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Sulla strada di Robert Pirsig e dello Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Nei commenti nel nostro blog si sta parlando di Robert Pirsig e del suo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (Zmm). Colgo allora l’occasione per segnalare che negli Usa è uscito un libro che ripercorre oggi (anzi nel 2004, è stato pubblicato solo ora. Zmm uscì nel 1974) il viaggio in motocicletta di Pirsig e di suo figlio.
Zen and now. On the Trail of Robert Pirsig and the Art of Motorcycle Maintenance di Mark Richardson, giornalista del Toronto Star.
Non credo che lo leggerò, magari mi rileggerò un’altra volta il vero Pirsig. Comunque, per chi fosse interessato, qui trova una recensione del New York Times (anche la recensione non è che incoraggi alla lettura di questo On the Trail). Ovviamente invece io mi sbilancio consigliando la lettura dell’originale di Pirsig: fenomenale! :)

Nessuno scrittore (in vita) come Bruce Springsteen!

Ci pensavo questa mattina: non c’è annuncio di un nuovo libro, da parte di uno degli scrittori attualmente in vita, capace di provocarmi le stesse emozioni e attese suscitate dall’arrivo di un nuovo disco di Bruce Springsteen. Possibile? Come devo sentirmi?
(Oddio, forse se Robert Pirsig pubblicasse un nuovo libro, ci avvicineremmo, e magari anche Meneghello; con qualcuno morto da poco, anche, per esempio W. G. Sebald ).

Aggiornamento/update
Certo, con un sacco di quelli morti da tempo la cosa sarebbe ben diversa…

Zen, la manutenzione della motocicletta, Pirsig intervistato dall’Observer

La scorsa settimana, L’Observer, il settimanale del Gurdian, ci ha fatto un regalo. Ha pubblicato un’intervista a uno dei miei (e di milioni di altri più o meno miei coetanei) autori mito: Robert Pirsig.
Sì, proprio l’autore de Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Di lui oggi si sanno pochissime cose: Tim Adams ci racconta un po’ della sua vita attuale, ma soprattutto ritorna sull’opera che lo ha reso così famoso. Pirsig, poi, che oggi ha 78 anni, ci spiega anche qualche particolare della sua biografia, così presente, in forma un po’ trasfigurata, nel suo grande libro.
Insomma una lettura che merita. Soprattutto per chi ha amato e ama le pagine della fantastica cacvalcata di Pirsig e di suo figlio Chris sulla motocicletta e alla ricerca della “qualità”.

Zen, la manutenzione della motocicletta, Pirsig e un articolo dimenticato

Questo articolo l’ho scritto per Caffe Europa cinque anni fa. Pirsig e lo zen in motocicletta sono un mio pallino. Non ho mai chiesto un pagamento e spero che gli amici della rivista on line non se la prendano se lo riproduco qui

Che fine ha fatto lo Zen in motocicletta? Cosa è rimasto della grande cavalcata, da Minneapolis al Pacifico, di Robert M. Pirsig e di suo figlio Chris, allora dodicenne, su una vecchia moto inglese, narrata in uno dei libri memorabili degli anni settanta? E’ rimasto solo quel libro, appunto, ancora oggi bello e commovente. Il resto, regalato sempre da Pirsig (un altro libro e qualche conferenza) ma anche da una schiera di seguaci, e rintracciabile anche sulla rete, non è all’altezza.

“Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta” (1974, traduzione italiana, Adelphi, 1980; d’ora in poi Zmm; nell’edizione originale c’era anche un sottotitolo da considerare: “An inquiry into values”) è stato un grande successo, di vendite ma soprattutto culturale, diventando un libro citato e discusso, scambiato, sottolineato, annotato. E non solo negli Stati Uniti.

Oltre oceano, i lettori di Zmm sono stati valutati attorno ai tre milioni, con almeno quindici ristampe fra edizione tascabile e hardcover. Ancora oggi l’editore Bantam lo vende con continuità. In Italia Adelphi continua a riproporlo, da qualche anno anche nella collana economica, insieme con il secondo libro di Pirsig, “Lila”, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1991 (Adelphi, 1992). Quest’ultimo, invece, è stato giudicato deludente da quasi tutta la critica americana e non ha rinnovato il fenomeno Zmm.

Pirsig, oggi abbondantemente sopra i settanta, ha anche scritto dell’altro. Sulla rete è per esempio raggiungibile il testo di una conferenza tenuta alcuni anni fa, nella quale con dovizia di particolari affronta il tema che vorrebbe fosse il centro della sua riflessione: il rapporto fra soggetto, oggetto e valori, tema anche sintetizzato enfaticamente con l’espressione “Metafisica della qualità”:, abbozzato in Zmm e letteralmente esploso il “Lila”.

Inoltre – segno, almeno apparente, di buona vitalità – sulla grande rete fervono le discussioni sui temi che Zmm e il successore, hanno proposto.

In particolare, è in corso un prolungato dibattito sul significato e le implicazioni della Metafisica della Qualità. (lilasquad@moq.org; per iscriversi si può passare da Moq.org, e seguire i link). Eppure, lontano dalla sua moto e dai paesaggi dell’ovest, la filosofia popolare di Pirsig perde l’ingenuità che l’aveva nobilitata, diventa pedagogica e anche un po’ pedante. Doveva fermarsi all’ultima pagina di Zmm.

Fra Zmm e Lila c’è anche la tragedia di Chris. Il figlio di Pirsig infatti è morto nel 1979, undici anni dopo il viaggio in moto con il padre. Morto ammazzato da una coltellata in Haight Street a San Francisco.
Paradossalmente proprio in uno dei luoghi simbolici della stagione hippy alle cui contraddizioni Pirsig pensava di aver offerto una via d’uscita con Zmm: un’idea di ribellione alla cultura ufficiale che però non finisse nel rifiuto assoluto e rassegnato, come spiega in una postfazione del 1984 a una delle ristampe di Zmm. Ma già in queste righe la forza di Zmm è dispersa dall’intento extranarrativo dell’autore che prende il sopravvento e propone un’interpretazione che imbusti il romanzo in un involucro strettamente filosofico. Pirsig già si sente un maestro di pensiero, un innovatore.


Le alternative offerte dagli hippy – scrive – erano “solo pittoresche e temporanee, e alcune di esse andavano sempre più assomigliando a pure e semplici degenerazioni. La degenerazione può essere divertente, ma è difficilmente sostenibile come modo per impiegare la propria esistenza”. E Zmm, secondo l’autore, aveva proposto un’alternativa diversa e più seria, al successo materiale, totem della società americana che la cultura hippy dissacrava.

Era un’alternativa che proponeva un traguardo positivo. A questo l’autore, dieci anni dopo l’uscita del libro, attribuiva il grande successo della sua opera, “perché esso offriva proprio ciò di cui la cultura era in cerca”.

Superato lo shock della perdita del figlio, grazie anche a una nuova paternità, Pirsig ha scritto Lila, esplicitamente pensandolo come seguito di Zmm e soprattutto lo ha fatto calandosi, senza dubbi, nella parte dell’innovatore, del “portatore di cultura”.

Ma la forza di Zmm era proprio l’equilibrio fra i tre piani di lettura del libro: il racconto del viaggio, la rievocazione (nella quale c’e’ molta autobiografia) del passato del narratore, con l’isolamento dell’ambiente accademico che non sopportava la sua audacia teorica e esistenziale; e, infine, l’esposizione della teoria della qualità, escursione, irriverente ma anche un po’ ingenua e popolare, in un trattato di filosofia.

In Zmm i temi filosofici vengono portati in viaggio dai dettagli dell’avventura in motocicletta. Le lezioni– i chautauqua – sono apprezzati e compresi più con l’intuito che grazie all’analisi serrata, che pure non manca e anzi in alcune parti è addirittura incalzante. Ma è l’intuito che porta a cogliere quel fondo di buon senso “alternativo”, di pensiero semplice e morale, di consigli pratici, di ipotesi intransigenti. Lo stesso processo che porta a intuire il giusto e il morale in una chiacchierata con gli amici i migliori amici, in campeggio la sera in riva al lago.

E in questo senso è difficile dare credito a Pirsig quanto si sente un innovatore, un portatore di cultura nuova: Zmm invece aiutava a rassicurare i ragazzi degli anni settanta, adulti negli anni ottanta, sul fatto che le grandi idee potevano trovare uno sbocco moralmente valido anche sul piano individuale, anche dopo la fine delle illusioni collettive. Conservando cosi’ la differenza con gli altri, gli “square”, i conformisti.

Il lettore è deliziato, coccolato, lusingato. Chi non ha amato, pur non essendo motociclista, il narratore di Zmm che dice che in moto si passa il tempo a percepire le cose e a meditarci sopra, “senza nulla che ti incalzi, senza l’impressione di perdere tempo”.

O quando afferma che il viaggio è un’occasione per parlare, e sottintende parlare con attenzione, precisione, rispetto per gli argomenti affrontati. Rammaricandosi poi che il più delle volte si abbia tanta fretta che “le occasioni per parlare sono ben poche. Il risultato – dice il motociclista alla guida – “è una specie di superficialità senza fine, una monotonia che anni dopo ti porta a chiederti che ne è stato del tuo tempo e a rimpiangere che sia trascorso. Ora, invece, vorrei usare il mio tempo per parlare un po’ a fondo di cose che sembrano importanti”.

I paesaggi on the road descritti con dettagli vividi si alternano al racconto di cosa Fedro (lo stesso narratore, prima del crollo nervoso e del ricovero in un ospedale psichiatrico e del trattamento con elettroshock) intendesse con Qualità. Di come provasse a risolvere l’apparente inconciliabilità fra soggetto e oggetto; fra razionalità classica e pensiero romantico; fra mente e materia; fra tecnologia e spirito. E la manutenzione della motocicletta diventa la metafora del terzo elemento che fonde gli altri due: la Qualità appunto. Che offre la via per vivere la tecnologia senza separazione.

Curare la propria motocicletta significa entrare in contatto con essa. Affidarla ai meccanici indica il più delle volte persone che “non tengono a quello che fanno”, che sono separati dal loro lavoro.

Soggetto e oggetto separati. Individuo e tecnologia inconciliabili.

“Il modo di risolvere il conflitto tra i valori umani e le necessità tecnologiche – dice il narratore di Zmm – non è rifuggire dalla tecnologia, ma abbattere le barriere del pensiero dualistico che impediscono un’autentica comprensione della natura della tecnologia – non sfruttamento della natura ma fusione della natura e dello spirito umano in una nuova specie di creazione che le trascende”.

Che può avvenire cogliendo appunto la qualità. “Prima di poter distinguere un oggetto deve esserci una sorta di consapevolezza non intellettuale”: la “consapevolezza della qualita’”. Intuitiva, non spiegabile.

Ma i chautaqua di Pirsig, sono unici e immortali perché condotti in motocicletta; perché coinvolgono i personaggi di un romanzo, perché mettono in azione il meccanismo della finzione.

Tolti da questo spazio romanzesco rischiano di diventare predica, lamento, esercizio su _come siamo bravi noi e come è stupido il mondo che non ci capisce_.

Il secondo libro di Pirsig, “Lila” non sta in equilibrio come Zmm e l’incanto fugge. Anche se non mancano le pagine godibili è il Pirsig filosofo che ha il sopravvento. Non è un caso che i seguaci della lista di discussione sulla metafisica della qualità abbiano come riferimento principale proprio Lila, nel quale riscontrano ” un sistema filosofico completamente sviluppato e quindi necessariamente un libro più difficile e per questo non così popolare”.

Dalle righe della mailing list emerge un lettore di Pirsig irrigiditosi sulle formule – si parla addirittura di catechismo della qualità -, noioso, a volte nostalgico, dallo spirito che ricorda i seguaci della New Age. Che ha cancellato dall’orizzonte i grandi spazi e le strade sulle quali correva la motocicletta, e ha dimenticato la prospettiva storica. Pirsig è un favoloso narratore dello spirito di un’epoca. Che lui si senta un filosofo è un problema suo e dei suoi seguaci. Ai lettori rimane la sua motocicletta.