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I libri di viaggio più belli del 2010 secondo WorldHum

Per la serie de “i dieci libri più belli del 2010“, oggi è la volta dei libri di viaggio scelti da WorldHum (avevamo già scritto di WorldHum a proposito dei cento migliori libri di viaggio).

Alcuni sembrano proprio interessanti: per esempio quello sui viaggi in Siberia di Ian Frazier (l’autore di Great Plains), e soprattutto, per chi ama i libri, diciamo così, di “reference”, Book Lust to Go: Recommended Reading for Travelers, Vagabonds, and Dreamers, di Nancy Pearl, ex blibiotecaria a Seattle, una star dei consigli di lettura negli Usa.

Ecco comunque l’elenco (potete anche leggerlo sul sito di WorldHum): Continua a leggere

I cento libri di viaggio più belli (forse)

Worldhum ha compilato la lista dei libri di viaggio “most celebrated”, selezionando le preferenze di scrittori, riviste e siti specializzati

Non sono un grande lettore dei cosiddetti “Libri di viaggio”: sono pochi quelli che ho incrociato che mi siano veramente piaciuti.

Monte Subasio, Umbria, Italia
Monte Subasio, Umbria, Italia /luiginter flickr

E poi ci sono libri bellissimi di viaggio “atipici” – per esempio quelli di W.G. Sebald, che ha scritto cose meravigliose narrate da una voce che intraprende viaggi (Vertigini e Austerlitz) – che però non sono quasi mai rubricati fai libri di viaggio. Continua

Parolario

Segnalo, un po’ in ritardo, scusate, la nona edizione della manifestazione letteraria *Parolario*, in corso a Como e Cantù, dal 29 agosto al 13 settembre.

Dal comunicato stampa:

Un viaggio lungo sedici giorni, dal 29 agosto al 13 settembre, rimanendo però sempre seduti in riva al Lago di Como.
E’ quanto offrirà ai suoi spettatori la nona edizione di Parolario, la manifestazione comasca dedicata ai libri e alla cultura che quest’anno avrà come tema principale proprio “Il viaggio”.
E sarà un viaggio geografico, ma soprattutto mentale ed emozionale, quello che coinvolgerà, con partenza da Piazza Cavour – la piazza affacciata direttamente sul lago –, gli spettatori di Parolario (180 mila presenze nel 2008), accompagnati da scrittori, giornalisti e studiosi.

Continua…

L’enigma delle sabbie, Erskine Childers

Fryslan - YO |X| YNTL, flickr
Fryslan - foto: YO |X| YNTL, flickr

Non sapevo se recensire questo libro… mi sembrava un po’ una cattiveria, visto che il libro è bellissimo e il mio consiglio è decisamente di leggerlo al più presto, ma purtroppo mi sa che è praticamente introvabile.

Pubblicato nel 1989 da Bariletti, editore che sembra essere scomparso, non si trova neppure su Internet (io infatti sto pensando di rivendere su Ebay quello di mio papà…), se non forse in edizione inglese, The Ridde of The Sands.

Io l’ho letto grazie a mio papà che l’ha ripescato nei meandri della sua memoria e della nostra libreria, consigliandomelo per la sua ambientazione nelle Isole Frisone, dove andrò in vacanza questa estate.

Il libro è stato scritto nel 1903 e racconta le vicende di due amici, Davies e Carruthers, che a bordo di una barca, il Dulcibella, navigano nel Mar Baltico e nel Mare del Nord intorno alle isole tedesche. Il romanzo è sia un bellissimo libro di viaggio e di mare, sia, soprattutto, un giallo-spy story. I due amici, infatti, sono convinti dell’esistenza di un piano di attacco via mare della Germania all’Inghilterra. Si legge nella quarta di copertina:

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Sulla strada di Robert Pirsig e dello Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Nei commenti nel nostro blog si sta parlando di Robert Pirsig e del suo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (Zmm). Colgo allora l’occasione per segnalare che negli Usa è uscito un libro che ripercorre oggi (anzi nel 2004, è stato pubblicato solo ora. Zmm uscì nel 1974) il viaggio in motocicletta di Pirsig e di suo figlio.
Zen and now. On the Trail of Robert Pirsig and the Art of Motorcycle Maintenance di Mark Richardson, giornalista del Toronto Star.
Non credo che lo leggerò, magari mi rileggerò un’altra volta il vero Pirsig. Comunque, per chi fosse interessato, qui trova una recensione del New York Times (anche la recensione non è che incoraggi alla lettura di questo On the Trail). Ovviamente invece io mi sbilancio consigliando la lettura dell’originale di Pirsig: fenomenale! :)

Itinerario Izziano parte 9: Marsiglia

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Vorrei chiudere questo itinerario sulle tracce di Izzo con le sue parole, tratte dal capitolo “Marsiglia tra luce e mare” di *Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo*, ed. e/o (l’articolo è molto bello ma molto lungo, quindi consiglio di acquistarlo per leggerlo interamente).

Per il momento al Vieux-Port , sulla terrazza della Samaritaine, ci beviamo fino all’ultimo minuto, spensieratamente come sempre, la splendida luce autunnale che piove dal cielo fin dalle cinque del pomeriggio. Non capirete niente di questa città se rimarrete indifferenti alla sua luce. […] Marsiglia è città di luce. E di vento. Il famoso mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza via tutto fino al mare. Fino al largo di Pomègues e Ratonneau, le isole del Frioul. Fin dopo Planier, il faro oggi spento trasformato in una scuola di immersioni […] Marsiglia, a dire il vero, potete amarla solo così, arrivando dal mare. La mattina presto. All’ora in cui il sole, sorgendo dietro il massiccio di Marseilleveyre, bacia le colline e regala di nuovo un po’ di rosa alle vecchie pietre. Allora vedrete Marsiglia come la scoprì Protis il focese. […] Continua a leggere

Itinerario Izziano parte 8: i ristoranti di Marsiglia

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L’argomento “ristoranti” merita un articolo a parte. Fabio (Jean-Claude) è un amante della buona cucina e cita numerosi locali nei libri della trilogia (così come i bar che ho già ricordato man mano).
A proposito della cucina marsigliese, in *Aglio, menta e basilico* dice:

Marsiglia non è provenzale, non lo è mai stata. Nella maggior parte dei ristoranti, quindi, si mangiano cose semplici e a prezzi onesti, piatti senza artifici legati non a una tradizione ma a una tenace fedeltà alle origini. Qualcuno l’ha già detto: la cucina qui non si innova, non “si mescola”, perpetua. Mangiare ti riporta al tuo paese. Mettersi a tavola, in casa come al ristorante, in famiglia, tra amici, vuol dire far rivivere la memoria, i ricordi. (Aglio, menta e basilico, p. 46)

In questo stesso capitolo (“Mi piace sentire Marsiglia vibrarmi sotto la lingua”) si dilunga anche in ricette e piatti tipici che si possono gustare a Marsiglia.
Dove?
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Itinerario Izziano parte 7: la Canabiere, cours Julien, la Plaine

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Una visita interessante è quella al mercato di rue Longue-des-Capucins, vicino alla Canabière, dove non sembra di essere in Francia, ma in un profumatissimo suq nordafricano. Consiglio l’acquisto delle foglie essiccate di verbena, per preparare tisane per la sera, e di olive e uvetta.

Sono stato cresciuto così, nella tradizione di andare al mercato. Tutti i giorni. Marsiglia aveva tanti mercati quanti erano i quartieri, le piazze e le piazzette. Noi a quel tempo abitavamo accanto a una delle strade più popolari della città. Il mercato di rue Longue-des-Capucins non era un mercato provenzale, ma mediterraneo. Dove il più piccolo cetriolo assaporava già il piacere di essere preparato secondo il gusto orientale o alla latina. Frutta e verdura, ma anche erbe e spezie. La varietà dei colori faceva a gara con le molteplicità degli odori. Mescolandosi alle grida, alle risate. (Aglio, menta e basilico, p. 57)

Erano in rue Longue-des-Capucins. “La via del mercato d’Oriente”, come le piaceva dire. Tutti gi odori del Maghreb, dell’Africa e dell’Asia vi si mischiavano. Inebrianti come la felicità. Le felicità possibili. (Il sole dei morenti, p. 39)

Abdul Aziz risalì in parte la Canabière, attraversò cours Saint-Louis, imboccò rue des Feuillants per arrivare poi nella stretta Rue Longue-des-Capucins. Da lì si tuffò nella folla colorata e compatta che faceva la spesa al mercato. I banchetti profumavano di tutti gli aromi del mondo. Barcellona e Shangai, Roma e Bombay, Algeri e Valparaiso. (Marinai perduti, p. 79)

Proseguendo per cours Julien si incontra prima rue d’Aubagne:
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Itinerario Izziano parte 6: le Isole d’If e di Frioul

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L’itinerario continua con un giro in battello.
L’imbarcadero si trova al Vieux Port, sul lato dove c’è il bar de la Samaritaine, e si può acquistare un biglietto solo per l’isola d’If o che comprenda anche le isole di Frioul. Noi siamo scesi solo nella prima, ritornando a Marsiglia il battello fa comunque tappa anche alle isole Frioul, dove noi non siamo scesi.
L’Ile d’If è ovviamente famosa per il suo chateau _castello_ e per il *Conte di Montecristo* di Dumas che qui è in parte ambientato.

Chateau d’If, originally uploaded by halighalie.

Sull’isola c’è praticamente solo il castello con una piccola esposizione, e le celle dove sono stati rinchiusi Edmond Dantès, l’abate Faria e altri celebri personaggi. Dalle torri c’è una bella vista di Marsiglia.
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Itinerario Izziano parte 5: la Major e la Joliette

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La Major, originally uploaded by halighalie.

Questa tappa non è delle più belle esteticamente parlando, tant’è che noi abbiamo fatto solo un salto veloce  in auto alla Major.
Scendendo dal Panier, si arriva alla cattedrale in più punti criticata da Izzo:

Da place de Lenche abbiamo tirato dritto per rue de l’Eveché, fino alla cattedrale della Major. Una costruzione pesante e sporca, stile vecchio babà al rum, sullo svincolo dell’autostrada del Littoral. Le abbiamo girato intorno. “Questa” ha scherzato Rico, “è place de l’Esplanade”. Era davvero da ridere. La piazza era scomparsa sotto le quattro corsie. Le macchine, tantissime, sfrecciavano alla velocità di un circuito da formula uno. (Il sole dei morenti, p. 197)

Scivolò via dietro la cattedrale La Major. Il sole al tramonto dava finalmente un po’ di calore alla pietra grigia tutta sudicia. È in quell’ora del giorno che La Major, dalle rotondità bizantine, ritrova la sua bellezza. Dopo, torna a essere ciò che è sempre stata: una vanitosa schifezza del Secondo Impero. (Casino Totale, p. 33)

Alle spalle della Major, incomincia il porto commerciale de la Joliette.
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Itinerario Izziano parte 4: il Panier

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Panier, originally uploaded by halighalie.

Dalla parte nord del Vieux Port si sale nel quartiere del Panier, dove è cresciuto Fabio, abitato in gran parte da Italiani e Nordafricani.

Imboccò Rue du Panier. Il suo quartiere. C’era nato. Rue des Petits-Puits, vicino a dove era nato Pierre Puget. Suo padre, appena arrivato in Francia, aveva abitato in Rue de la Charité. (Casino Totale, p. 15)

Salendo dalla scalinata delle Accoules si entra nello spirito del quartiere, fatto di stradine e stretti vicoli in continua salita e discesa, che molto spesso ricordano i caruggi di Genova: case colorate, gente fuori dalle porte a chiacchierare, panni stesi alle finestre.
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