Una delle ilustrazioni di Randall Enos in "Mocha Dick: The Legend and the Fury" presa da Brain Pickings

Moby Dick: la vera storia della balena Mocha illustrata

Tutti la chiamiamo Moby Dick, ma in realtà il nome della grande balena che ha ispirato la favola di Herman Melville è Mocha Dick, un vero cetaceo, un capodoglio bianco (albino) che viveva nell’Oceano Pacifico all’inizio del XIX secolo al largo del Cile, precisamente nei pressi dell’isola di Mocha, da cui il nome. Ora, in un libro  (che è possibile acquistare su Amazon) la sua storia viene raccontata da Brian Heinz con bellissime illustrazioni firmate da Randall Enos. Continua a leggere

Nadine Gordimer legge un racconto (1923 – 2014)

Addio a Nadine Gordimer, l’autrice bianca sudafricana che ha urlato il dolore per il suo paese afflitto dall’apartheid e poi la gioia del trionfo della libertà e di Nelson Mandela e poi ancora la preoccupazione e la disillusione per la dura realtà degli anni della ricostruzione e della conciliazione.
Premio Nobel nel 1991.

La ricordiamo anche qui dal blog con questo video: è lei che legge un suo racconto “Loot” alla Harvard University nel 2005. Il racconto fa parte della raccolta Loot and Other Stories

New Yorker, tutto online. Con metered paywall (fra tre mesi)

Il New Yorker ha dunque deciso di dare più forma e sostanza alla presenza online.

Dal 21 luglio il sito cambia aspetto, aumenta la quantità di contenuti e le caratteristiche di fruizione.
Per tre mesi pubblicherà con libero accesso tutti i nuovi articoli usciti sul settimanale; tutti i post scritti appositamente per il sito web; e tutto l’archivio dal 2007 a oggi.
the new yorker
L’idea è di aumentare i visitatori e i lettori facendo conoscere a una platea più vasta la produzione di grande qualità del settimanale di Condé-Nast.
Questi tre mesi verranno usati per misurare quanto si estende l’utenza dei lettori, per valutare cosa viene letto di più e quanto. E ovviamente per raccogliere tutte le informazioni possibili sulle caratteristiche di chi frequenta il sito.
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Il buon soldato Sc'vèik

L’attentato di Sarajevo secondo Il buon soldato Sc’vèik

Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hasek è fra i libri indispensabili sulla prima guerra mondiale. Lo è per vari motivi: per esempio perché usa l’umorismo, l’ironia malinconica e la mestizia sorridente per smascherare l’idiozia burocratico-militarista che portò l’Europa alla catastrofe.

Lo è perché è un romanzo pacifista, antimilitarista e antiautoritario il cui obiettivo principale però è il valore artistico e non il suo portato politico. E lo è perché è divertente, bello e trasmette una carica che potremmo tradurre in un “non lasciare che gli stronzi abbiano la meglio su di te”.

Hasek, che era di Praga come Kafka, aveva un’idea assai forte del pericolo che rappresentavano la burocrazia, le polizie, i militari, le spie, per gli individui e la società.

Ma Il buon soldato Sc’vèik è anche il romanzo che respira, senza  apparenti rimpianti ma con scettica nostalgia, la fine dell’Impero degli Asburgo.
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stonatura

La dissonanza nella musica e nella letteratura

In musica una dissonanza è la combinazione di due o più suoni non in armonia tra loro. Il risultato è un suono finale che risulta strano, anomalo, fastidioso. In chi lo ascolta la fronte si corruccia e la bocca si storce. A volte. Già, perché in realtà la dissonanza è molto di più. Quando è casuale è solo una combinazione non armonica di suoni, ma quando è voluta assume uno specifico valore musicale. Esprime un sentimento, un’intenzione di rottura, di mutazione. Nella letteratura, oserei dire, il discorso non cambia. Continua a leggere

Edward Hopper, Chair Car, 1965

La (sana) paura del lettore di perdersi qualche libro

Certo che esiste una FOMO (Fear of missing out) del lettore.
In verità però mi pare sia sempre esistita. Solo che adesso è più evidente, accentuata e frenetica. Forse perché si condivide più di quanto si facesse prima.

Con FOMO – come noto – si intende una sorta di ansia “sociale” creata dal timore/sospetto che mentre si è impegnati in una attività, si perda l’opportunità di fare altro, di conoscere, frequentare persone nuove, anche solo notare quel che fanno gli altri. È un timore che genera sempre più ansia e spinge a un iperattivismo paradossale e grottesco – uno degli esempi più citati è uscire con una persona e invece di parlarci con trasporto e serenità continuare a consultare Whatsapp, l’email, Facebook o Twitter. E si rischia di girare sempre a vuoto. Continua a leggere

il blog dei gruppi di lettura, e le riflessioni sui libri e le letture condivise di noi *lettori comuni*

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