Tutti gli articoli di theleeshore

Stoner o il senso della vita

Come i genitori il campo davanti a casa, per vivere William Stoner ara il solco della letteratura inglese, anno dopo anno, sperando in una messe fertile. E come si asseconda il ritmo della natura, così Stoner accetta la diversità dei semestri, uno migliore, l’altro infruttuoso. Come sia riuscito, proprio lui, figlio di contadini, a diventare un professore universitario, non lo sa nemmeno lui, e solo alla fine, esalando l’ultimo respiro, ne diventa cosciente: Continua a leggere

L’importanza delle ombre

Al mattino presto del giorno quattordici del mese primaverile di Nisan, avvolto in un mantello bianco foderato di rosso, con una strascicata andatura da cavaliere, nel porticato tra le due ali del palazzo di Erode il Grande entrò il procuratore della Giudea Ponzio Pilato. Più di qualsiasi cosa al mondo il procuratore odiava l’odore dell’olio di rose, e ora tutto preannunciava una brutta giornata: proprio questo odore aveva cominciato a perseguitare il procuratore fin dall’alba.

A parlare di Ponzio Pilato è Satana in persona, che appare una sera ai giardini Patriarsie di Mosca per provare a due irreprensibilmente atei cittadini sovietici l’esistenza di Dio (e di conseguenza, cosa che gli preme assai di più, la sua). Continua a leggere

Lo sguardo di Elettra

La trama: Agamennone, alla guida dell’esercito degli Achei, sacrifica la figlia Ifigenia alla dea Artemide per rabbonirla di un sacrilegio subito e ottenere in cambio i venti favorevoli per poter salpare con la sua flotta verso Ilio, dando così inizio alla guerra di Troia. Clitemnestra, sua moglie, non gradisce e, al suo ritorno, dieci anni dopo, lo aspetta con la scure dietro la porta insieme al suo amante, Egisto, che nel frattempo si è sostituito a lui nell’esercizio del potere su Micene. All’omicidio assiste la figlia Elettra, condannata da quel momento a vivere come una schiava in casa propria e il cui scopo nella vita, da questo momento in avanti, sarà quello di preparare nell’ombra il matricidio e l’assassinio del suo amante. Per farlo, ha bisogno di un complice: Oreste, suo fratello, che lei stessa ha allontanato dalla reggia per proteggerlo, verrà chiamato a vendicarsi insieme a lei della coppia omicida. Continua a leggere

Tra un libro e l’altro

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

Quando parecchi anni fa ho terminato Il Grande Gatsby piangevo a calde lacrime. Di fatto, finire un libro  è un lutto che si ripete ogni volta che chiudiamo l’ultima pagina. Di colpo, quel mondo complesso di personaggi e storie torna sorprendentemente a essere un oggetto inanimato sul comodino.  Impossibile riporlo immediatamente sullo scaffale: la sua posizione privilegiata fino a quel momento rende il distacco insopportabile.  Continua a leggere

Resurrezione di Lev Nikolaevic Tolstoj

Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra in cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era prmavera anche in città.

L’ultimo romanzo scritto da Tolstoj è una storia d’amore e insieme un pamphlet di denuncia; ma, ancora di più, un percorso di rassegnazione, a dispetto del titolo. Senza troppi preamboli, eccoci in carcere. La telecamera inquadra subito la protagonista del libro, la Maslova, una prostituta ingiustamente accusata di aver avvelenato un cliente che sta per essere condotta in tribunale.
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Il cimitero di Praga e la deriva scettica di Umberto Eco

Garibaldi è un ingenuo omuncolo dalle gambe storte, Mazzini un massone inveterato dedito a chissà quali riti massonici, Nievo un piagnucoloso depresso e Freud un apprendista stregone che riesce a far fortuna grazie all’utilizzo della cocaina nelle pazienti isteriche.

Certo, ci sta in un’epoca in cui Bondi è il ministro dei beni e delle attività culturali e la Gelmini ministro dell’istruzione. Che burlone, Eco. Non c’è libro in cui l’autore abbia maggiormente gabbato i suoi lettori.
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Del perché Don Chisciotte non ascolta Cassandra

Si diceva in questi giorni che donne e uomini hanno modi differenti di leggere. Dai commenti che ho letto, su questo mi sembra si sia tutti d’accordo.

Immaginiamo dunque il lettore tipico di genere maschile come Don Chisciotte:

Insomma, si assorbì tanto in quelle letture che passava le notti, dal principio alla fine, e i giorni, dalla mattina alla sera, a leggere; e così, per effetto del dormir poco e leggere molto, gli si inaridì il cervello al punto che perse il senno.

Don Chisciotte è dunque  il nuovo uomo-lettore moderno. Dismessi i panni di Achille, l’archetipo maschile, l’uomo che tutto può con la forza, si trasforma nella sua parodia, l’anti-eroe per eccellenza.  Vuole ancora conquistare il mondo, ma con la conoscenza. E per questo, legge, legge, legge. Continua…

La bella estate, perché va letto (o riletto) Pavese

Sarà che quest’estate sembra non finire più o che forse le stagioni non sono più quelle di una volta, sta di fatto che è proprio ora che si torni su quel capolavoro che è La bella estate di Cesare Pavese.

Non so spiegarvi perché mi sia piaciuto così tanto (lettura estiva, ovviamente e perfino in collina, seppur nel Chianti e non sopra Torino). La parola chiave che mi viene in mente è: semplicità. La capacità di saper far parlare i fatti, e le persone, e i luoghi facendoli rivivere per quello che sono.

Ma anche: la capacità di far parlare i fatti, e le persone, e i luoghi, avvolgendoli di una liricità che parla la lingua semplice della natura.

Voglio dire: se leggeste un qualunque libro sotto la luce di una luna piena o in mezzo a un bosco, leggereste le stesse parole? Lasciamo parlare lui, e a voi il giudizio.

L’incipit:

A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e attraversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravamo ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all’improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare fino ai prati e fin dietro le colline.

E ancora:

Perché vuoi sprecare l’estate? Non puoi dormire con un occhio solo?

Questa è la frase chiave di tutto il libro.  E infine:

Quando la sveglia suonò, lei non dormiva e pensava a tante cose, nel tepore del letto. Alla prima luce rimpianse che fosse ormai in inverno, e non si potessero più vedere i bei colori del sole.

A volte può sembrare che alla fine dell’estate non ci siano più colori, ma la verità è che c’è sempre un libro per cui valga di dormire con un occhio solo. Buon inizio di autunno a tutti.

Scene da un matrimonio (come diventare una scrittrice di successo)

Sofia Tolstoj ha copiato ben sette volte (sì 7, avete letto bene) Guerra e Pace, cosa che ha creato non pochi malumori nella coppia. Alla fine, pensava di aver scritto lei stessa questo capolavoro della letteratura russa (e la guerra Lev poteva anche pensare fosse contro Napoleone, ma l’aveva prima di tutto in casa).

Dostoevskij, pressato dai creditori, deve scrivere al mattino Il giocatore e al pomeriggio Delitto e Castigo (quando si dice la potenza del talento): decide perciò di assumere una copista, Anna Griegor’evna Snitkin, all’inizio dell’ottobre 1866. Il 15 febbraio del 1867 le chiede di sposarlo.

Vera Nabokov (la sua “aiutante, come lui stesso la presenta) copia incessantemente i romanzi del marito, è la donna-simbiotica, la-moglie-del-genio, la sua ombra.

In questa categoria di donna-copista rientra anche Felice Bauer, la donna di Kafka o meglio la sua lettrice ideale, il suo salvacondotto verso la realtà, con cui instaura un meccanismo di controllo e seduzione che arriverà (per il tempo in cui rimarranno legati) a una sorta di schiavitù epistolare. Una forma di bovarismo esasperato: la donna deve fare ciò che legge.
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Si può leggere un classico allo stesso modo di un noir?

Dopo mesi di digiuno letterario (troppo complicato spiegarne i motivi), stavo bighellonando tra i miei libri. Rileggendo dei brani sottolineati, mi è caduta l’attenzione sul fatto che in certi capolavori il destino di un personaggio – o addirittura del protagonista – intorno a cui si svolge l’intera trama è scritto in un paragrafo. Inizio, svolgimento, fine.

Leggete per esempio questo brano de Il Rosso e il Nero:

Dopo un ultimo istante di attesa e di ansia, durante il quale l’eccesso dell’emozione aveva tratto Julien come fuori di sé, suonarono le dieci all’orologio in alto sopra di lui. Ogni tocco di quella campana fatale gli echeggiava in petto producendovi qualcosa di simile a un moto fisico. Finalmente, mentre l’ultimo tocco ancora echeggiava, egli distese la mano e strinse quella di Mme de Renal, che subito la ritrasse. Julien, senza ben sapere quel che faceva, tornò ad afferrarla. Benché assai turbato egli stesso, fu colpito dalla freddezza glaciale della mano che teneva; la stringeva con forza convulsa; vi fu un ultimo sforzo di sottrargliela, ma finalmente quella mano restò a lui. La sua anima si inondò di gioia, non che amasse Mme de Renal, ma così cessava un supplizio atroce.

E’ l’inizio della relazione tra Julien e Mme de Renal ed è già evidente cos’ha in mente Stendhal. Si capisce che lei è spacciata. E ora leggete qui sotto l’incontro tra Vronskij e Anna Karenina:

 Ma la Karenina non rimase ad attendere il fratello, bensì, avendolo visto, con passo deciso uscì dal vagone. Non appena il fratello le fu vicino, con un movimento che colpì Vronkij per la sua decisione e la sua grazia, gli cinse il collo con il braccio sinistro, lo attrasse rapidamente a sé e lo baciò con forza. Vronskij la guardava senza abbassare gli occhi e senza sapere neppure lui il perché.

Anche qui, una sintesi perfetta in poche righe. Vronskij sembra un cacciatore che, scrutando la sua preda nel mirino, sta per premere il grilletto, come poi farà.

Stendhal e Tolstoij sono assolutamente convinti della vanità del sacrificio, e lo dicono fin dall’inizio. Tuttavia il sacrificio è necessario e indispensabile allo svolgimento del romanzo. Offrire un indizio, uno spunto o addirittura una premonizione significa avvertire il lettore. Esattamente il contrario di quello che succede in un romanzo d’appendice dove i colpi di scena, i travestimenti e le agnizioni cambiano il destino dei personaggi da un capitolo all’altro.

Io però mi sono resa conto di non cogliere le avvertenze dell’autore. Leggo cioè un classico allo stesso modo in cui leggo un romanzo d’avventura o forse anche un noir: mi aspetto insomma che tutto possa cambiare da un momento all’altro. Ma questo, forse, è un errore capitale. La domanda è: un lettore ha la stessa propensione alla lettura sia che stia leggendo Flaubert o Izzo?

 

Anna, una regina in cerca della verità

Il 7 marzo 1908 nasceva Anna Magnani. Per il centenario, il figlio Luca insieme a Matilde Hochkofler sta preparando una biografia, Anna sconosciuta, che arriverà in libreria entro la fine dell’anno.  Qui sotto ne trovate uno stralcio, pubblicato oggi su Repubblica:

Non ho avuto in quello che ho fatto in vita mia che due ambizioni: essere pulita moralmente, e dire sempre la verità. Ma la verità è stata un lusso, procurandomi non poche noie e la fama di donna dal carattere impossibile. (…) Sono sempre stata vera, non ho mai fatto il minimo sforzo per sembrare un’altra. Le bestie vivono secondo natura e non sbagliano quasi mai. Ho trasportato questa teoria nel campo degli uomini. Anche questa è la verità, non ho mai avuto ambizioni di nessun genere, non sono mai stata invidiosa  né del successo né delle ricchezze altrui. Ho sempre camminato nella vita per sentire in me la gioia di una continua metamorfosi, di un continuo studio di quello che era il mio lavoro e, oserei dire, di un continuo perfezionamento della donna che era in me.  (…)

La vita val la pena di essere vissuta in qualunque maniera, felici o no. Non si può riuscire in tutto. Ho cercato di far amare la verità al pubblico col mio lavoro, ma mi è stato più difficile farla amare come donna, anzi devo dire che in questo ho avuto un vero insuccesso. È nella vita che bisogna saper recitare, me ne sono accorta tardi, altrimenti gli altri ti guardano come si guarda una pazza, ma io non ho mai saputo recitare, ho sempre vissuto anche quando lavoravo.