Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017

Ci ha spiegato come i migliori spiriti del XX secolo siano restati umani davanti al totalitarismo

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Tzvetan Todorov, 1939-2017, Wikimedia Commons


Tzvetan Todorov se n’è andato a 77 anni.
Il filosofo, storico della cultura, analista politico e critico letterario, nato nel 1939 a Sofia, in Bulgaria, è morto martedì 7 febbraio 2017, pochi giorni dopo aver finito il suo ultimo libro, Le Triomphe de l’artiste. Continua a leggere Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017

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The man who gave himself away

How discovering an equation for altruism cost George Price everything.

By Michael Regnier/Mosaic

Laura met George in the pages of Reader’s Digest. In just a couple of column inches, she read an abridged version of his biography and was instantly intrigued. In the 1960s, apparently, egotistical scientist George Price discovered an equation that explained the evolution of altruism, then overnight turned into an extreme altruist, giving away everything up to and including his life.
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Giorgio Albertazzi, “il ragazzo di Salò” volontario della Legione di assassini della “Tagliamento”

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Militi del Battaglione Tagliamento con Mussolini

Giorgio Albertazzi: uno dei più grandi attori di teatro italiani ma anche milite di una delle più sanguinarie formazioni della Repubblica sociale, impegnata nella repressione di partigiani. Qui viene ricordata, in particolare, l’azione terribile in Valsesia dal dicembre del 1943, il Natale di sangue.

di Edoardo Frittoli

La LXIII Legione D’Assalto “Tagliamento” fu una delle formazioni più sanguinarie della Repubblica Sociale, quasi interamente impiegata nella repressione antipartigiana.

Il “ragazzo di Salò” Giorgio Albertazzi militò volontariamente nella 3a Compagnia come Sottotenente, addestrato a Lucca presso la scuola Allievi Ufficiali. Aveva pronunciato il giuramento militare tedesco in quanto la Tagliamento era stata inizialmente inquadrata nella II Divisione paracadutisti germanica.

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La prima guerra mondiale, 100 anni. Altri libri

Aggiornamenti  9-6-14

Allora, aggiungo altri testi che nella versione originale del post avevo tralasciato

– Jaroslav Hasek, Il buon soldato Sc’vèik (ovviamente su questo torniamo, perché secondo me è il miglior libro sulla Grande Guerra).
– Józef Wittlin, Il sale della terra
La grande guerra in Galizia. Un piccolo uomo della provincia orientale dell’Impero asburgico scaraventato nelle braccia della burocrazia che prepara al macello una generazione.
– Max Hastings, Catastrofe 1914
I mesi iniziali della prima guerra mondiale
Lo storico britannico ci porta in una parte del conflitto spesso trascurata. Affascinante narrazione piena di testimonianze di soldati di ogni ordine e paese.
– Federico De Roberto, La paura e altri racconti della grande guerra
Quattro racconti – il primo dei quali è un vero gioiello – dell’autore de I Viceré, con storie di soldati italiani sul fronte della Prima guerra mondiale

Questo post è stato pubblicato la prima volta l’1 aprile 2014.
Questo che segue è il testo originale del post:

D’altra parte, non possiamo dimenticare che questo è l’anno del centenario della prima guerra mondiale. Dieci anni fa, quando raggiungemmo i 90 anni, già parlammo di libri, alcuni dei quali rispolveriamo adesso.
La Grande guerra fu un evento decisivo: la civiltà europea svoltò bruscamente, l’industria e la produzione di massa applicata alla guerra e alla produzione di morte inaugurò il secolo breve, completò il processo della violenza colonialista applicandolo al nemico vicino di casa e aprì la strada ai totalitarismi di sterminio totale.
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La guerra, in fondo, aiuta la società a organizzarsi

Pezzo che sembra una provocazione ma è un’analisi di come le società possono reagire alle guerre: la guerra è terribile, certo, ma nel lungo periodo rende l’umanità più sicura e ricca. Perché spinge a creare società più grandi e più organizzate, governate da governi più forti. Continua a leggere La guerra, in fondo, aiuta la società a organizzarsi

La giornata della memoria, Primo Levi e perché “può accadere di nuovo”

Primo Levi in una delle ultime pagine de I sommersi e i salvati ci ricorda:

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; [è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori].

La violenza «utile» o «inutile», è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato (…). Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo. [Grassetto mio]
Pochi paesi possono essere garantiti immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori, da quelli che dicono e scrivono «belle parole» non sostenute da buone ragioni.

Primo Levi, autore (tra gli altri) di Se questo è un uomo
Primo Levi

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