Antonio Gibelli, La Guerra Grande. Storie di gente comune 1914-1919

Ci avviciniamo al centenario dello sciagurato ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale (il patto di Londra è del 26 aprile 1915, l’ingresso ufficiale nel conflitto il 24 maggio) e viene a proposito questa lettura di Antonio Gibelli, La Guerra Grande. Storie di gente comune 1914-1919, Laterza 2014.

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Uscito nell’autunno dello scorso anno, questo lavoro –  di uno dei nostri maggiori storici italiani della prima guerra mondiale, riconosciuto come tale anche a livello europeo – è costruito sulle “scritture di guerra” di gente comune, travolta e coinvolta dall’evento definitivo della modernità europea.
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La prima guerra mondiale dell’Italia al Gruppo di lettura di Cologno Monzese

Il Gdl di Cologno Monzese legge e discute quattro libri dedicati alla Grande Guerra del nostro paese. Le riunioni in marzo e aprile

Dopo il centenario dello scoppio della Grande Guerra in Europa nel 2014, questo è invece l’anno per ricordare l’ingresso dell’Italia nel conflitto.

Il presunto “maggio radioso”, quando un vero colpo di stato della monarchia e del governo – sostenuti da una minoranza rumorosa e influente nella società italiana, minoranza composta da intellettuali, politici ultra-nazionalisti, campioni dell’irredentismo, democratici che vedevano nella guerra un proseguimento delle guerre di indipendenza, industriali e agrari stuzzicati dalle commesse in arrivo dall’esercito – trascinò il paese nel conflitto catastrofico che costò mezzo milione di morti e una lacerazione economica, culturale e politica che fu una delle cause dirette e potenti dell’avvento del fascismo. Continua a leggere La prima guerra mondiale dell’Italia al Gruppo di lettura di Cologno Monzese

Jean Echenoz, ’14: ironia d’autore per narrare la grande guerra

Aggiungo anche questo ’14 (Adelphi), dello scrittore francese Jean Echenoz, alla lista dei libri sulla prima guerra mondiale.

La Mitrailleuse, 1915.  Christopher Richard Wynne Nevinson 1889–1946 Olio su tela. Tate Modern
La Mitrailleuse, 1915. Christopher Richard Wynne Nevinson (1889–1946) – Olio su tela. Tate Modern

È un romanzo di poco meno di 100 pagine nel quale l’autore impiega il suo stile – conosciuto nei lavori precedenti sulle vite di Maurice Ravel (Ravel 2007), Emil Zátopek (Correre, 2009), Nikola Tesla (Lampi, 2012) -per guidarci nel gorgo della guerra osservando i destini di alcuni giovani uomini di una cittadina della Vandea.

Uno stile caratterizzato soprattutto da un discorso indiretto libero leggero e denso di ironia d’autore, che contrasta, rendendola più forte e mettendola nella giusta distanza e prospettiva, con la tragicità della condizione umana nel conflitto.
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La “Paura”, di Federico De Roberto dentro “Torneranno i prati”, di Ermanno Olmi

In Torneranno i prati, il film che Ermanno Olmi ha dedicato alla Grande Guerra, ci sono alcuni minuti molto intensi, nella parte iniziale, che sono ispirati da un racconto di Federico De Roberto, “La paura” – molto più che ispirati, direi, si potrebbe dire che il soggetto per quella parte del film, nonché un’influenza sul registro generale della pellicola, derivi proprio da quello scritto del grande autore de I Vicerè.

Soldati austriaci sulle Alpi (Wikimedia Commons)
Soldati austriaci sulle Alpi (Wikimedia Commons)

Questo racconto è stato proprio quest’anno incluso da E/O in un libro, La Paura e altri racconti della Grande Guerra. Ed è proprio “La Paura” che rende il libro indimenticabile.

Nel racconto, un avamposto italiano, in un luogo del fronte “spaventoso, ma in compenso tranquillo” – sulle alte montagne al confine fra Italia e Austria dove si combatté la “guerra bianca” – viene scosso, dopo il cambio di contingente nemico. I boemi che “l’avevno ditto, che non avressono sparato”, vengo sostituiti da ungheresi.
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L’attentato di Sarajevo secondo Il buon soldato Sc’vèik

Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hasek è fra i libri indispensabili sulla prima guerra mondiale. Lo è per vari motivi: per esempio perché usa l’umorismo, l’ironia malinconica e la mestizia sorridente per smascherare l’idiozia burocratico-militarista che portò l’Europa alla catastrofe.

Lo è perché è un romanzo pacifista, antimilitarista e antiautoritario il cui obiettivo principale però è il valore artistico e non il suo portato politico. E lo è perché è divertente, bello e trasmette una carica che potremmo tradurre in un “non lasciare che gli stronzi abbiano la meglio su di te”.

Hasek, che era di Praga come Kafka, aveva un’idea assai forte del pericolo che rappresentavano la burocrazia, le polizie, i militari, le spie, per gli individui e la società.

Ma Il buon soldato Sc’vèik è anche il romanzo che respira, senza  apparenti rimpianti ma con scettica nostalgia, la fine dell’Impero degli Asburgo.
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La prima guerra mondiale, 100 anni. Altri libri

Aggiornamenti  9-6-14

Allora, aggiungo altri testi che nella versione originale del post avevo tralasciato

– Jaroslav Hasek, Il buon soldato Sc’vèik (ovviamente su questo torniamo, perché secondo me è il miglior libro sulla Grande Guerra).
– Józef Wittlin, Il sale della terra
La grande guerra in Galizia. Un piccolo uomo della provincia orientale dell’Impero asburgico scaraventato nelle braccia della burocrazia che prepara al macello una generazione.
– Max Hastings, Catastrofe 1914
I mesi iniziali della prima guerra mondiale
Lo storico britannico ci porta in una parte del conflitto spesso trascurata. Affascinante narrazione piena di testimonianze di soldati di ogni ordine e paese.
– Federico De Roberto, La paura e altri racconti della grande guerra
Quattro racconti – il primo dei quali è un vero gioiello – dell’autore de I Viceré, con storie di soldati italiani sul fronte della Prima guerra mondiale

Questo post è stato pubblicato la prima volta l’1 aprile 2014.
Questo che segue è il testo originale del post:

D’altra parte, non possiamo dimenticare che questo è l’anno del centenario della prima guerra mondiale. Dieci anni fa, quando raggiungemmo i 90 anni, già parlammo di libri, alcuni dei quali rispolveriamo adesso.
La Grande guerra fu un evento decisivo: la civiltà europea svoltò bruscamente, l’industria e la produzione di massa applicata alla guerra e alla produzione di morte inaugurò il secolo breve, completò il processo della violenza colonialista applicandolo al nemico vicino di casa e aprì la strada ai totalitarismi di sterminio totale.
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In Viaggio (anche con libri) nella Somme e nelle Fiandre, nella memoria della Grande Guerra

Soldati canadesi sul fronte occidentale
Soldati canadesi sul fronte occidentale

Ieri sera un amico mi ha guardato un poco stupito mentre gli dicevo che la prossima settimana, girando per le strade di Francia, voglio fermarmi per uno o due giorni nella valle della Somme e magari poco più a Nord, al confine (di qua e di là)  con il Belgio: nelle zone cruciali, insomma, del ‘fronte occidentale’ durante la Grande Guerra.

SOLO UN PAIO DI GIORNI, l’ho rassicurato. Certo lo stupore è da capire. Se non hai in testa tutta l’elaborazione della ‘memoria’ di quella guerra, fatta da romanzi, libri di storia, fotografie, monumenti, cimiteri, guide; se non ti porti questo strato di parole e idee e emozioni, quella è solo ‘campagna e villaggi’.

Oltre a quello che ho letto in passato (per esempio l’irrinunciabile Paul Fussel, La Grande Guerra e la memoria moderna, il Mulino; Terra di nessuno di Eric J. Leed o l’altrettanto irrinunciabile Eric Maria Remarque) in questo pellegrinaggio nell’idea di memoria legata al 1914-1918 mi faccio accompagnare da un libro scritto proprio su questo tema da Geoff Dyer, The Missing of the Somme (Phoenix). Continua a leggere In Viaggio (anche con libri) nella Somme e nelle Fiandre, nella memoria della Grande Guerra