I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Continua a leggere I libri più belli, letti nel 2017

Perché dobbiamo essere ottimisti

I principali  indicatori di benessere evidenziano il gigantesco progresso negli ultimi due secoli ma anche negli ultimi 50 anni. Il pessimismo è politicamente regressivo e pericoloso: due libri per convincervi

Time transfixed, Rene Magritte · 1938
Time transfixed, Rene Magritte · 1938 (particolare)

Ovviamente non voglio semplicemente consolarmi. Vorrei credere che davvero il mondo a fine 2016 e inizio 2017 sia un posto migliore. Migliore di cosa? O meglio, migliore del mondo di quando?

In sostanza dobbiamo guardare attentamente e in prospettiva.

Come dobbiamo confrontare l’oggi per poter dire che davvero le cose vanno meglio?

La risposta è che basta avere una prospettiva di qualche decennio e tenere conto dei dati e non di impressioni superficiali (sbagliate) fondate soprattutto sugli eventi “a portata di mano”, semplicemente perché più facili da ricordare (cfr. anche Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Mondadori).

Con questa prospettiva adeguata difficile non pensare al mondo di oggi come a un posto migliore.  Continua a leggere Perché dobbiamo essere ottimisti

I libri più belli del 2016 secondo il New York Times

Number 23 John McLaughlin · 1960
Number 23 John McLaughlin · 1960

Non delude mai la lista dei libri migliori del New York Times. Quest’anno però mi sembra particolarmente stimolante, perché, tra l’altro, propone su una grande ribalta un libro delizioso in arrivo da una cultura e una lingua un poco ai margini.

Si tratta di

-Guerra e trementina, scritto da Stefan Hertmans, un autore fiammingo, che l’editore italiano Marsilio ha avuto il merito di portare da noi già nel 2015.
Continua a leggere I libri più belli del 2016 secondo il New York Times

Chiamatemi Elena Ferrante

Inutile e banale ormai dire che non si sentiva il bisogno di questa caccia a Elena Ferrante. E del successivo dibattito su se sia o meno giusto “seguire i soldi” per scoprire chi sia la persona che si cela dietro il nome di penna di questa scrittrice di grande successo.

Apprezzata da moltissimi lettori – soprattutto dopo che è stata tradotta negli Stati Uniti, elogiata dalla grande critica e di rimbalzo la sua fama qui da noi è cresciuta – la sua vera identità non è mai stata un argomento per chi ama i suoi libri.

Continua a leggere Chiamatemi Elena Ferrante

Szilárd Borbély, “I senza terra”: un romanzo bellissimo

Ungheria anni ’70. Un narratore bambino impietoso senza sapere di esserlo e un passato che non sembra lasciare speranze. Un villaggio dove i miseri si accaniscono sui più miseri: gli zingari, il commerciante sopravvissuto alla Shoah, gli idioti.

lajostihanyi
Lajos Tihanyi, Autoritratto con berretto (1910)

Leggere I senza terra di Szilárd Borbély (Marsilio, 2016) richiede un certo coraggio e di forza d’animo. Perché è un libro pieno di miseria, che non prova mai a consolare il lettore.

Per il narratore, la miseria e l’abbrutimento che porta con sé, sono l’unica condizione conosciuta. È un bambino che racconta della sua famiglia con tutta l’ingenuità di chi non deve nascondere, nemmeno a chi legge, la sua condizione. È l’unica condizione che conosce; non sa fare i confronti. È una condizione che ha l’ineluttabilità della natura.
Sono gli adulti – la madre, il padre, alcune donne e uomini del villaggio – che la vivono come condizione disperata. Condizione di chi ha perduto status e beni; o di chi sa di non avere chance di (ri)salire. Continua a leggere Szilárd Borbély, “I senza terra”: un romanzo bellissimo

Più filosofia liberale contro il lepenismo, per salvare la modernità aperta e globalizzata

Pankaj Mishra sul New Yorker (1 agosto 2016) ci ricorda come il sentimento, l’istinto, l’emozione rancorosa, vendicativa, rabbiosa contro le condizioni ritenute ingiuste, causate da un mondo in trasformazione, e indirizzate da una reazione anarcoide, paranoica, irriflessiva, contro le élite e la modernità sia stata ben espressa da Jean-Jacques Rousseau.

Era ostile visceralmente al cosmopolitismo, al commercio globale, all’ostentazione della ricchezza e soprattutto all’illuminismo, che tutti gli altri “mali” rappresentava ai suoi occhi. Continua a leggere Più filosofia liberale contro il lepenismo, per salvare la modernità aperta e globalizzata

Il premio Pulitzer “fiction” al romanzo della guerra in Vietnam

Lunedì 18 aprile sono stati assegnati i premi Pulitzer 2016 (è l’anno del centenario dei prize).
Segnalo solo il libro nella categoria fiction.

È The Sympathizer. Un romanzo di Viet Thanh Nguyen , professore universitario che debutta nella narrativa a 45 anni, con una storia a cavallo fra Vietnam e Stati Uniti.

Continua a leggere Il premio Pulitzer “fiction” al romanzo della guerra in Vietnam