe muovere alla Trilogia della Frontiera di McCarty obiezioni simili per la lentezza delle vicende narrate, la mancanza (apparente) di slanci dei protagonisti, addirittura la quasi totale mancanza di personaggi (umani)in “Oltre il confine”; eppure la profondità, la lungimiranza se così posso dire, il peso e la perfezione delle sue parole, lo pongono nel mio Olimpo personale della letteratura. L’effetto straniante e totalizzante dei suoi spazi raccontati, lo spirito terreno e umano dei suoi cavalieri -ragazzini, così giovani e incoscienti ma allo stesso tempo determinati come veri uomini, non passano..restano in testa e continuano a farmi riflettere sul mondo, sull’uomo, sulle frontiere e sui limiti nelle nostre vite..

    @Ww fin dall’infanzia sono una fan accanita di Terence Hill e Bud Spencer! Ogni volta che in tele passa un loro film non me lo perdo! Una comicità semplice, genuina, tenera e senza secondi fini. Una leggerezza che ristora da giornate pesanti e brutte!

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  10. @EditaLara: Hai descritto perfettamente tutto ciò che li rendeva così speciali. Mi fa molto piacere di averteli riportati alla mente, e spero che quest’ultima fatica di Terence Hill sarà all’altezza di quei capolavori. Anzi, se “Il mio nome è Thomas” fosse bello anche solo la metà di quei film sarebbe già un successo! 🙂

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  11. @tutti
    gentili amici,
    sono appena rientrata dalla Sicilia.
    Come al solito, una full immersion nella grande domanda: chi sono?
    In genere prendo l’auto e me ne vado per campagne; in questi giorni l’odore di zagara crea stordimento e la primavera ti invade proprio, anche se il sole si è fatto attendere .
    Da un po’ me ne sto lontana e non per il contrasto, ma per la serie di cose che faccio e di case che cambio e di attività a cui mi dedico etc
    Vi ho seguito fedelmente ed ho preso appunti. Non ho ancora letto la Ernaux e ci sto facendo un pensiero.
    Ho letto molto, ma tutto è già sedimentato. De LE OTTO MONTAGNE, però, vorrei dire qualcosa. Mi ha colpito. Suggestivo il rapporto con la montagna anche per me : oggi ci vivo, ieri la frequentavo (una montagna vulcanica, gassosa, Madre, violenta, sbattuta dal vento o colpita da un sole implacabile, ma anche le Alpi, solide, difficili, inarrivabili) e come il protagonista la vedevo come una metafora del mio rapporto coi miei, della mia vita universitaria etc.
    Diventerà un classico nel suo genere, credo.

    @Cristina
    Coi gatti mi trovo benissimo: a marzo è venuta a mancare la nostra principessa, ma mia mamma ha una colonia felina e siamo semore circondati.

    @Chiara
    amo dire che i classici pagano sempre; sebbene con la parola classico indichiamo ormai diverse categorie di opere (alcune sono classici per aver fatto discutere, altre perchè lasciano il segno e basta).

    Ciao

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  12. @ tutte/i
    Prima di tutto viglio dirvi la mia soddisfazione per il Premio Pulitzer per la narrativa dato a Sean Greer. Ho letto tutti i suoi libri tradotti in Italia e mi resta tra il mobilio necessario alla mia mente la bellezza sorprendente e coraggiosa di STORIA DI UNA FAMIGLIA, e il mistero a.amorevole di CONFESSIONI DI MAX TIVOLI. Sono storie che fanno perno sulla passione e la difesa della diversità, del coraggio di voler cambiare ciò. che sembra intoccabile, inni alla disobbedienza e messa in discussione di ogni “valore” calato…dall’alto.
    Non mi piace la strenua difesa. del conformismo piu’ bieco portata avanti con grande talento sempre dalla parte dei forti e dei fustigatori della Fallaci. Non mi fa né caldo né freddo il rapporto col mondo di Haruf . Lo stesso posso dire delle otto Montagne, un inno al mito della Montagna che mi rifiuto di mescolare con le passioni di un essere umano.La montagna incantata resta quella di Thomas Mann. O di Buzzati e cose così. E pensare che lo Strega lo hanno dato alla gelida montagna. Se il romanzo fosse stato ambientato a Milano o zRoma o Trento o Vienna o Canicattì niente Strega .
    Quanto a don Matteo lo amo in ogni ruolo e trovo che sia un uomo adorabile. Vi abbraccio. Cam

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  13. @Camilla: Mi fa molto piacere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda su Terence Hill. E anche su Buzzati: alcuni dei suoi “Sessanta racconti” sono semplicemente geniali.

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  14. Camilla, tesoro, sai che ti amo, ma dimmi. TU lo hai letto il libro di COgnetti?? intendo letto dalla prima all’ultima pagina? ho bisogno che tu me lo dica dopo le perentorie affermazioni del post qui sopra ( che se le facessi io sarei lapidata sul posto)

    Jezz, come mi sei simpatica! ti abbraccio stritolandoti

    Don Matteo mi piaceva, anni fa, adesso non ne posso piùùùùùùùùùùù, ma terence hill mi è MOLTO simpatico, poi è pazzo come un cavallo e mi piace anche per quello

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  15. @Ciao Cris, due righe in fretta (ho in ballo un mucchio di rogne, ah se non avessi i miei libri!)
    1. Anche se non frega niente a nessuno correggo il titolo da storia di una famiglia a STORIA DI UN MATRIMONIO , di Greer.
    2. ho letto Cognetti , per forza, qui il libro 8 montagne e’ intoccabile. Che bravo ragazzo. però. anche il padre finalmente si parlano che belle passeggiate ( parola che mi deprime, passeggiata e’. più. che suff. senza aggettivi), non che sia brutto il libro, di certo non dice niente di speciale.Non da un premio LETTERARIO che è l’ unico in Italia e dovrebbe essere dato dove c’è. qualcosa di Nuovo! Insomma è. piaciuto a un mucchio di gente entusiasta che non legge mai una cippa, come dici tu. Un buon libro deve contenere ” lo scandalo” non i buoni sentimenti.
    Ciaociao. Io poi non sono certo un critico letterario ho solo i miei gusti, magari pessimi.Ti abbraccio e ti amo anch’io. Cam

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  16. camilla,
    i premi letterari italiani non contano un fico secco, credo io, sono solo papocchi di potere fra le case editrici, di solito.
    comunque Le 8 montagne – secondo me – è un libro molto carino (paroletta che in genere detesto) , sincero, che cerca delle verità umane, soprattutto sull’amicizia maschile. La montagna poteva essere mare o deserto, era lo stesso, penso io, è solo uno sfondo simbolico e soprattutto metaforico.
    Non è un capolavoro, certo, ma è scritto bene ( eccetto la parte Nepal, superfluissima), Cognetti sa scrivere e si lascia leggere come aria fresca e vera. Già non è poco. Ma certo NON è un inno alla montagna, ecco, questo volevo dire, quella è una lettura sbagliata, dico io e dico a te.
    Che tu lo stracci come “passeggiate col padre”, a me pare ingeneroso e anche inutilmente snob ( si, sia tu che io siamo snob, lo sappiamo, bisogna sapere i nostri limiti ahah).

    Lo scandalo – come dici tu – non si trova certo nei libri italiani contemporanei che riflettono totalmente la miseria del nostro paese marcio e senza sbocchi. Vengono scritti da noi solo libri intimi, famigliari, piccoli, di piccolo cabotaggio. Cosa vuoi che possa esserci di nuovo in un paese dove nel 2018 siamo ancora a berlusconi??
    In questo senso gli unici decenti di produzione italiana per me sono stati Marco Peano ( lui si abbastanza scandaloso), Cognetti ( che amo, il mio bel rossetto dagli occhi marron), e in parte Simona Vinci con La prima verità. Ma il panorama è in generale sconfortante e minuscolo.

    Storia di un matrimonio è bellissimo, se è quello che mi ricordo io, l’avevo letto due anni fa su tuo consiglio.

    Haruf non fa male, è facile, quindi piace. Non serve accanirsi, l’america è anche questa robetta facile e simpatica, vagamente stralunata.
    Capiscimi Cam, e capisciti.
    baci

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  17. @ Cristina non sono affatto snob . ti sbagli di grosso. Non mi sembri snob nemmeno tu e nessuno degli attuali amici di questo blog.Non capisco perché dici certe …….. Perché devi sempre ” correggere ” il mio modo di essere, i miei gusti, le mie idee . Rispetto tutti i gusti e se critico un libro non vedo perché dovrei censurarmi . Mi censuro già molto, troppo, da sola . Ma se non mi piace un libro non posso dire che mi piace.
    @ ww. Mi piace Terence Jill proprio perché e’ un uomo autentico. Mi piace don Matteo, adoro Frassica e Natalie Ghetta. Un altro uomo splendido e’ (stato) Fabrizio Frizzi e mi e’ dispiaciuto tantissimo che sia morto. E mi piace anche guardare BALLANDO CON LE STELLE, e mi piace Milli Carlucci. E guardo la TV.Scusa ww …stavo ancora brontolando con la mia amica del cuore .Mi piace anche che tu sia tornato e se ci sarà. da litigare litigheremo. ciaociao Cam

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  18. il sito è cambiatissimo, aiuto!! ma perchè? camilla, le ultime cose le condivido, Frizzi, Ballando etc etc.
    Sul resto resto della mia idea, assolutamente, che io la so più lungsa di te a volte … ahah

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  19. @Camilla: Sono totalmente d’accordo con te su Fabrizio Frizzi. Milly Carlucci non lo so, la conosco troppo poco.
    Riguardo al mio ritorno, il mio legale mi aveva raccomandato di non lasciare più commenti in questo gruppo di lettura, ma alla fine ha prevalso la volontà di dare una mano a Terence Hill, che ha bisogno di incassare il più possibile dal suo film. E’ stata un’ottima decisione: non solo per questo, ma anche perché è stato molto piacevole scoprire che l’affetto per lui ci unisce un po’ tutti.

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  20. Ciao, grazie a Luigi per la nuova veste primaverile del blog, a me piace e ogni tanto ci vuole un cambiamento 🙂

    Una segnalazione: spulciando il sito di Minimum fax ho incontrato una scrittrice che non conoscevo ma il cui nuovo romanzo uscito da poco pare molto promettente ( e acclamato): Dorothy Allison, La bastarda della Carolina.

    l’inizio promette bene ma in particolare mi ha colpito un suo articolo pubblicato da Minimaetmoralia .
    copio incollo una frase che mi ha colpito e anche il link relativo.

    buon weekend, che bello domenica vedrò Frida a Milano 🙂 !

    ” Come ho già detto, ci sono libri che non vorrei che mio figlio leggesse, libri che esiterei a permettergli di prendere in mano. Ma la mia speranza è che, qualunque libro legga, lui venga da me e mi rivolga delle domande. A quel punto, farei il respiro profondo che ho imparato a usare per recuperare tempo e pazienza, e poi potremmo parlare. Spero di poter stare nella stessa stanza con lui e i suoi libri, senza voler mai censurare parole o pensieri. Spero che i tanti libri letti gli donino una grande apertura mentale, la capacità di gestire pensieri complessi e sentimenti dolorosi, di separare ciò che è vero da ciò che è falso, e di saper riconoscere ciò che, per quanto duro e terribile possa essere, sarà sempre vitale per la comprensione del mondo in cui viviamo.”

    http://www.minimaetmoralia.it/wp/dorothy-allison-racconta-la-bastarda-della-carolina/

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  21. p.s. per @Luigi forse un po’ troppo etereo, magari il colore dei caratteri più marcato aiuterebbe la lettura, anche se per ora non mi servono gli occhiali 😉

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  22. Ci sono libri che diventano fondamentali per te stessa per il momento di vita reale che stai passando ” Le nostre anime di notte” e’ stato questo per me..molto bello anche il film..

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  23. @Camilla @Cristina
    non sapevo che LE 8 MONTAGNE avesse vinto lo Strega. O forse l’ho saputo a suo tempo, ma si sa che appunto certi premi sono dettati da varie istanze. Sto leggendo anche IL RAGAZZO SELVATICO di Cognetti; l’ho comprato per un mio collega giovane fissato con la montagna e, prima di regalarglielo, ho voluto leggerlo.
    Breve, con spunti interessanti sul genere appunto Montagna e Psiche.

    @Luigi
    A me piace la nuova veste grafica.
    Sono a scuola con un mal di testa pazzesco eppure non ho problemi a vedere (e sono miope, astigmatica e con un’incipiente presbiopia)
    FACCINACONOCCHIALI vi saluta

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  24. @tutti @Cristina
    Cristina, sai che seguo sempre i vostri consigli (quando posso), mi sono procurata questo testo che mi sembra veramente notevole:

    ► Guido Viale, “Il ’68 contro l’Università e il Sessantotto tra rivoluzione e restaurazione”, Interno4, 2018, 324 p.

    Visto che i libri talvolta li inizio dalla fine, esordisco col dire che la bibliografia è nutrita e spero di potervi attingere; per ora, delle quasi quattro pagine fitte di rimandi, mi limito a segnalare i titoli che, per via dell’autore, o a causa del titolo o per una non so quale altra suggestione, maggiormente mi attirano:

    • “La cultura e i luoghi del ’68”, atti del Convegno di studi organizzato dal Dipartimento di storia dell’Università di Torino, a cura di Aldo Agosti, Luisa Passerini, Nicola Tranfaglia , F. Angeli, 1991, X, 499 p

    • Piero Bernocchi , “Per una critica del ’68: considerazioni per l’oggi e il domani”, Bolsena Massari, 1998, 199 p

    • “Le radici del ’68. I testi fondamentali che prepararono la rivolta di una generazione”, cronologia e note bibliografiche di Marco Scavino, Baldini & Castoldi, 1998 375 p.

    • Nanni Balestrini, “La violenza illustrata”, Derive e Approdi, 2011, 96 p.

    • Erri De Luca, Angelo Bolaffi, Bompiani, “Come noi coi fantasmi: lettere sull’anno sessantottesimo del secolo tra due che erano giovani in tempo”, 1998, 126 p.

    • M. Flores, “Il Sessantotto”, Mulino, 1998, 254 p.

    • “Morte ai tiepidi: gli slogan del maggio ’68 a Parigi”, Marsilio, 1998, 96 p.

    [Guido Viale, “Il ’68 contro l’Università e il Sessantotto tra rivoluzione e restaurazione”, Interno4, 2018, Bibliografia]

    Buona dritta, in effetti.

    Ciao,
    Mariangela

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  25. @faccina con occhiali 😎 o Jezz.Il cambio di grafica mi piace.Noto però che viene evidenziata molto di più la qualifica di gruppo di lettura. Non dovremmo, almeno ogni tanto, leggere uno stesso libro e confrontarci su quello? Forse no, ma forse si. Forse lo si sta facendo…a mia insaputa. Ad esempio tu dici tra l’altro ” “montagna ” e psiche. Ha un senso? ciaociao va’ là. Cam

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  26. invece io PREGO Luigi, che è uomo gentile, di aumentare il carattere usato nei post e anche lo spessore del filetto, per me davvero troppo esile. Faccio fatica a leggere. LUIGI SOS!!

    Mari, ma dannazione, scusa, ma perchè cominci dalla bibliografia? leggi prima il libro e poi, semmai, allarga, santapace donna mia

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  27. @Camilla
    La proposta di scegliere un libro da leggere in contemporanea mi piace!

    Su Montagna e Psiche ovviamente si tratta di personalissime sensazioni. Maglia e Psiche, Shopping e Psiche, Aperitivi e Psiche ….c’è tutto!!!!!

    @Mariangela
    non so, la bibliografia mi ricorda troppo la tesi di laurea (per quanto mi sia piaciuto molto lavorarci).
    Il sabato pomeriggio su Radio3 si parla di opere legate al ’68.

    Bacioni estivi.

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  28. @Cristina @Jezabel
    Domani vi spiego perché sono partita dalla bibliografia! (avevo già visto uno dei saggi contenuti nel volume)

    @Tutti
    qualche settimana fa ho finito “Bagheria” di Dacia Maraini. È un resoconto autobiografico, l’autrice visita il palazzo di famiglia dopo molti anni: incontra gli spettri del passato, i suoi e quelli dell‘aristocrazia siciilana, ormai, più che in decadenza, direi in marcescenza.

    L’amarezza per lo stato di Bagheria, deturpata dalla speculazione selvaggia, il rapporto forte con il padre, il ricordo infantile di una molestia sessuale da parte di un amico di famiglia, tutto raccontatato con scrittura agile, pensiero profondo e analisi puntuale. Mi è piaciuto questo memoir di Maraini, mentre mi conduceva per i saloni dell’ormai fatiscente dimora nobiliare, spesso ho rivisto “il gusto sbrecciato” del Regno delle due Sicilie, di cui dice anche Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”.

    Sarà un caso, ma quest’anno gli scritti autobiografici sono quelli che mi hanno più favorevolmente impressionata: prima Murid Al-Barghuti e Pier Luigi Cappello, adesso Dacia Maraini.

    Ciao,
    Mariangela

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  29. @Camilla
    ieri sera Messner (e Luca Argentero) parlava a CHE TEMPO CHE FA del rapporto uomo – montagna in termini di conoscenza di sé. Ho illustri predecessori 😉

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  30. @Jezz. ho visto anch’io il mio splendido Reinold Messner ( militante attivo nei VERDI , quindi Neue Linke …Nuova Sinistra, che ho molto frequentato, Messner e’ un grande gentiluomo, un grandissimo. esperto del senso della montagna come cultura e come esperienza e ti assicuro che ti cambia completamente prospettiva rispetto ai luoghi comuni , assolutamente inevitabili e comprensibili, di chi la usa per ( la Montagna intendo) per raccontarsi. Non c’è. nulla di semplice.Di fronte alle imprese dell’ uomo per conquistare l’ impossibile si resta …atterriti e abbacinati.
    @ Cristina non è vero che nessuna scrittrice italiana ha rivelato ” lo Scandalo” Ad es. la Murgia ha rotto un tabù anni fa’. E altre hanno scritto storie senza amorazzi gelosie amicizie forsennate ,scritture grondanti lacrime e sangue e toni urlati.Mi viene in mente la Ginsburg e la Milena Agus. Ma ce ne sono altre.ciaociao. Cam

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  31. Camilla, parlavo dei premi letterari dei nostri anni, e tu mi vai a tirare fuori Ginzburf?
    Milena Agus a proposito, il suo ultimo libretto è una cosa indegna di lei, un pasticcetto da quinta elementare, scritto con la mano sinsitra, che delusionissima.

    ho letto un secondo libro di Tove Jansson Il libro dell’estate, mal tradotto e un po’ scombiccherato nell’edizione italiana, ma …una delizia deliziosissima! ho trovato una scruttrice che mi piace un sacco e una sporta! sono contenta, che spiritosa questa Tove, e che belle cose raccoinya sull’Islanda, su una bambina curiosa e testarda e su una nonna saggia e stravagante, sul vento, sugli uccelli, sulle barche e i muschi e le tempeste. Bello bello ma bello bello

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  32. @ Cristina
    1. sono contenta che ti piaccia la Tuve.Temevo il contrario.
    2. Ginzburg e’ tutt’altro che superata dai tempi ed è. un grande esempio . L’ ultimo Agus e’. un piccoli capolavoro di come si possa guardare alla vita con estrema…dico ” bontà” per farla breve. Ci sarebbe da parlarne molto a lungo.
    A proposito di scrittrici raffinate italiane voglio aggiungere Mariapia Veladiano, anche se …
    Ciaociao Cam

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  33. Camilla!!

    Ginzburg è attualissima,e fantastica, ma che c’entra col discorso di oggi – che stiamo facendo OGGI – e dei premi letterari? una cippa fritta, mescoli cavoli e capre Camilla, santapace, stai sul pezzo e sul discorso, please

    Parlavamo di scrittrici raffinate? no. Parlavamo di rottura, modernità audacia, novità di chi scrive oggi in Italia.
    .
    Lascia perdere Veladiano che proprio, ma proprio no, ma assolutamente no e no no. Abbiamo già baruffato su di lei e non voglio ripetere -e mi ricordo benissimo che il suo ultimo ti ha lasciata perplessissima.

    L’ultima Agus fa torto alla scrittrice. un librino modesto e piccolo che di più è difficile, una piccola robina che non le fa onore. Si sulla bontà, e allora è buono perchè parla di bontà? ma figuriamoci! letterariamente incommentabile.( e io sono molto affezionata a Agus, ma non perdo la testa sul valore letterario, mai)

    Cam,a volte è diffcile seguirti, da sempre. pace.

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  34. @ Cristina appunto, rottura, modernità, audacia si parlava di scrittrici italiane!!! Ginsbug e’ di rottura, modernissima e audace e così la Agus, cosa di più audace e controcorrente della bontà? In un romanzo di Richard Powers c’è una protagonista incredibilmente buona, capace di leggere il bene ovunque. In America la considerarono malata di mente…
    Il piccolo libro di amore di Agus e’. meraviglioso. Tu ovviamente. pensala come credi. E Veladiano e’. dichiaratamente. Cristiana, e con ciò? Io sono atea ma trovo i suoi libri scritti divinamente ( !!!),e di lei hai leggiucchiato solo LA VITA ACCANTO, un romanzo bellissimo. Non ho pregiudizi, cerco attentamente. di evitarli. Poi i gusti sulla letteratura sono personali. E ognuna resta del suo parere per fortuna 🍀. Cam

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  35. io non leggiucchio mai Camilla, per principio. O leggo o NON leggo.
    Veladiano l’ho letta. Un romanzo mancato, a mio parere, che lei sia cristiana non è una pecca, la pecca è che il suo libro sia brutto e mal costruito, per me, per giunta poco interessante.

    mi dispiace che a volte tu perda il filo del discorso, ma tant’è, sei fatta così.
    E no, non si parlava di scrittrici italiane in generale ma disdi letteratura dei nostri giorni ( questi anni) e dei premi letterari,ma tu divaghi e prendi la tangente, a volte è simpatico, a volte meno perchè il discorso si perde, si sfilaccia, e vabbè amen

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  36. ho fatto una cosa strana. Ho letto un libro trovato in casa ( mah chissà da dove viene) un’edizione vecchissima- 1955- del Mulino sulla Floss di George Eliot.
    La cosa strana è che il libro è una “riduzione” a cura di Virginia Galante Garrone-
    Forse solo a scuola avevo letto delle “riduzioni”.
    Molto bello, scrittura fantastica, acume a non finire, la donna “castratissima” dalle convenzioni borghesi ottocentesche, colpi di scena, torsioni emotive, ma sento che mi ha tolto dei gran pezzi.

    Avete mai letto dei libri “in riduzione” ?
    ( ah no, aspetta, forse quando ero ragazza qualche Readers digest???boh)

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  37. @Cristina @tutti

    Cristina, io avevo iniziato ad ascoltare l’audiolibro de “Il conte di Montecristo” e dopo un po’ mi sono resa conto che mi ero affidata ad una riduzione, rinunciare all’ascolto, però, mi spiaceva perché mi stato divertendo. Vi dico cosa ho fatto: mi sono procurata la traduzione di Emilio Franceschini, che non è quella recentissima, ma è la versione italiana forse più conosciuta del famoso romanzo di Alexandre Dumas .Ho visto che c’erano meno pagine, ma che il senso non veniva stravolto e che i tagli erano ragionevoli, ho poi valutato che un libro di quella mole mai l’avrei potuto godere senza l’ausilio dell’’audiolibro, ho quindi deciso di procedere.

    Lo sto tuttora leggendo, lo sento mentre cammino (che goduria!) e, vi dico, mi piace, anche qui, come nel libro di Cristina, “colpi di scena e torsioni emotive”. Per me va bene così (se è possibile dissentire da quello che ha detto un mostro sacro, non sono d’accordo con quello che al proposito ha scritto Umberto Eco).

    Ciao,
    Mariangela

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  38. mah, Mariangela,
    un audio libro, boh vabbè, come nelle riduzioni audio di Fahrenheit, ci sta, come una riduzione TV, insomma.

    Un libro scritto su carta ridotto dalla sua interezza e integrità – dopo i 12 anni, prima magari una pappetta ridotta è in qualche modo concepibile – no, sono contraria,molto contraria.
    O è letteratura intera come ha voluto l’autore/l’autrice, se no niente.

    Mi ricordo ancora i brani dell’Iliade, dell’Odissea, di Lucrezio, al liceo, uno strazio leggerli a pezzi e a bocconi. Ho odiato le antologie..

    No, riduzione, ti ho letta una volta ma non mi avrai mai più! ahah
    .

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  39. Librone che mi sono procurata per conoscere meglio la mia città:

    ► Orsina Simona Pierini, Alessandro Isastia, “Case milanesi:1923-1973: cinquant’anni di architettura residenziale a Milano”, fotografie di Stefano Topuntoli

    Il poderoso volume contiene alcuni articoli sull’architettura residenziale del ‘900 a Milano e le schede di 80 edifici, corredate da fotografie, piantine e disegni. Si presta allo studio “serio” dell’architettura, ma nulla vieta di usarlo come fonte di ispirazione per qualche passeggiata a Milano (lettori delle altre parti d’Italia: raccontatemi qualche libro che parli della vostra città o del vostro paese!)

    Quante volte avrò visto l’Arco della Pace? Infinite volte, ma mai mi era venuto in mente di abbandonare Corso Sempione a favore di una delle traverse. In mezzo a tanta toponomastica conclamatamente ispirata ai maestri del Neoclassico, Via Piermarini, Via Canova, Via Sangiorgio (è lo scultore della meravigliosa sestiga che vediamo sull’attico dell’Arco), sono andata a cercarmi, nota alla mano, gli edifici del Novecento segnalati dal mio libro. Vi dico, in mezzo a bow window, decorazioni fitomorfe in stile liberty, balconi dalle mensole con protomi leonine, trabeazioni piuttosto arricciolate, fa impressione trovare le evidenze contemporanee degli anni ’50 o ‘60, più distese ed essenziali, talvolta in voluto contrasto con gli altri edifici (la casa di via Canova 7 presenta del cemento armato a vista); un bel mix, mi è piaciuto il mio giretto.

    Cristina, mi ripeterai che bastava un po’ di curiosità, sarebbe stato sufficiente alzare il naso, che non c’era bisogno del libro! È vero, ma la donna in corriera, se non ha la dritta dei suoi libri, tende a percorrere le vie, a testa bassa, dove passano i mezzi pubblici! Non ha fantasia la donna in corriera! E poi c’è un edificio importante che senza il libro non avrei trovato: attraversata via Canova, in Via Randaccio sono andata a cercarmi Casa Ponti, progettata come propria abitazione negli anni ’20 dallo stesso Giò Ponti in sodalizio con Lancia. Una volta lì, benché già a casa avessi visto il nome dell’architetto, mi sei venuta in mente tu, che al proposito ci avevi già raccontato qualcosa. La casa è particolare, è dipinta in un verde acqua e ricorda subito la corrente Novecento, quella di Sarfatti (anche on line ho poi trovato schede sull’architettura milanese che possono tornare utili)

    http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/mappe/itinerari/edificio/342-casa-ponti-in-via-randaccio/46-gio-ponti

    (Cristina, anche tu mi avevi mandato un link)

    Ciao,
    Mariangela

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  40. @tutti

    Scusatemi, la bibliografia completa del mio librone è questa:

    ► Orsina Simona Pierini, Alessandro Isastia, “Case milanesi:1923-1973: cinquant’anni di architettura residenziale a Milano”, fotografie di Stefano Topuntoli, Hepli, 2017

    Mariangela

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  41. acci Mariangela, non riesco a vedere la casa dal link, vedo solo dei micro scorci. Non sono abile con ste robe con le frecce.

    Non mi pare un granchè ( ho visto la fotob/n), vagamente neoclassiche ancora, di case così a Milano ce ne sono parecchie,ad esempio me ne viene in mente una in Via Monte Cervino che le assomiglia moltissimo, ed era pure verdolina.
    Stilisticamente a me paiono molto più interessanti altre case fatte da Giò Ponti in anni successivi, più ardite e innovative.
    In ogni caso quella è una zona carina e interssante, abbastanza integra perchè non è stata bombardata molto, mantiene un suo stile ampiamente signorile e quieto, almeno credo, sono più di 25 anni che non mi capita di ripassarci.

    io ci passeggiavo da quelle parti, un’estate di mille anni fa, con un’amica con cui abitavo – eravamo molto povere ma piene di buon gusto – ce ne andavamo a zoinzo a naso in su a guardare le case dei ricchi, immaginando quale ci piaceva e come ci saremmo potute vivere bene dentro, figurati. Turismo immobiliare l’avrei poi chiamato anni dopo.

    Credo di averti già detto che mi è capitato di lavorare un anno – in uno dei miei molti lavori – con una delle figlie di Giò Ponti, Letizia Freilich Ponti, donna stupenda, allora presidentessa di Amnesty international.

    Mi piacciono le tue passeggiate, le città si scoprono anche così. Poi se a te serve la molla di un libro, ma perchè no?

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  42. @Tutti @Cristina
    Infatti, Cristina, l’importante non era tanto vedere quella prima creazione milanese di Giò Ponti (che comunque sono contenta di aver conosciuto, addossata com’è alla ferrovia, poi, non poteva non affascinarmi), la cosa che mi stava a cuore era vedere una zona dove non ero mai stata. In effetti, come dici tu, è quieta, insolita per Milano, ed è anche, appunto, appartata: se uno non ci fossi andata apposta grazie al libro, non avrei avuto occasione di passarci. E comunque, chissà quanti milanesi e turisti scendono dalla M5 a “Tre torri” per vedere la nuova City Life, incombente lì a due passi, e in queste viuzze, proprio lì vicino, non si addentrano, senza sapere di trascurare qualcosa di particolare.

    Diverso il discorso per due evidenze architettoniche che, proprio su Corso Sempione, ho rivisto volentieri anche grazie al librone: il grattacielo INA di Bottoni e Casa Rustici di Lingeri e Terragni (famossissima, ha fatto scuola questa abitazione!).

    Non pensiate che sia in grado di una disamina architettonica competente, salvo quello che apprendo come lettrice, di architettura so proprio poco, è tutta una scusa per farsi un giro. Ieri, però, anche senza averlo letto prima, ho riconosciuto un’opera d’arte: ho buttato un occhio sotto il portico del grattacielo INA e mi ha colpito un mosaico veramente notevole: forme geometriche contrappongono un bel color indaco a un rosa antico riprendendo il cromatismo del pavimento. Leggo adesso mentre scrivo che è un mosaico parietale dello stesso Piero Bottoni. http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture900/schede/p4010-00193/

    Della signora Ponti mi avevi già scritto, ma non sapevo fosse stata presidentessa di Amnesty International. Mi sono però confusa: Cristina, qual era la casa, centralissima e famosa, che tu avevi visitato per motivi di lavoro?

    Ciao
    Mariangela

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  43. cara Mari
    ti consiglio per la prossima promenade tutta la zona fra Via pReviati, via Domenichino, Via Pagliano, Via Ghiberti – piena di belle case, molto verde, e grandi zone di villette con giardini, addirittura piazzette su cui affacciano solo villette, sembra di essere a…. Como,
    zona benestante, ricca, , appartata, silenziosa, vedrai vedrai, a Milano ce ne sono parecchie di cose così, Anche la fine di Monte Rosa è notevole (dopo piazza Amendola verso San Siro), è la zona dove abitavo da bambina-ragazza, pensami se ci vai

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  44. @ tutte/i.
    Nessuno ha letto UNA DONNA di Annie Ernaux ? Come mai non se ne accenna nemmeno vista la straordinaria importanza letteraria di Ernaux ? Cam

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