Archivi categoria: Fotografia

World Press Photo, l’immagine premiata di Samuel Aranda e il rischio estetizzante della fotografia documentaria

Samuel Aranda, World Press Photo 2012
Samuel Aranda, World Press Photo 2012

@Gruppodilettura
Anche quest’anno il World Press Photo ha scelto una grande foto. È un scatto di Samuel Aranda (classe 1979, catalano) preso a Sanaa nello Yemen, il 15 ottobre 2011.

La qualità estetica dell’immagine (è quella che apre questo post) è difficilmente discutibile. Lo scatto di Aranda e le altre foto premiate si possono vedere sul sito del World Press Photo (WPP).

Veniamo al punto: il rischio di rappresentare in modo estetizzante situazioni e storie di povertà, dolore, paura, guerra.

Che è poi il medesimo ogni volta che si affronta una grande foto che è anche il ritratto di un grande dolore. Un tema che attraversa ovviamente tutta la riflessione sulla fotografia di reportage, di guerra o “sociale” che sia. Ne ha scritto su La Stampa Marco Belpoliti a proposito della foto di Aranda e di molte altre di quelle premiate dal WPP:
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La fotografia del cadavere di Ahmed Farhan – di Andrea Bruce

Il corpo di Ahmed Farhan, foto di Andrea Bruce, The New York Times
Il corpo di Ahmed Farhan, 15 marzo 2011, Bahrain, foto di Andrea Bruce, The New York Times

La tv è il media del mondo in diretta. La fotografia – insieme, ovviamente, alla parola scritta – è ancora il media del racconto, della narrazione. (Digressione: internet è quasi tutto narrazione dunque; anche Twitter offre il meglio di sé quando narra, non quando scimmiotta la tv delle “dirette”, almeno mi pare così).
Ma la fotografia è anche e soprattutto è il media della riflessione, indotta forse dall‘istante dilatato, infinito, che sta dentro ogni grande fotografia (ma anche in molte piccole fotografie) e che ci invita a ragionare, a considerare l’incertezza, l’ambivalenza, a formulare e ri-formulare le domande, a non accontentarsi mai di una spiegazione superficiale, di una storia troppo lineare, di un racconto pieno di certezze.
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La biblioteca autogestita di Occupy Wall Street

Approfitto di questa fotografia per introdurre il tema della diffusione delle proteste dei giovani (ma non solo giovani) in molte parti del pianeta. Per intenderci, quelle che hanno alcune similitudini con gli Indignados spagnoli.
È un’immagine della Occupy Wall Street Library: in Liberty Plaza, una biblioteca collettiva e pubblica, autogestita dai manifestanti, che presta i libri e altro materiale (riviste, zines varie, pamphlet).

Occupy Wall Street Library
Occupy Wall Street Library (peopleslibrary.wordpress.com)

Per ora mi limito a leggere e a capire meglio. Anche se, così d’istinto, la faccenda mi piace parecchio e mi ispira un certo senso di rinnovata fiducia.
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Un corpo nudo nella New York University Public Library – la foto della settimana

Erica Simone, New York University Publoc Library
Erica Simone, New York University Public Library (copyright erica simone)

Erica Simone è una fotografa di New York che ha lavorato negli ultimi mesi attorno all’idea del modo in cui l’abbigliamento definisca ruoli e collochi le persone nelle categorie sociali.

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Il Veneto di Hemingway: una mostra fotografica a 50 anni dalla morte dello scrittore

Cortina, Hotel Concordia, 12 ottobre 1948. Hemingway e Fernanda Pivano: in the room, with fruit, flowers and two bottles of Valpolicella. Photo by Ettore Sottsass/Fondazione Benetton Studi Ricerche
Cortina, Hotel Concordia, 12 ottobre 1948. Hemingway e Fernanda Pivano: in the room, with fruit, flowers and two bottles of Valpolicella. Photo by Ettore Sottsass/Fondazione Benetton Studi Ricerche

Il 2 luglio 2011 saranno 50 anni dalla morte di Ernest Hemingway. Per ricordare lo scrittore americano, l’Istituto veneto di Scienze Lettere ed Arti a Venezia ha organizzato una mostra con molti documenti, soprattutto fotografie, “Il Veneto di Hemingway”.

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Documerica: l’America degli anni ’70 in 15mila fotografie su Flickr

Matthew Vieira Stands in the Very Place Where, Some Thirty-Five Years Ago, He Took These Pictures of His Children.
Matthew Vieira Stands in the Very Place Where, Some Thirty-Five Years Ago, He Took These Pictures of His Children, 06/1973, foto di Michael Philip Manheim - Flickr, National Archives

Da qualche settimana le fotografie di Documerica si possono vedere su Flickr:
DOCUMERICA Project by the Environmental Protection Agency

Le oltre 15mila foto di Documerica raccontano molto di più di quel che i creatori del progetto, nel dicembre del 1971, avevano in mente.

Doveva servire per documentare i progressi e i fallimenti dell’Epa (Environmental Protection Agency), l’agenzia del governo degli Stati Uniti per la protezione dell’ambiente, creata appena un anno prima dal presidente Richard Nixon (proprio quello del Watergate).

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W.G. Sebald, Gli anelli di Saturno e l’incertezza del narratore (e del lettore)

E come anche una foto di André Kertész possa esprimere questa incertezza

André Kertész, 'New York 1954'
André Kertész, New York 1954

James Wood, nel suo Come funzionano i romanzi (How fiction Works), scrive:

Lo scrittore tedesco W.G. Sebald mi ha detto una volta:
“Per me la scrittura narrativa che non riconosce l’incertezza del narratore è una forma di impostura, e trovo molto, molto difficile mandarla giù. Qualsiasi forma di scrittura d’autore in cui il narratore si atteggia a macchinista e regista e giudice ed esecutore del testo mi sembra in qualche modo inaccettabile. Non sopporto di leggere libri di questo genere”.

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Afghanistan, la storia dentro una foto

Medevac in Afghanistan -JAMES NACHTWEY FOR TIME
Due bambini afghani vengono soccorsi su un elicottero ambulanza dell'esercito Usa

WING OF MERCY: MEDEVAC IN AFGHANISTAN – TIME MAGAZINE
La foto di James Nachtwey che vedete qui sopra fa parte di un servizio pubblicato da Time Magazinequalche settimana fa: il fotografo ha seguito l’equipaggio di un’ambulanza aerea (un elicottero Black Hawk) “medevac” dell’esercito degli Stati Uniti in Afghanistan.

Nella foto sono ritratti due bambini afghani feriti, soccorsi dal personale del medevac.
Come accade spesso davanti alle fotografie molto intense in esse “leggiamo” delle storie. Continua a leggere