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Salvatore Veca, dizionario minimo. Le parole della filosofia per una convivenza democratica

Credo meriti attenzione un piccolo libro appena pubblicato da Salvatore Veca, Dizionario minimo. Le parole della filosofia per una convivenza democratica (Frassinelli).

Perché questo dizionario minimo è una specie di promemoria filosofico per la vita in una società giusta (tema caro a Veca e ai suoi autori di riferimento, come Norberto Bobbio e John Rawls).

Le parole di questo dizionario sono:
Libertà, Tirannia, Solitudine, Incompletezza, Giustizia, Democrazia, Laicità, Riformismo, Tolleranza, Rispetto, Identità, Speranza.

Domenica scorsa (31 maggio) Armando Massarenti ha scritto di questo libro sul “domenicale” del Sole 24 Ore. Massarenti ricorda come la voce Solitudine del libro di Veca inizi con una citazione di David Hume che definiva la solitudine involontaria come il peggiore supplizio per un essere umano. Continua…

Costituzione da difendere

In questi giorni viene la pelle d’oca: aggressioni alla divisione dei poteri che sta alla base di ogni democrazia liberale; attacchi al diritto di essere laici; legittimazione della discriminazione e della violenza e dell’ingiustizia verso i cittadini stranieri, con provvedimenti ispirati dalla paura e dalla demagogia:  la Costituzione (disprezzata da chi ci ha giurato sopra) è forse il riferimento migliore attorno a cui raccogliere le forze per provare a contrastare la marea che può allontanarci dalla civiltà.

Il movimento Libertà e Giustizia ha diffuso un appello a difesa delle democrazia (Rompiamo il silenzio, ripreso anche da Repubblica), scritto dal presidente Gustavo Zagrebelsky. Qui sotto ne riporto un paragrafo. Il resto si trova sul sito del movimento. Soprattutto sul sito si può firmare l’appello che ha tra i primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Il testo completo di “Rompiamo il silenzio

PS
Spero non sembri fuori luogo questo post in questo blog: il fatto è che il diritto alla cultura (e alla lettura) è un diritto che non vive da solo; è inserito in una rete di diritti; se uno di questi diritti viene minacciato, anche gli altri si indeboliscono… no?