Iris Murdoch

L’immaginazione morale che ci regalano i romanzi

In un libro sull’etica (Il coraggio dell’etica. Per una nuova immaginazione morale, Raffaello Cortina editore) pubblicato nel 2012, Laura Boella, filosofa che insegna a Milano, ha dedicato un intero capitolo alla concezione dell’immaginazione in Iris Murdoch (nella foto qui sopra).
La riflessione di Boella è anche una forte indicazione delle implicazioni etiche della letteratura e dell’arte.

Filosofa e romanziera, a lungo legata intellettualmente e d’amicizia a Philippa Foot (una delle ideatrici dell’esperimento mentale del “carrello ferroviario”) e Elizabeth Anscombe, Murdoch, ci spiega Boella, ha ben sintetizzato la forza creatrice di bene dell’immaginazione, che trova nell’arte e nella letteratura una raffigurazione potente, “narrativa” della capacità (essenzialmente morale) di riconoscere il bene, nelle cose o nelle persone.

Per Murdoch, l’immaginazione è uno strumento con il quale l’individuo non solo si confronta con la realtà dei fatti, ma soprattutto “costruisce un mondo di significati e di valori”.

È una sorta di  “attività ordinatrice” unita “a un’abilità nel dare figura a ciò che è totalmente altro”. In particolare rende “reale a se stessi l’esistenza e l’essere di altre persone”.

“Immaginazione in politica: immaginare le conseguenze delle politiche, ritrarre ciò che può essere per la gente trovarsi in certe situazioni (disoccupati, perseguitati, indigenti), connettere idee morali assiomatiche (per esempio, i diritti) a considerazioni pragmatiche e utilitaristiche”. (Iris Murdoch, Metaphysics as a Guide to Morals, cit. in Boella, pag. 178).

Scrive ancora Boella:

“In ogni tipo di attività della mente, […] è all’opera un modo di procedere “artistico”, che dà forma e figura alle condizioni di vita che si intende migliorare o a esiti possibili dell’applicazione di certi principi. Ciò significa che tra noi stessi, la nostra interiorità e l’ambito delle azioni e del mondo fattuale, c’è uno spazio di anticipazione, di figurazione ideale”.

In sostanza l’immaginazione si colloca fra la vita psichica, che per Murdoch è il mondo della “chiusura del sé, dell’angustia delle fantasie personali” e il “cosiddetto mondo dei fatti”.

L’immaginazione e i corrispondenti esercizi di attenzione al mondo senza i quali non sarebbe possibile, manifestano il carattere morale della realtà: mostrano gli altri nel loro valore. Confrontano e connettono, raffigurano, anticipano, danno senso a quel che sta fuori dalla coscienza.

La scrittura/lettura impongono un grande esercizio di relazione e ascolto “dotato di una forte ispirazione pratico-morale”.

Notevole spunto di riflessione quello proposto da Murdoch anche quando confronta la fantasia con l’immaginazione.

La prima  che “lavora meccanicamente, generando immagini false e banali e restando prigioniera di un io che si crede onnipotente, e l’altra che esplora liberamente e creativamente il mondo, dirigendosi verso l’espressione e la chiarificazione, nell’arte la celebrazione, di ciò che è vero e profondo, ed è quindi rivolta a questioni fondamentali.” (Boella, pag 182)

Buone letture a tutti

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