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I libri più belli del 2013 secondo L’Economist

Come ogni anno nella lista dei migliori libri dell’Economist è la saggistica a dominare. I libri inseriti sono davvero tanti molti, eccone una selezione.

* Politica e attualità
Ari Shavit, My Promised Land: The Triumph and Tragedy of Israel
Quattro generazioni di israeliani ritratti con le contraddizioni e le speranze del paese.

Rana Mitter, Forgotten Ally: China’s World War II, 1937-45
La seconda guerra mondiale, l’invasione giapponese: l’impronta sulla storia e l’attualità della Cina.

Toby Dodge, Iraq: From War to a New Authoritarianism
L’agonia senza fine dell’Iraq.

Oscar Martínez, The Beast: Riding the Rails and Dodging Narcos on the Migrant Trail
Un giornalista del Salvador in otto viaggia accompagnando i migranti dall’America centrale agli Stati Uniti.

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I libri più belli del 2010 secondo l’Economist

I libri più belli del 2010 secondo l'Economist
Un’altra lista dei libri migliori del 2010. Dopo quella del Guardian (degli scrittori che collaborano con il quotidiano) della scorsa settimana, questa volta tocca all’Economist.
Come sempre è soprattutto dedicata alla saggistica. Molti titoli stimolanti con il solito clamoroso difetto di quasi tutte le testate anglofone: è (quasi) tutta dedicata ad autori che scrivono in inglese. Poco male, la lista è davvero interessante. Sotto la trovate tutta intera, con le tre righe inserite dai redattori dell’Economist per introdurre i volumi scelti.

Intanto mi limito a segnalarne quattro:
Rachel Polonsky, Molotov’s Magic Lantern: A journey in Russian History (Faber and Faber)
L’autrice un giorno si trasferì a Mosca e le capitò di scoprire l’appartamento dove visse Molotov, uno degli uomini più fidati di Stalin: in quell’apartamento c’erano la libreria di Molotov e una lanterna magica… Continua a leggere

La storia dell’ultimo francese della prima guerra mondiale

Reeve 011400, originally uploaded by otisarchives1.

Si chiamava Lazare Ponticelli, ed è morto a 110 anni.
L’ultimo dei francesi che combatté nella grande guerra (1914-1918, I soldati nella foto non sono dell’esercito francese).
In verità era italiano, ed era passato a combattere sul fronte austriaco con l’uniforme dei Savoia, quando il Regno entrò in guerra nel 1915. Visto che era diventato cittadino francese, in Francia se lo sono collocato come l’ultimo depositario della memoria degli oltre 8 milioni di soldati che parteciparono al massacro che ha dato il via al Novecento, il secolo breve (quest’anno in novembre saranno 90 anni dalla fine di quel conflitto).
La storia di Ponticelli (qui sotto in una foto recente) l’ho letta in uno degli obituary dell’Economist.
L’obituary (in realtà un obituary è molto più dell’idea di necrologio cui siamo abituati noi, e decisamente diverso anche dai coccodrilli della stampa nazionale) dell’Economist è da anni una delle mie letture preferite: prima di tutto per la scelta delle persone di cui occuparsi (ovviamente devono avere la sventura di morire nella settimana per avere il diritto di finire sulla pagina di chiusura del numero) e poi per il taglio degli articoli: pieno di informazioni, mai retorico e mai semplicemente celebrativo (celebrare i morti, qualsiasi cosa abbiano fatto da vivi è un po’ un vizio italiano no?). Fra gli obituary recenti vi consiglio quello di Marie Smith, l’ultima persona a conoscere la lingua Eyak: una lingua di una regione del sud est dell’Alaska.
Per tornare alla prima guerra mondiale: consiglio di seguire la storia, “in diretta” di William Henry Bonser Lamin su wwar1.blogspot.com. William era in servizio nel 32507/9 Batt York and Lanc Regt, . Company 2 Platoon L.G.S.
Un nipote pubbica in questo blog le lettere di William esattamente 90 anni dopo che vennero scritte. Non conosciamo il destino di William, la sua vita al fronte è per noi quella delle sue lettere…