Timothy Snyder, Bloodlands: l’Europa orientale nella morsa sanguinaria di Hitler e Stalin

Hitler and Stalin (da The Economist)
E’ stato appena pubblicato ma è già al centro di un dibattito pubblico il nuovo libro di Timothy Snyder, Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin (Basic Books).

Il tema del libro sono i massacri nell’Europa orientale: Polonia, Ucraina e Bielorussia, Russia occidentale e nei Paesi Baltici fra il 1930 e il 1945. Autori dei massacri: nazisti (tedeschi e locali) e sovietici.
Altre volte ho citato Snyder sul blog, in particolare quando uscì un suo articolo sulla New York Review of Books proprio dedicato al tema di Bloodlands (l’articolo è una sintesi di tutti gli argomenti di Bloodlands, sui quali ora non torno).

Il libro è lungo e complesso (sono oltre 500 pagine di un volumone rilegato) e, come dice Snyder in un articolo introduttivo scritto per il Guardian, l’autore cerca di spiegare e raccontare cosa abbia significato per i popoli e i territori fra Berlino e Mosca essere sotto il potere nazista e quello sovietico.

In questa area geografica, nei 12 anni nei quali erano al potere contemporaneamente sia Hitler che Stalin, vennero uccise 14 milioni di persone – nel numero non sono comprese le persone uccise in combattimenti – di questi 14, cinque milioni erano ebrei.
Di questi 14 milioni di morti nelle bloodlands, fra il 1933 e il 1945, un terzo fu responsabilità sovietica e due terzi di responsabilità nazista.
Bloodlands, 1942
La storia di cui si occupa Snyder comincia con
– la deliberata uccisione per fame dei contadini ucraini all’inizio degli anni trenta da parte dei sovietici per scelta di Stalin, nell’ambito della collettivizzazione delle terre e la “soppressione dei Kulaki”.
– Passa per le fucilazioni del grande terrore staliniano del 1937 e quelle (naziste e sovietiche) seguite alla spartizione della Polonia.
– Poi c’è l’inferno dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica: con lo sterminio delle popolazioni ebraiche residenti nella Polonia, in Bielorussia, Ucraina e nei Paesi baltici.
– E la morte per fame provocata con scelta deliberata dei nazisti di tre milioni di prigionieri di guerra sovietici e di un milione di abitanti di Leningrado durante l’assedio (nei progetti hitleriani la morte per fame come arma avrebbe dovuto mietere decine di milioni di vittime slave in Urss, per lasciare ulteriore spazio libero per i contadini tedeschi).

La lettura di Bloodlands è ovviamente emotivamente faticosa, anche se la scrittura di Snyder è fluida, dettagliata e puntuale nei rimandi alle fonti.

Si diceva di qualche polemica. In effetti, la scelta dell’autore di analizzare insieme l’effetto del potere nazista e di quello sovietico, ha portato qualche storico a temere un uso strumentale delle tesi di Snyder da parte dei revisionisti politico-storici ucraini o dei paesi baltici, quelli cioè in cui più frequente e attiva fu la partecipazione delle milizie naziste locali alle azioni di rastrellamento e sterminio degli ebrei in collaborazione con i nazisti.

In particolare, sotto osservazione è l’importanza che Snyder attribuisce al patto Molotov-Ribbentrop dell’agosto del 1939: agevolò in tutto e per tutto la strategia tedesca di conquista della Polonia prima e di preparazione all’aggressione dell’Urss meno di due anni dopo, con tutte le conseguenze. E d’altra parte, permise a Stalin di occupare una parte della Polonia, invadere la Finlandia, i tre paesi baltici e parte della Romania.
Inoltre, l’Urss in questi due anni fornì alla Germania grano e petrolio e la Wehrmacht fu in grado di invadere senza fastidi la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, la Francia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo. E in aggiunta, le forniture sovietiche resero impossibile per la Marina britannica rendere efficace il blocco navale alla Germania durante la battaglia d’Inghilterra. Difficile negare questa importanza del patto di non aggressione.

I critici di Snyder però sostengono che questo punto di vista e la narrazione storica basata sulla dinamica delle azioni tedesche e sovietiche sugli stessi territori favorirebbe le tesi del “doppio genocidio”: una sostanziale equiparazione dei progetti delle due potenze. Tesi in questo momento usate soprattutto nei paesi baltici per sminuire il progetto omicida ai danni degli ebrei, dei nazisti e dei loro collaboratori locali.

Del resto, i punti di vista diversi su quegli anni cruciali e sulle dinamiche fra nazisti e sovietici si riflettono anche nelle “memorie divise” del dopoguerra, quando gli ebrei sopravvissuti videro nei sovietici – per quanto le politiche comuniste non fossero mai state favorevoli agli ebrei – dei liberatori, visto che il confronto veniva fatto con l’Olocausto.
E d’altra parte i polacchi e i baltici difficilmente avrebbero potuto accogliere i sovietici come liberatori, visto che la guerra era cominciata proprio con una invasione dell’Armata Rossa e l’imposizione del regime comunista nel dopoguerra aveva poco di liberatorio.

Come ha sottolineato Neal Ascherson, fra i vari punti che meritano plauso nel lavoro di Snyder, sicuramente ai primo posti va citato il fatto di aver delineato un’unica cornice storica e geografica nella quale inquadrare queste atrocità immense, indicibili. Non possiamo lasciare che siano i due dittatori a dettare agli storici il criteri con i quali interpretare le loro azioni. E’ cruciale capire che i due progetti si incrociarono e produssero i loro effetti più terribili proprio in questa terra, in proporzioni che non sono nemmeno paragonabili a quanto – pur terribile – avvenne nel resto d’Europa.

Per approfondire:

Ovviamente,
Vassilij Grossman, Vita e Destino
poi
The Worst of the Madness

Echoes from the killing fields of the east

A dangerous Nazi-Soviet equivalence

Why red is not brown in the Baltics

The fatal fact of the Nazi-Soviet pact

Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin by Timothy Snyder – review

Mass murder. History and its woes. How Stalin and Hitler enabled each other’s crimes

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3 pensieri su “Timothy Snyder, Bloodlands: l’Europa orientale nella morsa sanguinaria di Hitler e Stalin”

  1. Trovo un pò risibile nel 2013 considerare ancora come un tabù una comparazione dei metodi sovietici e nazisti nell’eliminazione dei nemici di classe o di etnia, in quanto, pur con tutti i distinguo del caso, vi è un filo e nemmeno troppo sottile che lega i metodi bolscevichi a quelli nazisti, In effetti si potrebbe dire che buona parte dei sistemi di sterminio nazisti esordirono nello stato sovietico, dau campi di concentramento, alla morte per fame, alle fucilazioni di massa, alle deportazioni. Quello che mi pare anche di percepire in molti storici di una certa sinistra è ancora la difficoltà ad equiparare come fatti entrambi criminosi la morte di un bambino ebreo o di un bambino ucraino, entrambi massacrati in nome di ideologie aberranti. Vorrei anche ricordare anche se il libro non la cita l’aggressione sovietica alla Finlandia per indicare come un’eventuale attacco sovietico verso ovest non era poi una ipotesi del tutto fantascientifica.

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