Tutti gli articoli di Suzupearl

Goodreads Vs Anobii: perché preferisco il primo

Da un po’ di tempo ho chiuso il mio profilo su Anobii e ne ho aperto uno su Goodreads.

Mi piace tenere traccia su internet dei libri che leggo, mi aiuta a ricordare e a comporre uno storico della mia vita, perché sono sicura che le letture influiscano sul periodo vissuto.
Credo che un social network dedicato ai libri sia sempre una bella cosa, ma Anobii non mi soddisfa, malgrado l’abbia usato per molti anni.
A fasi alterne soffre di lentezze e per quelle che sono le mie necessità, c’è “troppa roba”: interfaccia non sempre immediata, tante opzioni spesso nascoste o macchinose.

Anche Goodreads ne ha molte, ma è talmente pulito che lo si può usare piacevolmente anche ignorandone la gran parte, senza darti un’idea di confusione generale. Ed è velocissimo!

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Ciao Nanda!

Fernanda Pivano e Allen Ginsberg
Fernanda Pivano e Allen Ginsberg

Non saprei proprio dire con quale coraggio un mattino di tanti anni fa telefonai a Fernanda Pivano.
Ero un’adolescente innamorata della letteratura americana, e avevo saputo che la Nanda avrebbe partecipato ad un incontro in una libreria Feltrinelli la sera stessa. Non potevo perdermela ma – non chiedetemi perché – avevo bisogno di una conferma, sapere che avrei davvero potuto scambiare qualche parola con lei.
Così mi sono procurata il suo numero di telefono e l’ho chiamata.
Uno dei tanti ricordi che Fernanda Pivano mi lascia è quella conversazione di mezz’ora, perché lei era fatta così: era capace di dedicare il suo tempo a una ragazzina che con voce tremante la ringraziava per aver tradotto e diffuso le migliori voci della sua generazione, e oltre. Continua…

Jack Torrance: il libro che (non) visse più volte

“Il mattino ha l’oro in bocca”.
Per qualcuno questa frase richiama un proverbio popolare, che ha anche una variante in “Le ore del mattino hanno l’oro in bocca”.
A molti altri però fa subito venire in mente Shining, il film di Kubrick tratto dal romanzo di Stephen King.

Il protagonista, Jack Torrence, è uno scrittore che accetta un lavoro stagionale come guardiano di un albergo isolato e chiuso d’inverno, con l’idea di approfittarne per scrivere un romanzo. Le cose però non vanno per il verso giusto: Jack va fuori di testa e cerca di massacrare moglie e figlio.

Nel film c’è una scena popolarissima nella quale si rivela il delirio di Torrance: la moglie scopre che il libro che il marito sta scrivendo da mesi riporta una sola frase battuta a macchina all’infinito. Questa frase nella versione italiana è appunto “il mattino ha l’oro in bocca“, mentre nella versione in lingua inglese è “all work and no play makes Jack a dull boy“.

Qualcuno ha avuto l’idea geniale di dare alla luce quel libro.

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Charles Burns: l’adolescenza di Black Hole

Charles Burns - Black Hole

Ho sempre diffidato delle persone che dicono di aver avuto un’adolescenza serena.
Di solito i casi sono due: ne ricordano romanticamente solo i lati positivi, oppure da ragazzini erano tonti.
Io della mia adolescenza ricordo tutto, e ricordo com’erano i miei amici. Può essere un milione di cose, ma è una fase troppo complessa per liquidarla con tinte dai colori pastello tratte dall’album di famiglia.

Che adolescenza triste bisogna aver vissuto per poterla definire serena?

Per questo ho amato Black Hole, un romanzo grafico di Charles Burns.
Che non è ad acquarello, non si difende con il colore, non smorza con il retino, ma usa delle campiture massicce di nero, con un tratto a pennello che sembra una ferita. Quella ferita con la quale si apre il libro, che è la fessura attraverso la quale si guarda con spavento quello che non si comprende. Feriti sono i personaggi che si rintanano nella foresta, sfregiati da una terribile malattia a trasmissione sessuale che rende i loro corpi come grottesche maschere dell’orrore. La ferita di Rob è una seconda bocca spuntata sul collo che racconta la sua verità.

Il clima, i temi e lo stile di vita rimandano agli anni ’70 pur non legandosi a precise coordinate spazio-temporali. A volte la narrazione si fa un po’ discontinua e alcuni passaggi posso lasciare interdetti, ma nell’insieme anche questi punti deboli rafforzano l’emotività della storia.

Charles Burns, che ha completato il fumetto nell’arco di una decina d’anni, non ha mai reagito molto bene alla domanda “ma di cosa parla Black Hole?”.
Black Hole non è una metafora dell’AIDS, come spesso la critica ha cercato di semplificare.
Black Hole parla della malattia dell’adolescenza. Alcuni guariscono, altri no. Quella cosa oscura che accompagna le persone nella fase transitoria tra giovinezza ed età adulta. Quella cosa che può essere bellissima e crudele, passando da un vortice di sensazioni sconosciute.
No, non è una lettura serena.

E voi, siete guariti dalla malattia dell’adolescenza?