Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017

Ci ha spiegato come i migliori spiriti del XX secolo siano restati umani davanti al totalitarismo

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Tzvetan Todorov, 1939-2017, Wikimedia Commons


Tzvetan Todorov se n’è andato a 77 anni.
Il filosofo, storico della cultura, analista politico e critico letterario, nato nel 1939 a Sofia, in Bulgaria, è morto martedì 7 febbraio 2017, pochi giorni dopo aver finito il suo ultimo libro, Le Triomphe de l’artiste. Continua a leggere Addio a Tzvetan Todorov, 1939-2017

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Il romanzo ci guarisce dall’illusione di essere autosufficienti

Ancora una nota a proposito del lbro di Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo.
Todorov ci ricorda (pag. 69) che il filosofo Richard Rorty ha descritto il contributo della letteratura alla nostra comprensione del mondo in termini di guarigione dal nostro “egotismo”, inteso come illusione di autosufficienza, più che in termini di conoscenza (Richard Rorty, “Redemption from Egotism. James and Proust as spiritual exercises”).
I personaggi che incontriamo nei romanzi li scopriamo dall’interno, osserviamo ogni azione dal punto di vista del suo autore. E quanto più questi personaggi sono diversi da noi tanto più ci allargano l’orizzonte, arricchendo il nostro universo.
E’ un “allargamento interiore” che non si formula in affermazioni astratte ma rappresenta piuttosto “l’inclusione nella nostra coscienza di nuovi modi d’essere accanto a quelli consueti”.
Secondo Rorty questo tipo di apprendimento che ricaviamo dal romanzo non riguarda tanto il contenuto del nostro essere quanto il modo di percepire: non una nuova forma di sapere “ma una nuova capacità di comunicare con esseri diversi da noi”. Quindi, l’orizzonte ultimo di tale esperienza non è la verità, ma l’amore, forma suprema del rapporto umano, che si intravede ogni volta che il discorso narrativo descrive un universo umano particolare, differente da quello del soggetto che legge.

Pensare e sentire adottando il punto di vista degli altri, essere umani in carne e ossa o personaggi letterari, è il solo modo per tendere verso l’universalità.

Leggendo i romanzi e i racconti tendiamo dunque verso l’universalità; verso quelle “comunità più inclusive” che Rorty ha altrove descritto come percorso di progresso morale (“Progresso morale: verso comunità più inclusive”, in Verità e Progresso. Scritti filosofici, Feltrinelli).

Todorov, La letteratura (in pericolo?) e la nostra vita

milano, cimiano, mm2, originally uploaded by luiginter.

Tzvetan Todorov, nel suo ultimo libro, La letteratura in pericolo (Garzanti), ricorda alcune cose assai importanti e preziose che però, viene da dire, i lettori appassionati sanno e conoscono bene, sono quasi ovvie.
Per esempio che fra la letteratura e la vita e il mondo, c’è una relazione costante e diretta.
Oppure che

la letteratura è pensiero e conoscenza del mondo psichico e sociale in cui viviamo. La realtà che la letteratura vuole conoscere è semplicemente (ma al tempo stesso, non vi è nulla di più complesso) l’esperienza umana.

Una lettrice o un lettore qualsiasi, interrogati, direbbero probabilmente proprio queste cose a proposito del rapporto fra letteratura e vita:

La letteratura ci aiuta a vivere: viviamo in un interscambio continuo fra le esperienza della vita e le esperienze della lettura.

Il problema, dice Todorov, è che la letteratura viene insegnata in un altro modo: soprattutto nelle università (T. ha in mente in particolare la Francia) si privilegia l’approccio tecnico tutto centrato sulle relazioni interne all’opera, in una presunta autosufficienza che la tiene lontana dal mondo.

Insomma, Todorov invita tutti a recuperare il tipo di lettura che i lettori comuni già fanno: basta ascoltare due lettori che parlano del libro che hanno letto, o entrare in una riunione di un gruppo di lettura: è evidente che personaggi, vicende, storie non stanno chiusi nelle pagine, ma si muovono in un interscambio continuo con l’esperienza di vita, la concezione della vita.

Todorov valuta così tanto questo interscambio fra la vita e la lettura che sottolinea quanto sia importante anche la lettura di quei libri che i critici e spesso anche i lettori più “evoluti” disprezzano: i libri popolari, “dai Tre Moschettieri a Harry Potter” (potremmo aggiungere anche Moccia, la letteratura gialla e rosa, o i gli albi a fumetti su cui molti di noi sono cresciuti):

Libri che permettono di costruirsi una prima immagine coerente del mondo che, possiamo esserne certi, le letture successive renderanno poco per volta più elaborata.

(su Todorov ci ritorno; nel prossimo post;)

Vasilij Grossman, per nominare gli orrori del Novecento

Dopo averci girato intorno per un po’ – almeno un paio d’anni – ho finalmente affrontato Vasilij Grossman. Non Vita e destino, il suo libro più ambizioso, monumentale affresco della Russia a cavallo fra la guerra di sterminio da parte dei nazisti in Unione Sovietica e le purghe staliniane.
Sto invece leggendo Tutto scorre (Adelphi): attraverso gli occhi e i ricordi e le vicende di Ivan Grigor’evic, che torna dalla prigionia in Siberia, subito dopo la morte di Stalin, vediamo l’Ucraina dello sterminio dei Kulaki, il processo ai medici ebrei, il terrore e la sofferenza dei campi siberiani, le complicità, le paure, le bassezze di chi si è salvato dall’arresto e dalla deportazione. La costruzione del totalitarismo sovietico da parte di Lenin.

Grossman è uno degli scrittori di cui parla Tzvetan Todorov in Memoria del male e tentazione del bene (Garzanti). Grossman morì nel 1964 senza sapere se i suoi scritti sarebbero mai stati pubblicati. Tutto scorre lo sarà nel 1970, Vita e destino nel 1980, in occidente.
Come ci ricorda Todorov (il cui libro ho citato più volte e mi sembra una lettura decisiva per capire il secolo dei totalitarsmi), Grossman sentiva a lui vicino Cechov, che ha portato alla letteratura russa un “nuovo umanesimo centrato sulle idee di libertà e di bonta”.
Centrale per le riflessioni di Grossman è l’elogio della bontà opposto alle dottrine del bene, che pongono al vertice dei valori un’astrazione e non gli individui.

Letture fuori tempo?