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Fred Vargas: Parti in fretta e non tornare e L’uomo dei cerchi azzurri

Tour Eiffel - foto: giuliaduepuntozero, flickr
Tour Eiffel – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Ok, confesso che ho letto questa autrice perché consigliata da Baricco nella rubrica Una certa idea di mondo su Repubblica. O meglio, lui consigliava La trilogia Adamsberg, ma mio papà aveva già in casa Parti in fretta e non tornare, e ho iniziato da quello (peccato che sia l’ultimo della trilogia, ma pazienza, me ne sono accorta a libro già iniziato). Anni fa avevo letto un libro della Vargas, non ricordo neanche quale, e non mi era piaciuto, proprio per niente. Però un po’ la suggestione di Baricco, un po’ che mi stavo preparando a un weekend lungo a Parigi, mi sono convinta.
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Baricco sul leggere gialli

Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr
Study In Yellow - foto: an untrained eye, flickr

Baricco su la Repubblica nella rubrica che tiene ogni settimana Una certa idea di mondo; nel recensire La trilogia Adamsberg di Fred Vargas, ed. Einaudi, fa una lunga premessa sul suo poco amore per il genere dei gialli. Fa eccezione Fred Vargas, ovviamente.

Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco. Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli bolliti a merenda, e ne riparliamo. Continua a leggere