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Baricco sul leggere gialli

Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr
Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr

Baricco su la Repubblica nella rubrica che tiene ogni settimana Una certa idea di mondo; nel recensire La trilogia Adamsberg di Fred Vargas, ed. Einaudi, fa una lunga premessa sul suo poco amore per il genere dei gialli. Fa eccezione Fred Vargas, ovviamente.

Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco. Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli bolliti a merenda, e ne riparliamo. Continua a leggere

Perché si scrive – Baricco a Che tempo che fa

Per rimanere in tema di Baricco, il bel monologo che ha fatto a Che tempo che fa il 29 Ottobre:

Voi occidentali, noi francesi, quando vediamo un’opera d’arte o leggiamo un libro, ci aspettiamo sempre in qualche modo di entrare in contatto con l’assoluto, o anche semplicemente con qualche verità che fra le pieghe della vita noi non siamo in grado di vedere, ci aspettiamo spesso un’emozione, ci aspettiamo di trovare i nostri sentimenti, ci aspettiamo spesso degli insegnamenti morali.
Ecco, i giapponesi no.
Quando un giapponese sfoglia una raccolta di stampe, quello che fa è guardare una scelta di quanto nell’universo c’è di più raro e nell’uomo sensibile di più caro. Forgiato in un materiale affascinante per l’unico scopo di testimoniare il genio umano e il gusto, il gusto, di un maestro.

Adesso ve lo spiego con parole mie per spiegarvi una cosa che mi piace della lettura.

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Una certa idea di mondo – I migliori cinquanta libri che ho letto negli ultimi dieci anni, Alessandro Baricco

Manuele Fior - illustrazione per "Una certa idea del mondo"

Questo è il periodo di Alessandro Baricco. Sarà che con l’uscita del suo ultimo lavoro, Mr Gwyn, edito da Feltrinelli (a questo indirizzo il minisito dedicato al libro) compare in ogni programma e scrive su ogni giornale, sarà che è stato da Fabio Fazio a Che tempo che fa in una bellissima puntata di presentazione del libro e di riflessione su cos’è la scrittura, sarà che il sentirlo parlare così spesso mi ha fatto venire voglia di risfogliare i suoi libri passati (in primis I Barbari, per me una specie di bibbia).

Sarà che da oggi sull’edizione domenicale  de La Repubblica nella sezione Cult (guarda caso da oggi, in concomitanza con il lancio in edicola di La Lettura, il nuovo inserto domenicale di cultura di Corriere) per 50 settimane terrà una rubrica, intitolata Una certa idea di mondo.

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A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda

Titolo: Sul banco dei cattivi. Sottotitolo: A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda Autori: Giulio Ferroni, Massimo Onofri, Filippo La Porta, Alfonso Berardinelli. Insomma, alcuni tra i più accreditati critici letterari del nostro Paese. Editore: Donzelli
Si inizia da Baricco (qualcuno forse si ricorderà il botta e risposta che ha infiammato le pagine di Repubblica nel 2006).

Ferroni ci dice che l’autore di Oceano mare è un furbetto a partire dal rapporto con il lettore:
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