L’amore, la morte e il basilico, Pierpaolo Pracca

Lezioni di cucina #01 - foto: Andrea Balducci, flickr
Lezioni di cucina #01 - foto: Andrea Balducci, flickr

Sottotitolo: La cucina marsigliese di Jean-Claude Izzo.

Chi ha letto i libri di Jean-Claude Izzo sa che il cibo è protagonista: Fabio Montale ama la cucina, la buona cucina. *L’amore, la morte e il basilico. La cucina marsigliese di Jean-Claude Izzo* di Pierpaolo Pracca, con una prefazione di Massimo Carlotto, edito da Il leone verde edizioni. La collana si chiama Leggere è un gusto, e, oltre alla ricette di libri di Izzo, presenta tanti altri titoli interessanti: in cucina con Banana Yoshimoto, nella Bibbia, nell’Odissea, con Montalbano, con Pippi Calzelunghe, Shakespeare, Maigret, Dante, solo per citarne alcuni _li trovate comunque tutti qui.

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Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, Stefania Nardini

Notre Dame de la Garde - Marseille - foto: Howard, flickr
Notre Dame de la Garde - Marseille - foto: Howard, flickr

Guardando la città da questa collina viene da pensare che è impossibile raccontare Jean-Claude Izzo senza parlare di Marsiglia. Una città consacrata dal mito. Nata, narra la leggenda, dall’incontro di un marinaio della Focide con la principessa ligure Gipsy. Un’invenzione partorita da quell’incontro.
Essere un marsigliese, come lo era Izzo, significa stare dentro una comunità meticcia, in cui convivono sessanta etnie.

Izzo, ormai dovreste saperlo, si contente con Joyce Carol Oates lo scettro di mio scrittore preferito. JCO grazie alla sua prolificità continua a regalarmi romanzi, mentre Izzo è stata portato via da un tumore il 26 gennaio 2000, lasciando un grandissimo vuoto.

Almeno in me. Che quando _su segnalazione di mio papà, grazie_ ho saputo dell’uscita di *Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese*, di Stefania Nardini, ed. Perdisa, mi sono precipitata ad acquistarlo.

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Itinerario Izziano parte 9: Marsiglia

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Vorrei chiudere questo itinerario sulle tracce di Izzo con le sue parole, tratte dal capitolo “Marsiglia tra luce e mare” di *Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo*, ed. e/o (l’articolo è molto bello ma molto lungo, quindi consiglio di acquistarlo per leggerlo interamente).

Per il momento al Vieux-Port , sulla terrazza della Samaritaine, ci beviamo fino all’ultimo minuto, spensieratamente come sempre, la splendida luce autunnale che piove dal cielo fin dalle cinque del pomeriggio. Non capirete niente di questa città se rimarrete indifferenti alla sua luce. […] Marsiglia è città di luce. E di vento. Il famoso mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza via tutto fino al mare. Fino al largo di Pomègues e Ratonneau, le isole del Frioul. Fin dopo Planier, il faro oggi spento trasformato in una scuola di immersioni […] Marsiglia, a dire il vero, potete amarla solo così, arrivando dal mare. La mattina presto. All’ora in cui il sole, sorgendo dietro il massiccio di Marseilleveyre, bacia le colline e regala di nuovo un po’ di rosa alle vecchie pietre. Allora vedrete Marsiglia come la scoprì Protis il focese. […] Continua a leggere Itinerario Izziano parte 9: Marsiglia

Itinerario Izziano parte 8: i ristoranti di Marsiglia

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L’argomento “ristoranti” merita un articolo a parte. Fabio (Jean-Claude) è un amante della buona cucina e cita numerosi locali nei libri della trilogia (così come i bar che ho già ricordato man mano).
A proposito della cucina marsigliese, in *Aglio, menta e basilico* dice:

Marsiglia non è provenzale, non lo è mai stata. Nella maggior parte dei ristoranti, quindi, si mangiano cose semplici e a prezzi onesti, piatti senza artifici legati non a una tradizione ma a una tenace fedeltà alle origini. Qualcuno l’ha già detto: la cucina qui non si innova, non “si mescola”, perpetua. Mangiare ti riporta al tuo paese. Mettersi a tavola, in casa come al ristorante, in famiglia, tra amici, vuol dire far rivivere la memoria, i ricordi. (Aglio, menta e basilico, p. 46)

In questo stesso capitolo (“Mi piace sentire Marsiglia vibrarmi sotto la lingua”) si dilunga anche in ricette e piatti tipici che si possono gustare a Marsiglia.
Dove?
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Itinerario Izziano parte 7: la Canabiere, cours Julien, la Plaine

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Una visita interessante è quella al mercato di rue Longue-des-Capucins, vicino alla Canabière, dove non sembra di essere in Francia, ma in un profumatissimo suq nordafricano. Consiglio l’acquisto delle foglie essiccate di verbena, per preparare tisane per la sera, e di olive e uvetta.

Sono stato cresciuto così, nella tradizione di andare al mercato. Tutti i giorni. Marsiglia aveva tanti mercati quanti erano i quartieri, le piazze e le piazzette. Noi a quel tempo abitavamo accanto a una delle strade più popolari della città. Il mercato di rue Longue-des-Capucins non era un mercato provenzale, ma mediterraneo. Dove il più piccolo cetriolo assaporava già il piacere di essere preparato secondo il gusto orientale o alla latina. Frutta e verdura, ma anche erbe e spezie. La varietà dei colori faceva a gara con le molteplicità degli odori. Mescolandosi alle grida, alle risate. (Aglio, menta e basilico, p. 57)

Erano in rue Longue-des-Capucins. “La via del mercato d’Oriente”, come le piaceva dire. Tutti gi odori del Maghreb, dell’Africa e dell’Asia vi si mischiavano. Inebrianti come la felicità. Le felicità possibili. (Il sole dei morenti, p. 39)

Abdul Aziz risalì in parte la Canabière, attraversò cours Saint-Louis, imboccò rue des Feuillants per arrivare poi nella stretta Rue Longue-des-Capucins. Da lì si tuffò nella folla colorata e compatta che faceva la spesa al mercato. I banchetti profumavano di tutti gli aromi del mondo. Barcellona e Shangai, Roma e Bombay, Algeri e Valparaiso. (Marinai perduti, p. 79)

Proseguendo per cours Julien si incontra prima rue d’Aubagne:
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Itinerario Izziano parte 6: le Isole d’If e di Frioul

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L’itinerario continua con un giro in battello.
L’imbarcadero si trova al Vieux Port, sul lato dove c’è il bar de la Samaritaine, e si può acquistare un biglietto solo per l’isola d’If o che comprenda anche le isole di Frioul. Noi siamo scesi solo nella prima, ritornando a Marsiglia il battello fa comunque tappa anche alle isole Frioul, dove noi non siamo scesi.
L’Ile d’If è ovviamente famosa per il suo chateau _castello_ e per il *Conte di Montecristo* di Dumas che qui è in parte ambientato.

Chateau d’If, originally uploaded by halighalie.

Sull’isola c’è praticamente solo il castello con una piccola esposizione, e le celle dove sono stati rinchiusi Edmond Dantès, l’abate Faria e altri celebri personaggi. Dalle torri c’è una bella vista di Marsiglia.
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Itinerario Izziano parte 5: la Major e la Joliette

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La Major, originally uploaded by halighalie.

Questa tappa non è delle più belle esteticamente parlando, tant’è che noi abbiamo fatto solo un salto veloce  in auto alla Major.
Scendendo dal Panier, si arriva alla cattedrale in più punti criticata da Izzo:

Da place de Lenche abbiamo tirato dritto per rue de l’Eveché, fino alla cattedrale della Major. Una costruzione pesante e sporca, stile vecchio babà al rum, sullo svincolo dell’autostrada del Littoral. Le abbiamo girato intorno. “Questa” ha scherzato Rico, “è place de l’Esplanade”. Era davvero da ridere. La piazza era scomparsa sotto le quattro corsie. Le macchine, tantissime, sfrecciavano alla velocità di un circuito da formula uno. (Il sole dei morenti, p. 197)

Scivolò via dietro la cattedrale La Major. Il sole al tramonto dava finalmente un po’ di calore alla pietra grigia tutta sudicia. È in quell’ora del giorno che La Major, dalle rotondità bizantine, ritrova la sua bellezza. Dopo, torna a essere ciò che è sempre stata: una vanitosa schifezza del Secondo Impero. (Casino Totale, p. 33)

Alle spalle della Major, incomincia il porto commerciale de la Joliette.
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