L’Ulisse di Joyce e tutto il resto: diario di un lettore

Questo è un piccolo diario (o quasi) su come cerco di mantenere la promessa fatta a me stesso di leggere (finalmente) l’Ulisse di James Joyce. Ed è un diario di un lettore che legge un po’ ingenuamente, un lettore comune, uno dei lettori ai quali pensava James Joyce scrivendo il suo romanzo.
James Joyce
Intanto, come avevo del resto previsto nel post sul proposito di lettura: si tratta di una lettura lunga, lenta, lenta.

Sia per le note difficoltà del romanzo di Joyce,
sia per la lunghezza del testo,
sia per la mia lentezza cronica di lettore che viene tentato dalle digressioni (anche i lettori – lo sa bene chi è affetto da questa malattia-mania di leggere contemporaneamente più libri, riviste, saggi e articoli pescati in rete – digrediscono).
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Open, Andre Agassi

Non ho ancora letto Open, biografia di Andre Agassi, pubblicato da Einaudi Stile Libero. E’ stato il primo libro consigliato da Baricco nella sua rubrica domenicale su Repubblica, Una certa idea di mondo. In generale, ho letto solo buone recensioni, quindi, anche se non ho mai avuto un particolare amore per lui (neppure odio… solo indifferenza, ma anche per il tennis in generale), mi sa che prima o poi finirò per leggerlo.

Nel frattempo, su questo blog lagazzettadicyrano una bella recensione.

*giuliaduepuntozero


Northline, Willy Vlautin

Reno!! - foto: Tess Aquarium, flickr

Reno!! - foto: Tess Aquarium, flickr

Sono stata un po’ indecisa se recensire questo libro oppure no… Non è che mi piaccia molto elogiare un titolo che in Italia non è pubblicato, mi sembra quasi di fare un torto! Però chi vuole le può leggere in inglese, e non è detto che a qualche editore che dovesse capitare casualmente su queste pagine non venga voglia di pubblicarlo.

Ho già parlato di Willy Vlautin e del suo The Motel Life (che io ho letto in inglese acquistato questa estate negli USA, ma dovrebbe esserci anche in Italia, edito da Fazi). Bellissimo. Triste, da lacrime agli occhi, ma bellissimo. Lo stesso può dirsi di questo Northline.

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The Joy of Books, danza notturna dei libri in una libreria di Toronto – video

Da qualche giorno questo video è assai popolare sul Web: The Joy of Books.
Due coniugi, con l’aiuto di un gruppo di volontari, hanno organizzato un movimento dei volumi presenti in una libreria di Toronto, la Type Books, e hanno ripreso e montato il processo.
Il risultato è The Joy of Books, poco meno di due minuti di piacevole danza dei libri.


Oscuri segreti, Hans Rosenfeldt e Michael Hjorth

#272 Everything grows with time - foto: Mikael Miettinen, flickr

#272 Everything grows with time - foto: Mikael Miettinen, flickr

Dopo la scorpacciata che ho fatto tempo fa di gialli scandinavi, mi sono allontanata da questo genere, un po’ perché obiettivamente ne avevo letti troppi e io dopo un po’ mi stanco, un po’ perché a mio parere dopo grandi autori come Stieg Larsson, Henning Mankell, Arnaldur Indridason, Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Gunnar Staalesen (e gli altri pubblicati da Iperborea, tutti belli), Jo Nesbø, sull’onda del successo tanti editori hanno pubblicato anche parecchi gialli scandinavi solo mediocri.

Così quando mi capita di leggere un giallo scandinavo che ritengo sia meritevole, mi piace segnalarlo. E’ questo il caso di Oscuri segreti, pubblicato da Einaudi, di Hans Rosenfeldt e Michael Hjorth. Gli autori sono due, come Maj Sjöwall e Per Wahlöö, ma con loro c’entrano ben poco. Niente temi sociali, ritmi che dire incalzanti è poco; piuttosto, mi ha ricordato un altro libro che mi era piaciuto molto, Tre secondi, anch’esso pubblicato da Einaudi, anch’esso scritto da due autori, anch’esso da toglierti il fiato per la suspance _beh, in effetti molto di più, ma anche Oscuri segreti è avvincente.

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Happy living, Jean-Claude Götting

Happy Living, Jean-Claude Götting

Mio marito ha visto questo libro in libreria, e ha subito pensato che fosse il libro giusto per me. Gli ingredienti sono: è un giallo, è un graphic novel, è ambientato negli Stati Uniti, si muove nel mondo del jazz.

Il titolo è Happy living, l’autore è Jean-Claude Götting, è pubblicato da Coconino Press.

Un giornalista, François Merlot, sta intervistando un pianista jazz, Slatters, reso famoso dalla canzone Happy living. Slatters gli fa spegnere il registratore, e gli confessa che non ha scritto lui quella canzone. L’autore si chiama Treviso, un batterista molto bravo ma alcolizzato. Durante una sessione Treviso compone la canzone, ma è troppo ubriaco per ricordarsene, e Happy living viene rubata da Slatters.

Slatters vuole ritrovare Treviso, o la sua famiglia, per rimediare in qualche modo, se possibile, al furto che ha fatto, che gli ha consentito, per tutti questi anni, di vivere grazie alle royalties sulla celebre canzone.

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Leggere (con) Italo Calvino

Salve a tutti, l’articolo che troverete qui sotto è un riassunto dell’introduzione della mia tesi di laurea in Teoria della Letteratura. Essendo un’appassionata lettrice del blog e sapendo quanto utile può essere un parere esterno su un proprio scritto, ho pensato “perchè no?” e così ho deciso di sottoporvelo. Aspetto i vostri commenti!
Ma non siate troppo severi…
 Italo Calvino

C’è da considerare l’opera nella sua natura di prodotto, nel suo rapporto col fuori, col momento della propria costruzione e col momento in cui viene ricevuta da noi. In tutte le epoche e in tutte le letterature troviamo opere che a un certo momento si rovesciano su se stesse nell’atto di farsi, prendono coscienza dei materiali con cui sono costruite

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I caratteri tipografici: meraviglie per chi legge

Un buon anno a tutti!

Incomincio segnalandovi questo servizio video della Pbs Arts sui caratteri tipografici, la loro bellezza ed efficacia e necessità. Indipendentemente dal fatto che siano su carta, schermo di ogni tipo; che li si legga in casa o per strada o in una stazione. Che siano su libri, giornali, riviste, copertine di dischi, cartelloni pubblicitari, segnaletica stradale. Dura sette minuti.
A presto


Scegliere il libro: il vero ostacolo alla lettura condivisa (ovvero: guardatevi dalla coazione a consigliare)

Anche se questo post è il quarto della serie su “Come creare un gruppo di lettura e farlo vivere felice” in realtà ci occupiamo qui di un passaggio decisivo per tutti i tipi di lettura condivisa.

Accettare di scegliere un libro da leggere in privato, ma contemporaneamente a qualcun altro, per poi parlarne (in sostanza è questa la condivisione) è uno sforzo davvero faticoso per un lettore. E più forte è il lettore, più difficile lo sforzo. Leggi il seguito di questo post »


La fotografia del cadavere di Ahmed Farhan – di Andrea Bruce

Il corpo di Ahmed Farhan, foto di Andrea Bruce, The New York Times

Il corpo di Ahmed Farhan, 15 marzo 2011, Bahrain, foto di Andrea Bruce, The New York Times

La tv è il media del mondo in diretta. La fotografia – insieme, ovviamente, alla parola scritta – è ancora il media del racconto, della narrazione. (Digressione: internet è quasi tutto narrazione dunque; anche Twitter offre il meglio di sé quando narra, non quando scimmiotta la tv delle “dirette”, almeno mi pare così).
Ma la fotografia è anche e soprattutto è il media della riflessione, indotta forse dall‘istante dilatato, infinito, che sta dentro ogni grande fotografia (ma anche in molte piccole fotografie) e che ci invita a ragionare, a considerare l’incertezza, l’ambivalenza, a formulare e ri-formulare le domande, a non accontentarsi mai di una spiegazione superficiale, di una storia troppo lineare, di un racconto pieno di certezze.
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James Joyce, Ulisse, il mio proposito di lettura del 2012. E il vostro?

Un giorno, L., una signora incontrata in treno – citando non ricordo chi, o forse non citando nessuno, tranne se stessa – mi disse che uno dei pensieri al quale dedicava più tempo negli ultimi giorni dell’anno era la scelta di un libro importante, da leggere nel corso dell’anno nuovo.

“Vale solo un libro tosto, di quelli che richiedono fatica ma che promettono parecchio, di quelli che sono un’esperienza che lascia il segno”.
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I libri più belli del 2011 secondo gli scrittori interpellati dal Guardian

Anche per il 2011, il Guardian ha chiesto ad alcuni scrittori di scegliere i libri migliori dell’anno. Ormai è quasi un gioco per questo blog, segnalare le liste. Questa degli scrittori è fra quelle che apprezzo di più. Ve ne offro una sintesi, con alcune scelte di qualcuno degli scrittori interpellati:

Daniel WoodrellThe Outlaw Album (Sceptre): una serie di racconti di uno dei più bravi romanzieri Usa. Di Woodrell ci ha parlato recentemente anche giuliaduepuntozero.

John Jeremiah Sullivan, Pulphead (FSG, USA): una serie di saggi autobiografici, su star del rock, su altre argomenti, scritti in origine per alcune grandi riviste. Qualcuno lo ha paragonato agli scritti saggistici di david Foster Wallace.

Ben Lerner, Leaving the Atocha Station (Coffee House Press):  la storia di un giovane poeta americano,  instabile mentalmente, dipendente da sostanze stupefacenti e altro che spreca il suo tempo a Madrid.

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Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior

Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior

La prima volta che ho sentito parlare di Manuele Fior era in un articolo sul Corriere, a proposito dell’assegnazione al Festival di Angoulême (la più prestigiosa manifestazione di fumetti in Europa, e solo una delle seconde più importanti al mondo) del Premio al Miglior Fumetto 2011, con il graphic novel Cinquemila chilometri al secondo, edito in Italia da Coconino Press.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975, ma ha già girato il mondo, vivendo in Germania, in Norvegia e a Parigi, dove si è stabilito attualmente. L’Italia, infatti, non è il posto migliore per un giovane ragazzo che vuole vivere facendo l’illustratore e il disegnatore di fumetti.

In un’intervista a Lettera43 (qui nella versione integrale) Manuele Fior dice che per lui il fumetto è “lo strumento principale con cui comunicare, il mio modo di rappresentare la mia opinione, il mio sguardo sul mondo. Io penso a fumetti, non riuscirei a scrivere e basta. Narrare per me è un’esigenza pressante, per questo sono riuscito a fare del fumetto la mia attività principale.” Per fare ciò, però, si è trovato costretto a emigrare a Parigi, in Francia, dove “si pubblicano 5 mila libri di fumetti all’anno, tante persone li leggono e partono da questi lavori per aprire dibattiti sulle tematiche rappresentate. C’è un bel feedback. È un genere letterario che stimola la discussione.”
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Strauss-Khan incastrato: l’esercizio di scrittura di Edward Jay Epstein

Edward Jay Epstein

Edward Jay Epstein

Se n’è parlato un po’ anche da noi perché suggerisce l’idea che Dominique Strauss-Kahn sia stato incastrato da qualcuno ispirato dal partito di  Nicolas Sarkozy. Ma l’articolo  di  Edward Jay Epstein, sulla New York Review of Books, “What Really Happened to Strauss-Kahn?” (è leggibile anche sul sito della Nyrb) è anche un pezzo di bravura, di grande scrittura d’inchiesta.

Con ordine.
Per il numero datato 22 dicembre 2011 della rivista, Epstein ha raccontato con dettagli analitici la giornata maledetta di Dominique Strauss-Kahn, quel 14 maggio del 2011 che gli è costato la candidatura alle elezioni presidenziali francesi.
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Amara Lakhous, Un pirata piccolo piccolo

In questo blog abbiamo più volte richiamato lo scrittore algerino Amara Lakhous e scritto recensioni sul suo romanzo più famoso e premiato Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, pubblicato nel 2006, seguito poi nel 2010 da Divorzio all’islamica a viale Marconi.
A maggio 2011 sempre la casa editrice e/o ha pubblicato Un pirata piccolo piccolo, che è solo per ordine di successione il terzo edito in Italia, ma, come Amara ricorda nella sua introduzione, è in realtà il suo primo romanzo scritto nel 1993, addirittura quando ventitreenne era ancora in un’Algeria insanguinata dalla guerra civile, nella quale, in sette anni, morirono centocinquantamila persone.
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I dieci libri più belli del 2011, secondo il New York Times

Ecco anche quest’anno la lista dei dieci libri ‘migliori’, scelti dai critici del New York Times

Fiction

  • Chad Harbach, The art of fielding, Little, Brown & Company. Storia di baseball, opera prima.
  • Stephen King, 11/22/63, Scribner, in Italia Sperling & Kupfer. Un varco nel tempo porta un insegnante nel 1958 e gli offre un’occasionie per sventare l’omicidio di J.F. Kennedy.
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Christa Wolf ci ha lasciati – 1929-2011

Christa Wolf nel 1963

Christa Wolf nel 1963 (Wikimedia Commons)

Ci ha lasciati Christa Wolf.Se ne è andata a Berlino a 82 anni. L’autrice di Cassandra viene così ricordata dai suoi editori Sandra Ozzola e Sandro Ferri di E/O, che ce ne hanno fatto conoscere l’opera:

Roma, 1 dicembre 2011

Diamo il triste annuncio della scomparsa di Christa Wolf a Berlino, all’età di 82 anni.

Christa è stata un’amica magnifica, e una scrittrice che ci ha cambiato la vita in questi ultimi trent’anni. Abbiamo mille bellissimi ricordi di lei in Germania, in Italia e altrove, le vacanze trascorse assieme anche con il marito Gerhard, le discussioni letterarie e politiche sempre appassionate, e anche le risate e i momenti conviviali. Fin da Cassandra le sue parole, i suoi sentimenti e i suoi pensieri ci hanno profondamente influenzati e trasformati e poi l’abbiamo seguita come suo editore italiano in tutto il suo coraggioso cammino.

Lascia in tutti noi un esempio di rigore, intelligenza, umanità e sensibilità insuperabili.

Sandra Ozzola e Sandro Ferri

Qui invece Leggi il seguito di questo post »


Paola Caridi, Arabi invisibili

Paola Caridi

Paola Caridi (da invisiblearabs.com)

- di  - Ho incontrato più volte Paola Caridi alla Fiera del libro di Torino e a Mantova a Festivaletteratura 2011, come del resto ho già scritto in questo blog. Mi ha sempre coinvolto per la conduzione equilibrata e sicura dei suoi dibattiti e proprio questo mi ha spinto alla lettura di un suo saggio Arabi invisibili,  che ha un sottotitolo di per sé molto eloquente: Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo. Quelli che non fanno i terroristi.
Paola Caridi può fare certe affermazioni, anche perché da sei anni vive in pianta stabile in Medio Oriente ed ha avuto la possibilità di approfondire la conoscenza del mondo arabo, come corrispondente dal Cairo nel 2001-2003 ed ora da Gerusalemme.
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Scene da un matrimonio imminente, Adrian Tomine

Allora, per una volta vi racconterò qualcosa di me. Lo scorso giugno mi sono sposata, e siamo andati in viaggio di nozze negli Stati Uniti, sulla costa nord-occidentale. A Seattle sono capitata per caso, mentre mio marito si abbuffava di cd in un negozio di musica a fianco, in una libreria, la Elliott Bay Book.

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Spettacolare (un po’ come tutte le numerose librerie che abbiamo visitato negli USA, prima o poi scriverò un post sull’argomento). Affascinante, una bellissima atmosfera. Un grande spazio, tutto in legno, parquet al pavimento, travi al soffitto, tubi di metallo, lampadari pendenti, scaffali in legno. Era una bellissima giornata domenicale, la gente giocava a basket nel parchetto fuori, e dalle finestre della libreria entrava un bel sole.

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Dopo un po’ di girovagare (prima tappa in ciascuna delle librerie visitate lo scaffale dedicato a Joyce Carol Oates, una pacchia, quanti libri suoi negli Stati Uniti…), sono finita nella zona dei graphic novel. Fra i vari titoli, mi è caduto l’occhio su un libricino, quadrato, piccolo, meno di una spanna di lato, azzurro mare. Il titolo: Scenes from an Impending Marriage, a prenuptial memoir,  di Adrian Tomine.

Sulla copertina, un omino e una donnina, lui in abito elegante, lei in abito da sposa e velo, che corrono mano nella mano. Caspita, sembra fatto per me, mi dico. Inizio a sfogliarlo, a leggerlo sempre più catturata, e finisco per pagarlo alla cassa. Il graphic novel racconta i mesi di preparazione che precedono il matrimonio di Adrian Tomine e della sua futura moglie Sarah, e affronta tutti i passi che ogni sposo e sposa conosce bene: la scelta degli invitati, il luogo del ricevimento, le partecipazioni, la musica, la lista nozze, il fiorista, le bomboniere. Con tanta ironia, e con un quasi-colpo di scena, che spiega un po’ di cose.

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Per legge superiore, Giorgio Fontana

Palazzo di Giustizia - foto: bupowski, flickr

Palazzo di Giustizia - foto: bupowski, flickr

Sono venuto a conoscenza di questo romanzo da una buona recensione di Goffredo Fofi su Internazionale della prima settimana di novembre, “il personaggio di Doni è uno dei più belli della nostra letteratura recente”, rivista da cui traggo spesso consigli di lettura (attenzione invece al D’Orrico, a volte estroso e stravagante recensore del Sette, inserto settimanale del Corriere della Sera).

La vicenda: Roberto Doni, sostituto procuratore, sessantacinquenne, in attesa dell’ultimo scatto di carriera, sposato con Claudia, solida donna borghese, riceve una mail da Elena Vincenzi, giovane giornalista free lance, che sostiene di avere ottimi motivi per ritenere non colpevole Khaled Ghezal, muratore tunisino, già condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per una aggressione a mano armata in Via Padova in cui è stata gravemente ferita una ragazza di buona famiglia. La parte civile e la Procura della Repubblica hanno fatto appello contro la sentenza che ritengono troppo benevola; Doni sostiene la pubblica accusa.

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W.G. Sebald, Gli Anelli di Saturno e “gli inetti a questo mondo”

W.G. Sebald

W.G. Sebald (18 maggio 1944, Wertach im Allgäu – 14 dicembre 2001, Norfolk, England)

In una delle parti più belle de Gli anelli di Saturno  di W.G. Sebald, il narratore ricorda l’incontro con la famiglia Ashbury, in Irlanda, ai piedi delle Slieve Bloom. Una famiglia che vive in una grande casa, in decadenza e appartata.

Prima parla la signora Ashbury:

Io purtroppo sono una persona totalmente priva di senso pratico, sempre assorta nelle sue ruminazioni. Siamo tutti dei sognatori, degli inetti a questo mondo, i miei figli e io. It seems to me sometimes that we never got used to being on this earth and life is just one great, ongoing, incomprehensible blunder.

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Il “mio” Festivaletteratura, Mantova 2011 – parte decima: Vito Mancuso, Il pensiero di Dio

La nostra X. termina il suo racconto delle giornate di Festivalletteratura 2011.

di Xochitl2 | Domenica 11 settembre 2011, ultimo giorno di festival. E’ stata per me densa di incontri importanti, quello con Salvatore Scibona al mattino e il pomeriggio a Palazzo S.Sebastiano con il teologo Vito Mancuso, per finire con l’ultimissimo evento in commemorazione dell’11 settembre.
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Perché si scrive – Baricco a Che tempo che fa

Per rimanere in tema di Baricco, il bel monologo che ha fatto a Che tempo che fa il 29 Ottobre:

Voi occidentali, noi francesi, quando vediamo un’opera d’arte o leggiamo un libro, ci aspettiamo sempre in qualche modo di entrare in contatto con l’assoluto, o anche semplicemente con qualche verità che fra le pieghe della vita noi non siamo in grado di vedere, ci aspettiamo spesso un’emozione, ci aspettiamo di trovare i nostri sentimenti, ci aspettiamo spesso degli insegnamenti morali.
Ecco, i giapponesi no.
Quando un giapponese sfoglia una raccolta di stampe, quello che fa è guardare una scelta di quanto nell’universo c’è di più raro e nell’uomo sensibile di più caro. Forgiato in un materiale affascinante per l’unico scopo di testimoniare il genio umano e il gusto, il gusto, di un maestro.

Adesso ve lo spiego con parole mie per spiegarvi una cosa che mi piace della lettura.

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