Archivi tag: Murakami Haruki

1Q84, Murakami Haruki

1Q84 - foto: Yuting Hsu, flickr
1Q84 – foto: Yuting Hsu, flickr

Nel cielo splendevano due lune. Una piccola e una grande. Erano sospese in aria, l’una accanto all’altra. Quella grande era la solita luna di sempre. Quasi piena, gialla. Ma accanto ce n’era un’altra, diversa, con una forma inconsueta. Era un po’ deforme, e anche il colore era strano, verdastro, come se sulla superficie fosse cresciuto un leggero strato di muschio.
Libro Primo, Capitolo XV, pag. 247

Ho finito 1Q84, di Murakami Haruki, edito in Italia da Einaudi, già da un po’ di settimane, ma non sapevo come parlarne.

Raccontare la trama? Condensare le oltre 700 pagine del Libro Primo e Secondo, e le 400 del Libro Terzo nelle poche righe di una recensione? Continua a leggere

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e prosciutto, Haruki Murakami

2509 Agghiu e uogghiu still-life - foto: godzillante|photochopper, flickr
2509 Agghiu e uogghiu still-life - foto: godzillante|photochopper, flickr

Continuano le ricette letterarie. Oggi ve ne presento una tratta da *Dance dance dance* _ed. Einaudi_ di Haruki Murakami, un autore molto amato su questo blog.

Dopo aver finito di mangiucchiare il sedano, cominciai a pensare a cosa prepararmi per cena. Decisi per gli spaghetti. Si tagliano due spicchi di aglio a pezzetti e si scaldano in padella con un po’ d’olio d’oliva. La padella va inclinata in modo da raccogliere l’olio in un punto e lì si fa rosolare l’aglio a fuoco lento. Si aggiunge un peperoncino intero e lo si lascia soffriggere insieme all’aglio. A questo punto aglio e peperoncino vanno tolti, per evitare che diano al sugo un sapore amaro. E’ importante calcolare bene il momento. Poi si aggiunge del prosciutto cotto, tagliato a pezzetti, e lo si lascia rosolare. Infine si mescola rapidamente e si aggiunge del prezzemolo tritato. Ah, mi farò anche un’insalata di mozzarella fresca e pomodori. Niente male.

Tratto da *Dance dance dance* di Murakami Haruki, ed. Einaudi, pag. 163

After Dark, Haruki Murakami

After Dark, Murakami Haruki
After Dark, Murakami Haruki

Ogni tanto leggo libri giapponesi, in questo periodo per strani motivi abbastanza spesso _vedi Banana Yoshimoto_. Ora ho finito *After dark*, ed. Einaudi, di Murakami Haruki o Haruki Murakami che dir si voglia (per la cronaca, Murakami è il cognome e Haruki è il nome, in giapponese si mette prima il cognome, così da un po’ di tempo anche le nuove edizioni dell’Einaudi hanno il nome dell’autore scritto in questo ordine), scrittore veramente cult, soprattutto grazie a *Tokyo Blues*, originalmente edito da Feltrinelli e ora ripubblicato da Einaudi, come tutti i suoi libri, che in questo caso, per inciso, oltre al cognome ha invertito anche il titolo (*Norwegian Blues. Tokyo Blues*).

I libri di Murakami _abbastanza numerosi per altro_ si dividono in due tipi: quelli totalmente campati in aria, nel senso buono del termine ovviamente, onirici, surreali, irreali; e quelli più ancorati a terra, senza mai esagerare comunque.

Farei rientrare questo *After dark* nella seconda categoria, ovviamente senza esagerare troppo  _facciamo un 70% di realismo e un 30% di surrealismo.

Tokyo, mezzanotte, in un quartiere che si anima con il calare della notte e il termine delle corse della metropolitana: locali notturni, supermercati aperti 24 ore su 24, musicisti, impiegati del turno di notte (???), alberghi a ore. Mari, una giovane studentessa di cinese; Takahashi, musicista _suona il trombone in una jazz band; Kaoru, manager del love hotel Alphaville; una diciannovenne cinese, prostituta, picchiata da un cliente e lasciata senza nulla; Shirakawa, impiegato in un ufficio della zona; e infine Eri, una giovane, bellissima ragazza, che ha deciso di dormire, da 2 mesi (in altre parole, dorme da due mesi senza svegliarsi, se no ogni tanto per i bisogno elementari).

Continua a leggere

Haruki Murakami, What I talk about when I talk about running: la maratona, la scrittura (la lettura) e la vita

amsterdam marathon, originally uploaded by luiginter.

Proprio nei giorni in cui ho deciso di leggere Haruki Murakami (anche in base alle scelte/consigli piovuti sul blog; mi son preso Kafka sulla spiaggia, Einaudi, per cominciare) ecco che scopro quanto sia importante correre le maratone (e le ultramaratone) per questo scrittore.

In questi giorni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sta uscendo What I Talk About When I Talk About Running (prontamente segnalato anche da Fubar l’altro ieri, grazie Fubar ;).

Sul Guardian, la recensione  al libro di Murakani, da parte dello scrittore Alastair Campbell, sottolinea proprio la forza del racconto e della condivisione dell’esperienza della corsa e della maratona da parte di un artista della scrittura: spero che le pagine What I talk about when I talk about running (bello anche il titolo carveraino) mi aiutino a dare forma, a esprimere questa attrazione/ossessione per l’allenamento duro, quasi quotidiano, per il confronto con il nostro io nel momento dello sforzo prolungato, della difficoltà di arrivare fino in fondo ai 42,197 km.
Con la soddisfazione del corpo stanco alla fine dell’allenamento e del corpo esausto alla fine della maratona. Insomma, spero proprio che Murakami mi aiuti a capirmi ;).

Ehi!!, ovviamente il libro non si occupa solo della corsa; Murakami racconta anche il suo lavoro, l’importanza della musica, parte della sua vita. Ma certo la corsa… ;)
amsterdam marathon 07, originally uploaded by luiginter.
Ehm, sì è vero, sono in pessime condizioni, ero a pochissimo dalla fine. Ogni volta che vedo una mia foto (n.5921 a Amsterdam, ottobre 2007) in una maratona mi commuovo (mi commuovo di più, e piango, al traguardo, ovviamente).
E non la racconto a tutti questa commozione (temo il sarcasmo?).
Ma questa volta, con Murakami che ci nobilita, mi son detto: “lasciamoci anche andare a un po’ di vanità”.  ;)
ciao a tutti

Haruki Murakami, Dance dance dance

Immagine di Dance dance dance

L’incipit:

Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.
Dal sogno si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. La forma dell’albergo appare distorta. E’ molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall’antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c’è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me. L’albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il cuo calore. Nel sogno, sono una parte dell’albergo.

La mia impressione:
E’ la storia di un ragazzo giapponese di 34 anni, alla ricerca di se stesso. Fin qui niente di strano. La cosa che caratterizza il libro e che può piacere o meno è una forte componente surreale: il reale si mischia alla fantasia, che si mischia al sogno, senza che i confini tra realtà e fantasia e sogni siano ben delineati. Anzi, il tutto è alquanto confuso e la confusione del protagonista regna sovrana e a volte passa nella scrittura stessa lasciandoti un po’ interdetto. Non so se era voluto ma ci sono dei momenti, per fortuna isolati, in cui sembra che l’autore voglia volutamente confondere il lettore, forse per aumentare il grado di immedesimazione nella storia. Non so, ma a me non è piaciuto molto. La componente fantastica è troppo forte per me che sono un tipo molto pragmatico. E quindi tutti i voli pindarici nel mondo del fantastico o del paranormale, che dir si voglia, non mi sono piaciuti molto. Non sono riuscito a immedesimarmi nel protagonista, tutti i riferimenti al paranormale e alla pura fantasia non facevano che allargare il divario tra me e lui, che ho visto allontanarsi sempre di più. Ad un certo punto avevo l’impressione di essere un entomologo che guarda un insetto strano che si muove nel suo habitat… non molto piacevole, visto che a tratti ho visto qualche punto di contatto tra me e il protagonista della storia che ha la mia stessa età. Forse mi aspettavo di più. Comunque il libro a parte questo è scritto bene e se si riesce ad andare oltre la componente surreale che lo permea a fondo, forse può anche risultare bello.

La scheda su IBS:
Haruki Murakami, Dance dance dance, Einaudi, 2005 (500 pagg.)

Haruki Murakami, il jazz e la scrittura

In un lungo saggio sul New York Times, lo scrittore giapponese Haruki Murakami spiega come quasi tutto quello che conosce sulla scrittura lo abbia imparato grazie alla musica.

Practically everything I know about writing, then, I learned from music. It may sound paradoxical to say so, but if I had not been so obsessed with music, I might not have become a novelist. Even now, almost 30 years later, I continue to learn a great deal about writing from good music. My style is as deeply influenced by Charlie Parker’s repeated freewheeling riffs, say, as by F. Scott Fitzgerald’s elegantly flowing prose. And I still take the quality of continual self-renewal in Miles Davis’s music as a literary model.

Jazz Messenger – Haruki Murakami- Books – Review – New York Times

Le affinità elettive dei GdL casalinghi

Lunga e bella è stata la festa con cui il 30 marzo 2007, il GdL Librando ha festeggiato il primo anno di incontri.
Dalle 16,30 alle 22, 30 abbiamo parlato di libri , mangiando le cose buone che ognuna di noi aveva preparato, pescando dal repertorio di memorie personali e familiari.
Due sono state ( e sono sempre ) le fasi dei nostri incontri. Una, dedicata ai libri scelti da leggere in comune; l’ altra, ai libri elettivi che leggiamo, in aggiunta a quelli selezionati.
Quel giorno abbiamo parlato di “Norwegian wood, Tokyo blues” , di Haruki Murakami e di “A voce alta” di Bernard Schlink.
Il primo testo ha sicuramente interessato , anche se con sfumature diverse tra chi lo aveva apprezzato moltissimo, identificandovi l’ alterità dell’ autore giapponese e chi sentirebbe quasi l’esigenza di rileggerlo, avendo paura non aver colto tutto quello che questo romanzo poteva offrire.

Il secondo testo è stato, invece,occasione di una intensa e fertile discussione.

Per chi non lo conoscesse, riassumo in breve la storia di questo romanzo, uscito una decina di anni fa.
La storia si svolge nella Germania dei primi anni ’50 e narra l’iniziazione all’amore di un giovane , da parte di una donna, Hanna, che si rivelerà essere stata guardiana nei campi di concentramento. Con un espediente, in verità un po’ artefatto e abbastanza inverosimile, Hanna si trova nella condizione di non aver “capito” ciò che succedeva. (non rivelo l’espediente per chi volesse leggere il romanzo).
Naturalmente, questa sommaria sintesi non rende onore ad un romanzo ben scritto, articolato e che non si impegna in giudizi “giustificazionisti” dichiarati.

La discussione ha visto due posizioni: quella di chi ha trovato discutibile parlare comunque di questi temi, con sfumature ambigue che potrebbero dare l’impressione di una giustificazione a ciò che è successo. E quella di chi invece ha intravisto nel romanzo la descrizione di quella”zona grigia” e opaca (Primo Levi insegni) che è sopita, ma non annullata, nell’animo umano.

Per la prossima volta – e qui sta l’ affinità elettiva del titolo- leggeremo tra gli altri “Palazzo Yacoubian” di ‘Ala Al Aswani.
Ci vedremo il 26 aprile, dopo l’altro GdL casalingo: confronteremo i pareri. Con piacere .