I “saloni dei libri” dipendono dalla sfera pubblica dei lettori

La forza e vivacità della “sfera pubblica” della lettura – lettori che si parlano – assicura, in fondo, anche il successo di appuntamenti come Torino o Tempo di libri a Milano, o  di tutte le decine di festival più piccoli che si svolgono in Italia. Anche quando l’impulso commerciale sembra prevalere.

George Ault, Bright Light at Russell's Corners, 1946 (Wikiart)
George Ault, Bright Light at Russell’s Corners, 1946 (Wikiart)

Siamo tutti contenti quando grandi e piccole manifestazioni pubbliche dedicate ai libri, alla lettura e alla scrittura vanno bene. Bene nel senso che ci transita un sacco di gente, si vedono molti autori che incontrano lettori, si vendono libri in quantità.

Sappiamo però anche che il Salone del Libro di Torino, o Tempo di Libri a Milano, ma anche Il Festivaletteratura di Mantova o Bookcity, non bastano a creare quella “sfera pubblica” dei lettori dentro la quale i lettori-individui rimettono in circolo il pensiero che si genera dalla lettura solitaria (che è indispensabile).

Il rischio è sempre sopravvalutare un Salone del Libro e sottovalutare, per esempio, uno spazio con le poltrone e i divani che offra la possibilità di parlare, collocato accanto alle sale letture normali (dove giustamente si legge quasi non si parla) delle biblioteche.

Oppure il rischio è non sapere apprezzare l’importanza delle occasioni – nella maggior parte dei casi informali – nelle quali ci sono lettori che parlano nel merito dei libri letti, rispetto all’importanza delle occasioni dove parlano di libri nuovi gli autori-editori-giornalisti più o meno specializzati. Queste ultime sono certo occasioni utili e importanti, ma forse l’eccesso di attenzione porta a esagerarne la portata.

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Leggere gli scrittori contemporanei è più difficile dei classici

In un commento a un post del blog, Domenico Fina osserva come si stia diffondendo fra critici, ma anche fra accademici, in modo a volte esplicito a volte sottinteso, la tesi che il lettore di oggi sia superficiale e che lo sia anche lo scrittore contemporaneo.

Roger Raveel, Man with wire · 1953
Roger Raveel, Man with wire · 1953

Sarebbe al lavoro una sorta di retroazione reciproca: per cui lo scrittore si adatta al lettore che ha e il lettore finisce per adattarsi allo scrittore e ai libri superficiali che questi gli propone.

Ora, questo giudizio, ci fa notare Domenico, è frutto più che altro di pigrizia. Sia nella ricerca di autori di qualità sia nella lettura dei loro libri. Continua a leggere “Leggere gli scrittori contemporanei è più difficile dei classici”

Leggere Proust non mi ha reso una persona migliore

Entrare nella Recherche è come vaccinarsi contro l’esibizione sociale e narcisistica della lettura

David Park, Boston Street Scene, 1954
David Park, Boston Street Scene, 1954 (WikiArt, Fair Use)

Nel sesto volume della Recherche, Albertine è scomparsa, Proust fa dire al Narratore un pensiero che è una sintesi/premessa di tutta la sua idea della relazione fra l’interiorità sua propria, vera protagonista dell’opera, e gli altri esseri umani:

“I legami fra un essere e noi non esistono che nel nostro pensiero. L’affievolirsi della memoria li allenta, e a dispetto dell’illusione di cui vorremmo esser vittime e di cui, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, rendiamo vittime gli altri, è da soli che esistiamo. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in sé; e, se dice il contrario, mente.”

Non ho ovviamente l’ardire di discutere il pessimismo di Proust (o meglio del suo narratore). Mi interessa invece considerare questa idea, almeno per un momento, come una delle chiavi di lettura di tutta l’opera.

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La Recherche di Proust: la guida alla lettura di “All’ombra delle fanciulle in fiore” del Gdl di Cologno Monzese

Il gruppo di lettura della Biblioteca di Cologno Monzese si è riunito il 1 ottobre per discutere insieme del secondo libro di “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust: All’ombra delle fanciulle in fiore.

Il progetto di lettura è inziato a giugno. Ormai siamo tutti molto presi in questo viaggio tra le pagine “immense” dell’opera proustiana e non abbiamo intenzione di fermarci. A dicembre (il 10 o il 17 – seguono aggiornamenti) alle ore 21, infatti, ci incontreremo ancora per la lettura del terzo volume: “I Guermantes”. L’incontro è aperto (come sempre) a tutti.

Come già fatto per il primo volume (“La strada di Swann”) ecco la nostra guida di lettura al secondo libro. Nessuna pretesa esaustiva, ma una serie di appunti e notazioni scaturiti dai membri del gruppo e che volentieri condividiamo.

Leggi anche: La guida alla lettura di “La strada di Swann” Continua a leggere “La Recherche di Proust: la guida alla lettura di “All’ombra delle fanciulle in fiore” del Gdl di Cologno Monzese”

I libri più belli secondo García Márquez

I libri che leggiamo durante la nostra vita sono dei piccoli mattoni che costruiscono la nostra storia, delle travi di sostegno della nostra personalità. È così che, come ci consiglia Maria Popova su Brainpickings, sapere quali sono stati i libri più belli, più importanti per uno scrittore può dirci molto di lui. Soprattutto se quello scrittore è Gabriel García Márquez.

– Leggete anche: Voi come avete letto García Márquez?

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Ascoltare un libro: quando a leggere è un’altra persona

Vittorio Matteo Corcos - Pomeriggio in terrazza (1859-1933)
Vittorio Matteo Corcos – Pomeriggio in terrazza (1859-1933)

È un po’ come assistere a un’opera teatrale ma senza palco e senza scenografia. Senza poter decidere nulla. Senza avere il controllo su niente. Se invece di leggere il proprio libro da soli, lo si fa leggere a qualcun altro (tutto o anche solo poche pagine) e ci si limita ad ascoltare, cambia un po’ tutto. Continua a leggere “Ascoltare un libro: quando a leggere è un’altra persona”

Leggere un romanzo (oggi) è davvero difficile

Leggere la  fiction contemporanea in un mondo che non capiamo. Come scegliere i libri che ci aiutino a fare le domande giuste al nostro tempo. E perché Lionel Asbo di Martin Amis è sembrato “un libro inutile”

Virginia Woolf
Virginia Woolf

 

“Non leggerò mai uno scrittore già morto!”

Un giorno un giovane lettore mi disse che non avrebbe mai letto, almeno per i successivi dieci anni (“prima che io diventi un uomo maturo”) uno scrittore che fosse già morto.
Diceva che solo la prossimità fra il tempo della scrittura e il tempo della lettura poteva rendere un romanzo interessante.
Ci ho ripensato in queste settimane. E fra alcuni fili che si sono intrecciati ho trovato annodati il pensiero di questo lettore e la mia attuale difficoltà a dedicarmi alla lettura di un romanzo.

È solo un piccolo ragionamento sul tempo. Sul tempo e la lettura, ovviamente, e il lettore. Continua a leggere “Leggere un romanzo (oggi) è davvero difficile”

Gli e-book e il nuovo lettore digitale

Dall’oralità alla scrittura. Dal rotolo di carta al manoscritto. Dal manoscritto al libro stampato. E ora dal libro stampato a quello digitale. La “quarta rivoluzione”, come viene definita ormai da anni, è cosa fatta. Anche chi tenta di chiudersi tra le mura della tradizione non può negarlo: nel momento in cui un colosso come Amazon lancia il servizio Kindle Unlimited (9,99 euro per scaricare in un mese tutti i libri digitali e audio che si vuole tra i 600 mila offerti), è chiaro che la rivoluzione è proprio esplosa. Ma la domanda è: il destinatario di questa rivoluzione, il lettore digitale, sarà un lettore migliore o peggiore di quello dei volumi di carta? Continua a leggere “Gli e-book e il nuovo lettore digitale”

Il buon lettore: una definizione

Insomma siamo buoni lettori oppure no? Il post di Luigi Gavazzi su come far diventare più forte un gruppo di lettura mi ha messo sull’attenti. Soprattutto dopo la lettura del punto 1. Certo, c’è una bella differenza tra essere dei “lettori solo individuali” e essere dei “lettori che appartengono anche a un gruppo di lettura”. Lo capisco. Già essere dei buoni lettori individuali tuttavia non è semplice. Ma esiste un modello, un profilo del “buon lettore”? Continua a leggere “Il buon lettore: una definizione”

Libri che fanno piangere

Leggere un libro e ritrovarsi, in più di un’occasione, ad avere gli occhi lucidi, bagnati dalle lacrime. In modo del tutto inaspettato. A me è accaduto l’ultima volta con Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque. Il fatto mi è servito più che altro a pensare all’eccezionalità della cosa (per me). Poche altre volte mi era capitato di versare lacrime per un libro: dunque ero stata “insensibile” fino a quel momento o al contrario ho sempre mostrato un alto livello di “adultitudine”? Continua a leggere “Libri che fanno piangere”

La (sana) paura del lettore di perdersi qualche libro

Edward Hopper, Chair Car, 1965

Certo che esiste una FOMO (Fear of missing out) del lettore.
In verità però mi pare sia sempre esistita. Solo che adesso è più evidente, accentuata e frenetica. Forse perché si condivide più di quanto si facesse prima.

Con FOMO – come noto – si intende una sorta di ansia “sociale” creata dal timore/sospetto che mentre si è impegnati in una attività, si perda l’opportunità di fare altro, di conoscere, frequentare persone nuove, anche solo notare quel che fanno gli altri. È un timore che genera sempre più ansia e spinge a un iperattivismo paradossale e grottesco – uno degli esempi più citati è uscire con una persona e invece di parlarci con trasporto e serenità continuare a consultare Whatsapp, l’email, Facebook o Twitter. E si rischia di girare sempre a vuoto. Continua a leggere “La (sana) paura del lettore di perdersi qualche libro”

Quando parlo del libro che sto leggendo

Ma allora, quando decidiamo di parlare di un libro?

Prima di provare ad abbozzare tre risposte a questa domanda, va ricordato che esse dovranno sempre fare i conti con le risposte date quando abbiamo parlato dei motivi per non parlare di un libro.

1 – Il punto fondamentale potrebbe suonare così:
mi azzardo a parlare di una lettura per me importante perché la relazione che si stabilisce con il libro, le nuove idee, le consapevolezze, le nuove percezioni che si generano sono parti importanti del processo continuo e cumulativo di creazione della mia personalità.
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